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Casa coniugale costruita sul terreno di proprietà esclusiva di un coniuge: in caso di separazione il fabbricato rimane al coniuge proprietario del suolo dove è stata edificata * intervento a cura dello Studio legale Stefano Bettiol

Mar 27th, 2013 | By | Category: Prima Pagina, Società, Associazioni, Istituzioni
Valentina Gatti

Valentina Gatti

Proseguiamo l’appuntamento con la legge, curato dall’avvocato Stefano Bettiol e la dottoressa Valentina Gatti, con una situazione piuttosto frequente che si può presentare tra coniugi.

Supponiamo che al momento del matrimonio i due sposi optino per il regime di comunione legale dei beni. E costruiscano insieme, su un terreno di esclusiva proprietà di uno dei due, quella che diventerà la casa coniugale.

Successivamente, destino vuole che l’idillio finisca e che i due si separino.

A questo punto la domanda sorge spontanea: quali sono i diritti che può vantare, nei confronti della casa coniugale, il coniuge non proprietario del terreno, il quale, tuttavia, ha investito denaro per pagare la manodopera ed i materiali necessari ad edificare il nido d’amore?

Per rispondere a tale quesito è opportuno, innanzitutto, rispolverare il diritto romano e recuperare quel principio, ancora vivo nel nostro ordinamento, riassumibile nel brocardo “superficies solo cedit”, ai sensi del quale il proprietario del suolo acquista, in via automatica, la proprietà di qualsiasi bene che venga edificato sopra di esso.

Stefano Bettiol

Stefano Bettiol

Il passo successivo è costituito da un’ulteriore domanda: come si coordina tale principio, che prende il nome di “accessione” e che è sancito dall’art. 934 c.c., con il regime di comunione legale, secondo il quale tutti gli acquisti compiuti dai coniugi in costanza di matrimonio si considerano beni comuni?

In buona sostanza, quello che si deve capire è se la casa costruita durante il matrimonio, con il denaro ed il sudore di entrambi i coniugi, rappresenti un bene della comunione legale o rientri, invece, nell’esclusiva titolarità del proprietario del terreno.

Per non tediare a lungo il lettore si intende sùbito svelare che il vincitore del duello che vede sfidarsi, da un lato, l’istituto della comunione legale tra coniugi e, dall’altro, quello dell’accessione, è proprio quest’ultimo: “superficies solo cedit”.

La giurisprudenza attuale, infatti, superando vetusti orientamenti di senso contrario, si è assestata sull’interpretazione data dalle Sezioni Unite della Cassazione, nella lapidaria sentenza n° 651 del 27.01.1996, ove si legge che: “La costruzione realizzata durante il matrimonio da entrambi i coniugi, sul suolo di proprietà personale ed esclusiva di uno di essi, appartiene esclusivamente a quest’ultimo in virtù delle disposizioni generali in materia di accessione e, pertanto, non costituisce oggetto della comunione legale, ai sensi dell’art. 177, I comma, lett. b), cod. civ.”.

Tuttavia, il coniuge non proprietario, una volta intervenuta la separazione e scioltasi, di conseguenza, la comunione legale dei beni, non rimane sprovvisto di tutela alcuna, bensì allo stesso è riconosciuto il diritto di recuperare le somme sborsate per la costruzione di quell’immobile, nei cui confronti, invece, non è in grado di vantare alcun diritto di comproprietà.

Quello del coniuge non proprietario è un vero e proprio diritto di credito, pari alla metà del valore dei materiali e della manodopera impiegati nella costruzione dell’immobile.

Bisogna fare, tuttavia, una puntualizzazione. Se le somme utilizzate per la realizzazione del fabbricato sono state attinte dalla comunione, si applicherà l’art. 192 comma 1 c.c., ai sensi del quale ciascuno dei coniugi è tenuto a rimborsare alla comunione le somme prelevate dal patrimonio comune per fini diversi dall’adempimento delle obbligazioni gravanti sui beni dei coniugi. D’altra parte, nel caso in cui nella costruzione sia stato impiegato denaro appartenente in via esclusiva all’altro coniuge, a quest’ultimo spetterà il diritto di ripetere le somme erogate sia per l’acquisto dei materiali che per la manodopera, secondi i principi della ripetizione dell’indebito, di cui all’art. 2033 c.c., il quale, in via generale, sancisce il diritto, per colui che ha effettuato un pagamento non dovuto, di vedersi restituire quanto sborsato.

E’ chiaro che il coniuge che pretenda di ripetere le somme spese, dovrà provare in modo puntuale di avere conferito il proprio apporto economico per la realizzazione della costruzione attingendo a risorse patrimoniali personali o comuni.

Tuttavia, è altrettanto chiaro che, in sede processuale, la prova della provenienza dei denari impiegati per l’effettuazione delle opere, sarà, di fatto, assai ardua, per non dire diabolica.

 

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2 comments
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  1. Se due fratelli comprono un terreno al 50%, ed uno di loro edifica a spese sue e sul condono edilizio scrive comproprietari , l’ altro fratello ha diritto al 50% della casa?
    Grazie .

  2. SALVE, SPOSATA NEL 1992 IN COMUNIONE DEI BENI, TERRENO COMPRATO DAL MIO EX MARITO NEL 199O INSIEME AL FRATELLO. ( OVVIO L’HA PAGATO IL FRATELLO), IN FASE DI MATRIMONIO DECIDIAMO DI COSTRUIRE LA PARTE DI TERRENO DEL MIO EX NON BASTA X COSTRUIRE LA CASA. IL FRATELLO NON VOLENDO COSTRUIRE VENDE LA SUA DI META’ A NOI (ME E AL MIO EX) E AD UN ALTRO FRATELLO CONFINANTE. QUINDI INIZIA LA COSTRUZIONE DELLA CASA NEL 1993. CON PRESTITI INTESTATI A ME E AL MIO EX MARITO X LA REALIZZAZIONE DELLA CASA. TRE IN TOTALE MUTUI. L’ULTIMO IPOTECARIO COSTRUZIONE PRIMA CASA SEMPRE COINTESTATI A ME E AL MIO EX MARITO. CI SIAMO SEPARATI NEL 2008. SENTENZA DEL GIUDICE ASSEGNO DI MANTENIMENTO A MIA FIGLIA (CHE LUI NON HA MAI VERSATO) E IL PAGAMENTO DELLE RESTANTI RATE DEL MUTUO CHE SAREBBE TERMINATO NEL 2014, CON LA CLAUSOLA CHE A TERMINE DEL MUTUO LA CASA FOSSE INTESTATA A MIA FIGLIA CON IL NOSTRO USUFRUTTO. CONSIDERANDO CHE DI QUELLA CASA SONO USCITI 2 APPARTAMENTI DI 300 MQ QUINDI 150 MQ SEMINTERRATO E 150 MQ PIANO TERRA. CON ENTRATE SEPARATE. CONCLUSIONE MAI DATO ASSEGNO DI MANTENIMENTO MAI ONORATO LE RESTANTI RATE DEL MUTUO. MAI FATTO IL CATASTO QUINDI RISULTA ANCORA COME TERRENO. ORA IN FASE DI DIVORZIO VUOLE VENDERE LA CASA PERCHE’ INTANTO HA AVUTO ALTRI 2 FIGLI DA UN’ALTRA. E MI CONCEDE IL DIVORZIO SE IO ME NE VADO LUI VENDE LA CASA E I SOLDI LI DA AI FIGLI. PRECISO PURE CHE STIAMO PARLANDO DI UNA PERSONA CHE NON HA MAI LAVORATO NELLA SUA VITA MA CHE è UN MANTENUTO ANCHE DA QUESTA SUA NUOVA COMPAGNA. ORA IO NON DORMO LA NOTTE SOLO PER IL NERVOSISMO PERCHE’ LA LEGGE NON AMMETTE IGNORANZA MA AMMETTE I LADRI A QUANTO SEMBRA CHE SE NE FREGANO DELLE LEGGI E SE LE FANNO COME VOGLIONO LORO. COME POSSO FAR SI CHE ALMENO LA PARTE IN CUI VIVIAMO CON MIA FIGLIA RESTI SOLO A MIA FIGLIA? QUESTO CHIEDO IO. GRAZIE