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Arresti per spaccio di marijuana, una sentenza rivoluzionaria

Apr 18th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

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Mentre continuano gli episodi di delinquenza e trasgressione della legge relativi allo spaccio di cannabis e sostanze stupefacenti, giunge notizia di una sentenza che potrebbe costituire un importante precedente, in materia di consumo di droghe leggere.

Pochi giorni fa i Carabinieri hanno arrestato una donna di quarantanove anni alla Giudecca. I militari del nucleo Natanti di Venezia, notando un atteggiamento nervoso, le hanno chiesto i documenti. Dalla verifica dell’identità sono emersi alcuni precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti, inducendo così i Carabinieri a perquisire la borsa della signora. All’interno della sacca i militari hanno scoperto una bustina di plastica trasparente contente marijuana. 


Così hanno raggiunto l’abitazione della donna, trovando altre sostanze non legali: farmaci senza prescrizione destinati al mercato nero dei surrogati psichedelici e quasi tre centinaia di semi
di canapa indiana, oltre ad altri strumenti come bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. Strumenti che, di per sè, possono essere del resto acquistati del tutto legalmente sui cosiddetti “headshop”, ovvero negozi online come questo, ma che ovviamente nel caso citato lasciavano chiaramente intuire le finalità di spaccio a cui erano destinati. Risulta utile ricordare come il solo possesso di semi non costituisca reato, mentre la coltivazione, tanto più se finalizzata allo spaccio, significa trasgredire alla legge, e quindi andare incontro alle conseguenze del caso.

Non è questo il solo episodio avvenuto in regione nelle ultime settimane: il 30 marzo la polizia di Padova ha arrestato un ventiseienne nigeriano e un venticinquenne ganese sorpresi a spacciare stupefacenti. I due ragazzi hanno tentato una breve fuga, ma senza successo. Anche a Treviso, inoltre, agenti della Municipale hanno fermato due uomini marocchini, uno di 42 e l’altro di 52 anni, trovati in possesso di 400 grammi di hashish e quasi settecento euro.

Nel frattempo, però, una sentenza recentemente emessa dal tribunale di Ferrara sulla coltivazione della marijuana segna una svolta storica nella giurisprudenza relativa a questo ambito. Il giudice Franco Attinà, infatti, ha assolto due giovani imputati, arrestati (e poi rilasciati) perché trovati in possesso di quattro piantine di hashish e otto grammi di marijuana.

Il loro difensore, l’avvocato Carlo Alberto Zaina, è infatti riuscito a dimostrare che i ragazzi non avevano coltivato le piantine per fini di lucro, e cioè con l’intenzione di dedicarsi all’attività illegale di spaccio, bensì per uso meramente personale, ricavando solo dosi di principio attivo utili per il consumo individuale. Per rafforzare la propria tesi l’avvocato ha inoltre fatto riferimento alla normativa del Consiglio d’Europa che afferma genericamente che non si possono equiparare le droghe leggere con quelle pesanti.

Il legale ha quindi convinto il giudice che, poiché l’intenzione del legislatore italiano consiste nel punire la vendita degli stupefacenti e non il consumatore in sé, lo stesso principio si doveva applicare al caso in questione, ove la coltivazione era sì avvenuta, ma al fine di usufruirne personalmente, e non alimentando un commercio illegale.

Il discrimine tra marijuana e droghe pesanti sta diventando sempre più un elemento di dibattito a livello giurisdizionale e politico. Basta considerare che in Europa, Italia compresa, è accettato l’uso terapeutico nella terapia contro il dolore della cannabis, la quale viene somministrata ai pazienti attraverso vaporizzatori adibiti ad un impiego medico.

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