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Staminali, si ritorna indietro, stralciata la norma dal Dl Balduzzi. Zaia: “Delusione e rammarico. Il veneto è pronto a sperimentare e nel caso erogare questo tipo di cura”

Apr 3rd, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina, Sanità

zaia-leggeriss“Esprimo delusione e rammarico per l’accantonamento – che mi auguro non tombale – della norma che avrebbe consentito l’avvio di una sperimentazione sulle terapie con cellule staminali”. Così si esprime Luca Zaia, Governatore del Veneto, dopo aver appreso dello stralcio della norma sulle staminali dal decreto Balduzzi in esame al Senato.

“Continuo a ritenere – aggiunge – che ciò che è accertato non essere dannoso per la salute possa e debba essere sperimentato, per rispetto nei confronti dei pazienti che già soffrono di gravi malattie e di tutti quelli che in futuro presenteranno queste patologie. Ribadisco comunque che molte strutture della Regione Veneto sono pronte, se autorizzate, a sperimentare e nel caso erogare questo tipo di cura”.

 

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3 comments
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  1. E qui devo proprio dire BRAVO ZAIA!!

  2. Gli scienziati contro il metodo Stamina
    Tredici professori scrivono per convincere Balduzzi: «Efficacia non provata, non si danno permessi sull’onda delle emozioni»
    Polemiche dopo la semi-autorizzazione per la piccola Sofia

    Gli scienziati contro il metodo Stamina

    Tredici professori scrivono per convincere Balduzzi: «Efficacia non provata, non si danno permessi sull’onda delle emozioni»

    Caterina e Guido, genitori di Sofia (A. Campanelli)
    MILANO – 14 marzo 2013. Il mondo della scienza si ribella al ministro della Salute Renato Balduzzi per quanto riguarda le staminali con il metodo Stamina. Una lettera aperta. Scrivono: «La comunità dei ricercatori e medici che lavora per sviluppare trattamenti sicuri ed efficaci contro gravi malattie comuni o rare è perplessa di fronte alla decisione, sull’onda di un sollevamento emotivo, di autorizzare la somministrazione di cellule dette mesenchimali, anche se prodotte in sicurezza da laboratori specializzati. Non esiste nessuna prova che queste cellule abbiano alcuna efficacia nelle malattie per cui sarebbero impiegate. Non esiste nessuna indicazione scientifica del presunto metodo originale secondo il quale le cellule sarebbero preparate. Ci sembra questo uno stravolgimento dei fondamenti scientifici e morali della medicina, che disconosce la dignità del dramma dei malati e dei loro familiari».

    TERAPIE – Non proprio formale come lettera. «Non rientra tra i diritti dell’individuo – continuano – decidere quali terapie debbano essere autorizzate dal governo, e messe in essere nelle strutture pubbliche o private. Non rientra tra i compiti del governo assicurare che ogni scelta individuale sia tradotta in scelte terapeutiche e misure organizzative delle strutture sanitarie. Non sono le campagne mediatiche lo strumento in base al quale adottare decisioni di carattere medico e sanitario». E ancora: «La neutralità intellettuale e morale scelta dal Ministero, rispetto al vero merito della questione sollevata, oggettivamente incoraggia e supporta pratiche commerciali che direttamente o indirettamente sottendono alla propaganda di terapie presunte». E le cosiddette «terapie compassionevoli» non possono essere «un percorso utile ad allentare la vigilanza regolatoria». Come dire, strada aperta a ipotetiche e miracolose cure per il cancro, stregonerie varie, terapie ancora in sperimentazione o ai primi stadi della ricerca.

    FIRMATARI – Firmano in 13. Ricercatori: Paolo Bianco, Andrea Biondi, Giulio Cossu, Elena Cattaneo, Michele De Luca, Alberto Mantovani, Graziella Pellegrini, Giuseppe Remuzzi, Silvio Garattini. Il filosofo della scienza Giovanni Boniolo, lo storico della medicina Gilberto Corbellini, il giurista Amedeo Santosuosso, il rettore dell’università di Milano Gianluca Vago. Intanto, la situazione creatasi tra sentenze dei giudici, il blocco dell’Agenzia del farmaco ai laboratori degli Spedali civili di Brescia, l’intervento di politici e media, la soluzione pilatesca di Balduzzi, ha portato la piccola Sofia (il caso su cui è intervenuto Balduzzi) ad una seconda infusione di staminali secondo Stamina ma a nessuna garanzia futura per le altre tre infusioni previste. La direzione generale degli Spedali di Brescia ha fatto sapere che «non è previsto il completamento della terapia, a meno di un’imposizione da parte delle autorità giuridiche o sanitarie nei confronti degli Spedali».

    SOLUZIONE – La cura della Stamina Foundation non è infatti autorizzata dal Ministero e dall’Aifa. Il Ministero della Salute sembra stia lavorando per trovare una soluzione, attraverso un atto concreto, per consentire alla piccola Sofia di continuare la cura Stamina. Il nodo resta comunque quello che il protocollo di Stamina non è pubblico per ragioni di brevetto (richiesta di brevetto). E quindi altre cell factory autorizzate dovrebbero accettare personale di Stamina Foundation che lavori utilizzando quel metodo «misterioso». Eppure basterebbe che la Stamina Foundation rendesse noto il metodo per sottoporlo a verifica e renderlo praticabile da tutti. Che è poi la regola della scienza. Tanto, a questo punto, il brevetto è relativo. Tutti sanno chi ha messo a punto il metodo.

    Mario Pappagallo

  3. Il Dr. Davide Vannoni, Presidente di Stamina Foundation, professore associato di Psicologia della comunicazione a Udine, torinese di 44 anni, NON è un medico, NON è un biologo, NON è nemmeno un farmacologo, ma un cognitivista (laureato in Lettere) con il pallino delle neuroscienze.

    Vannoni ha detto di aver sviluppato la terapia nel 2004 in Russia, dopo che gli era stata trattata con successo una paralisi facciale indotta da un virus, ma non ha pubblicato né i risultati né i dettagli precisi della sua terapia, basata sulle cellule staminali mesenchimali.
    Per coloro i quali non lavorano nell’ambito scientifico, ricordo che la pubblicazione delle terapie utilizzate e dei protocolli sviluppati, rappresenta l’unico modo attraverso il quale la comunità scientifica internazionale può verificare, riprodurre e approvare un determinato approccio terapeutico. A ciò, si aggiungono le varie fasi di sperimentazione (trials) che si sviluppano attraverso step ben precisi e strettamente controllati. .

    La terapia sviluppata dalla Fondazione Stamina (onlus senza fine di lucro che, però, si faceva pagare dai 7 ai 50mila euro) è stata ripetutamente messa al bando negli ultimi sei anni. A titolo informativo, il giudice Guariniello su Vannoni indaga da anni e nero su bianco negli atti lo definisce “sedicente neuro scienziato di fatto animato da intento di trarre guadagni da pazienti con malattie neurodegenerative senza speranza”. Lo stesso Vannoni spostò i suoi laboratori presso lo scantinato di un edificio nella Repubblica di San Marino nell’intento palese di sfuggire ai controlli delle autorità italiane. L’ultima relazione della Commissione ministeriale redatta da uno dei massimi esperti di biologia delle cellule staminali in Italia, Massimo Dominici. Le sue conclusioni sono senza appello. Nanni Costa, dell’Iss (e presidente del Comitato trapianti del Consiglio d’Europa), ne spiega, in sintesi, i principali punti. “Il metodo Stamina – dice Costa – è pericoloso per la salute perché a volte ai pazienti è inoculato materiale biologico prelevato dallo stesso malato. Ma altre volte vengono iniettate cellule prelevate da terze persone, con il rischio di contagio batterico e virale che ciò comporta”. “Le metodologie di preparazione dei preparati – aggiunge – sono grossolane, con errori marchiani, e del tutto fuorilegge. I laboratori sono in luoghi non adatti. Sui vasetti che conservano i tessuti prelevati ci sono etichette scritte a matita, per lo più incomprensibili. Quelli di Stamina, poi, hanno detto che con le loro cellule vogliono fare alcune cose, in realtà quelle cellule possono avere effetti collaterali imprevisti. Hanno fatto confusione con i brevetti e non hanno mai pubblicato un risultato delle loro ricerche nelle pubblicazioni scientifiche”. Il documento di Dominici consente ora al procuratore Guariniello, che ha chiuso l’indagine preliminare, di procedere al rinvio a giudizio dei 12 indagati che avevano proposto le loro cure a una settantina di persone.

    Allo stato attuale, la scienza internazionale sta ancora studiando come gestire al meglio le staminali, nel rispetto di regole strettissime. In passato, sperimentazioni effettuate non sempre hanno avuto il risultato atteso o addirittura si sono sviluppati tumori (sviluppo cellulare incontrollabile) laddove sono state infuse. Non è ancora dunque chiaro come attivare queste cellule staminali (che per definizione sono “pluripotenti”) verso la specializzazione tissutale di interesse e come regolarle una volta attivate. La strada è ancora lunga. dunque.
    La cura della Stamina Foundation non è infatti autorizzata dal Ministero e dall’Aifa. Il nodo resta comunque quello che il protocollo di Stamina non è pubblico per ragioni di brevetto (richiesta di brevetto). E quindi altre cell factory autorizzate dovrebbero accettare personale di Stamina Foundation che lavori utilizzando quel metodo “misterioso”. Eppure basterebbe che la Stamina Foundation rendesse noto il metodo per sottoporlo a verifica e renderlo praticabile da tutti. Che è poi la regola della scienza!

    Il metodo di Vannoni non rispetta nè il metodo scientifico nè l’etica nè i pazienti. Sebbene si possa individuare un’etica (per così dire) delle intenzioni, essa non basta. Quelle che Vannoni definisce “cure compassionevoli” sono terapie incerte, potenzialmente pericolose che danneggiano gravemente la dignità del malato e alimentano false speranze. Lo stesso metodo Vannoni non non può essere una modalità utile ad allentare la vigilanza regolatoria.

    Il Sig. Zaia, e tutti coloro i quali hanno il compito di governare questo paese devono farsi carico di certe scelte avvalendosi della scienza e degli scienziati che conoscono la materia in questione e non facendosi influenzare dall’emotività popolare diffusa sviluppatasi sulla scia di fatti di cronaca! La scienza non è gossip, non è emotività e la tutela della salute può essere garantita solo attraverso l’applicazione del metodo scientifico internazionale e dei suoi rigorosi criteri. Non sono le campagne mediatiche lo strumento in base al quale adottare decisioni di carattere medico e sanitario a tutela della salute pubblica.

    Laura Vidalino, PhD in “Medical, Clinical and Experimental Sciences”

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