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lunedì, Giugno 1, 2020
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No al “metodo Orsini” di cessione della sovranità del territorio. La protesta del Bard per la mancata attuazione dell’autonomia prevista dallo Statuto regionale del Veneto

belluno-provincia-autonoma“Sono ormai passati tre mesi dalla sottoscrizione del solenne Appello ai bellunesi di buona volontà per un effettivo autogoverno della Provincia promosso dai nostri tre Consiglieri Regionali e sottoscritto dai Sindaci di Feltre e Belluno e dai rappresentanti delle Associazioni di categoria, esclusa l’ASCOM, e dai Sindacati”.

Lo afferma in una nota il direttivo del Movimento Bard, Belluno autonoma Regione Dolomiti.

 

“I sottoscrittori dell’Appello si ponevano l’obiettivo di fermare il percorso dei sette referendum costituzionali per il passaggio alla Regione Trentino – Alto Adige dei Comuni di Rocca Pietore, Falcade, Canale d’Agordo, Gosaldo, Cesiomaggiore, Feltre e Arsiè paventando la disgregazione della Provincia e sostenendo che l’autonomia prevista dall’art. n°15 dello Statuto del Veneto era finalmente a “portata di mano”.

Non vi è dubbio che l’azione congiunta dei Consiglieri Regionali, dei Sindaci delle due maggiori città e delle Associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori abbia influito, nonostante la massiccia partecipazione popolare, sul mancato raggiungimento del quorum richiesto per l’approvazione dei referendum ma proprio per questo è indispensabile chiedere ai nostri rappresentati cosa si sia fatto di concreto in questi tre mesi. Si tratta infatti di un tempo più che sufficiente, vista la convergenza di tutte le forze politiche e sociali, per approvare la legge di attuazione dello Statuto e trasferire le deleghe e le risorse alla Provincia di Belluno. Nell’attuale momento di grave difficoltà economica e sociale per la nostra gente non è infatti tollerabile nessun ritardo ed i bellunesi debbono subito sapere come e quanto verrà attuato l’art. 15 dello Statuto.

In questi mesi – prosegue il comunicato del direttivo del Bard – abbiamo invece visto il Consiglio Comunale di Belluno dare all’unanimità mandato al Sindaco del capoluogo di trattare a Venezia l’accorpamento delle ULSS di Feltre e Belluno, come se l’autonomia della Provincia consistesse nel procedere da soli allo smantellamento della nostra sanità facendo a gara a chi riesce ad essere più svelto tra le due città della Provincia. Ma i Sindaci di Belluno e Feltre non fanno parte dello stesso progetto politico e non hanno entrambi firmato l’Appello ai bellunesi? Tra i firmatari vi era anche l’ex segretaria della CISL provinciale che mentre con una mano si dava da fare a fermare i referendum promossi dalla nostra gente con l’altra organizzava, vista la perfetta coincidenza dei tempi, l’annessione del sindacato bellunese a quello trevigiano. In questo modo l’ottima Anna Orsini passava dal ruolo di segretaria provinciale di Belluno a quello di segretaria “aggiunta” a Treviso disperdendo i nostri 25.000 iscritti nel mare dei 100.000 della pianura.

Non vi è dubbio che l’applicazione su vasta scala del “metodo Orsini” porterebbe in breve tempo all’annullamento di tutte le nostre strutture di rappresentanza e dunque della nostra stessa identità, con buona pace di quanti hanno firmato l’Appello ai bellunesi. Come si può pensare di raggiungere una qualche forma di autonomia, che altro non è che la coscienza della responsabilità verso la propria gente, se gli stessi nostri dirigenti sono semplicemente disposti ad “aggiungersi” a Treviso? Lo stesso discorso vale per le nostre società di servizi che non debbono il alcun modo confluire nelle grandi multi servizi della pianura ma restare ancorate ad una realtà di montagna. Ricordiamo però a tutti che il prossimo 21 aprile si vota per i referendum costituzionali a Taibon Agordino e a Pieve di Cadore ed entro quella data è assolutamente indispensabile che i firmatari dell’Appello ai bellunesi chiariscano i tempi e la modalità di attuazione dell’art. 15 dello Statuto.

Non è infatti possibile – conclude la nota –  che gli ostacoli al raggiungimento della nostra autonomia vengano da noi stessi. Per questo motivo il movimento B.A.R.D., ritenendo assolutamente inaccettabile il “metodo Orsini”, invita tutti i bellunesi a proseguire la battaglia per la piena autonomia all’interno delle Dolomiti, difendendo ogni giorno il nostro diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione ed alla nostra dignità di gente di montagna”.

 

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