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L’equivoco della Macroregione del Nord * di Paolo Bampo

Sicuramente l’appellativo di MACROREGIONE è suggestivo ed orecchiabile per chi ha sempre sperato nell’affrancamento dagli impicci dell’affaristico centralismo italiano. Se poi pensiamo alle macroregioni del caro prof. Miglio entra in ballo persino il sentimento. Sarebbe però da capire, visto che si parla di macro-REGIONE, se con tale terminologia si intenda la definizione di un nuovo soggetto istituzionale, articolato all’interno della struttura repubblicana italiana, con la rimodulazione dei confini delle tre regioni maggiori, o se si intenda, invece, ragionare su di una entità territoriale indipendente, con dignità di nuovo Stato.

Reputo che non sia corretto, né degno di rispetto, il silenzio eventuale sulla mancanza di chiarezza e di trasparenza in merito a tale fondamentale questione. Rimanere nell’equivoco non conviene neppure alla Lega Nord che ha rilanciato la proposta .

Siccome ormai ciò che, a livello politico, abbia come interlocutore Roma, raccoglie ben scarsa attenzione tra gli argomenti di mio interesse, non riesco ad appassionarmi ad una ridefinizione delle regioni italiane, siano esse micro, medie o macro. Non intenderei pertanto perdere tempo dietro italiche bolle di sapone o miraggi ipotizzati attraverso slogan più o meno credibili.

Zaia, ricordandosi probabilmente del riscontro consensuale delle iniziative di INDIPENDENZA VENETA, a Pontida, riferendosi alla macroregione, ha parlato di referendum indipendentista. Maroni e la Lega però parlano di trattenere il 70% delle risorse al Nord, riconoscendo implicitamente, così, la dipendenza da Roma. In definitiva, pertanto, smentendo il governatore veneto, il segretario del Carroccio esclude altrettanto implicitamente che si possa ragionare di sovranità.

Sarebbe utile che la Lega facesse quindi chiarezza sull’ equivoco indicato nel titolo di questo intervento. Non si può, infatti, parlare di regione (anche se macro) e contemporaneamente auspicare il referendum indipendentista come hanno fatto Maroni e Zaia all’adunanza di domenica scorsa, esibendosi in uno sperimentato duetto leghista di strategia cerchiobottistica (questa volta, però, forse involontario).

Mai, inoltre, vorrei che si dicesse: ”Intanto facciamo la macroregione e poi, ottenuta questa, faremo il referendum per l’indipendenza.” …e così, intanto, aspettando, restiamo in Italia per altri 150 anni !!

Altrettanto improbabile da concretizzare sarebbe, comunque, l’ ipotesi indipendentista, con percorso referendario, se riferita ad un soggetto articolato sulle tre regioni maggiori (pur garantito dalla Trinità governatoriale Cota, Maroni, Zaia).

A parte il fatto che il trattato di New York, sottoscritto dall’Italia, parli di riconoscimento della “autodeterminazione dei Popoli” e non, quindi, “della autodeterminazione delle Regioni”, su quali basi giuridiche (anche internazionali) si vorrebbe far poggiare tale richiesta referendaria? Ricordiamoci sempre che la tesi leghista è impostata su tre regioni (Piemonte, Lombardia e Veneto). Non stiamo quindi parlando di un solo referendum ma, a legislazione vigente ed obbligatoriamente, di tre e, sottolineo, di tre referendum regionali singoli e distinti, il cui risultato non è scontato, sia nell’auspicata risposta positiva e sia nell’omogeneità dell’esito nelle tre diverse regioni.

A questo punto Maroni potrebbe anche dire che intende avvalersi del trattato di New York, puntando sull’autodeterminazione del popolo padano. Ma il popolo padano esiste? È riconosciuto? Come si identifica? Non credo di essere io a cadere in contraddizione, se ricordo che la Padania sempre sbandierata in Italia ed all’estero, ricomprendeva anche altre regioni quali: Toscana, Emilia, Romagna, Friuli, TTA, Val d’Aosta e Liguria ed ultimamente anche Umbria e Marche. Cosa facciamo? Aspettiamo che qualcuno riconosca la padanità? E poi aspettiamo di fare il referendum anche in queste regioni? O eliminiamo tout court sia loro, (infischiandocene della condivisione ricevuta sulle battaglie leghiste) e sia il popolo simil-padano ivi residente?

A questo contorto punto, però, mi fermo qui, perché la vicenda sta diventando troppo complicata per le mie capacità e non so se qualcuno sia in grado di dipanare la matassa.

Nonostante le accentuate perplessità, voglio, comunque, inviare un messaggio di distensione e collaborazione alla Lega Nord ed in primis a Maroni e a Zaia, perché se, per affrontare la questione “step by step”(la storia degli Orazi e Curiazi ci ricorda la redditività della tattica “un nemico per volta”), si dovrà andare a singoli referendum regionali, siccome il Veneto, grazie ai vari Pizzati, Azzano Cantarutti, Morosin, Busato e tanti altri, è già avanti e può dare il via, dando l’esempio e segnando un percorso, chiedo ai vari governatori e politici della Lega Nord che collaborino al progetto indipendentista già avviato presso il Consiglio regionale del Veneto. Ricordo loro, inoltre, che è partita l’iniziativa dei sindaci veneti che, attraverso un apposito ODG, stanno sollecitando lo stesso Zaia ad accelerare l’iter del Progetto di legge regionale di istituzione del referendum per l’INDIPENDENZA VENETA .

Leghisti, date una mano e vorrà dire che la futura Repubblica Veneta, che avrà fatto da apripista, aspetterà tutti gli altri. Magari un giorno ci ritroveremo nuovamente insieme a discutere di Macro Stato Confederale del Nord.

Paolo Bampo

Belluno 8 aprile 2013

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