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venerdì, Luglio 3, 2020
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Ecco perché 5 Stelle non darà la fiducia a un governo Bersani

parlamento-leggeraOggi Claudio Messora, blogger vicino a Grillo, dal suo sito ByoBlu spiega le ragioni per le quali il Movimento 5 Stelle non può dare la fiducia a un governo Pd.

Vediamo in estrema sintesi quali sono queste ragioni e, aggiungiamo, anche una soluzione impossibile all’equazione sostituendo ad esempio il fattore Bersani con il fattore Renzi.

I Padri costituenti, all’indomani della II Guerra mondiale e dopo 20 anni di dittatura, nel costruire l’impianto delle norme della Carta costituzionale ebbero a cuore l’indelebilità della democrazia che doveva essere inattaccabile a qualsivoglia ipotetico neo dittatore. Ecco quindi la creazione di un bicameralismo perfetto, dove le leggi devono essere approvate da entrambe le Camere, e il meccanismo della fiducia.

La “fiducia” è prevista dall’art.94 della Costituzione italiana: “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione”.

Quindi il governo deve avere la fiducia delle due Camere, allo scopo di avere una maggioranza politica stabile. La fiducia insomma – osserva Messora – non è un semplice atto formale che si dà e si toglie a piacimento, ma un “atto di corresponsabilità politica di fronte al Paese e agli elettori, che per di più deve essere stabile”.

Tant’è che anche per sfiduciare un governo la procedura è rigida e necessita di almeno un decimo dei componenti della Camera (nel caso di Montecitorio almeno 63 deputati).

Ebbene, osserva Messora, supponiamo che il Pd presentasse un programma di governo in cui, per assurdo, ricalca tutto quello che vuole fare Grillo. Supponiamo anche che i 162 parlamentari 5 Stelle pressati dalle richieste di “responsabilità” votassero la fiducia.

Dal giorno dopo, il Partito Democratico avrebbe l’ok per iniziare la sua azione di governo. Ma il problema è: il Pd ispetterebbe l’indirizzo politico dichiarato per ottenere la fiducia?

Il dubbio è più che legittimo, dal momenmto che lo stesso Pd nelle “parlamentarie” per definire liste ha prima fatto le regole e poi le deroghe per far passare candidature di veterani vietati dallo statuto, come la Bindi. Epopoi c’è il macigno delle ingerenze nelle fondazioni bancarie (vedasi Monte Dei Paschi) e che non ha mai pubblicato l’elenco dei mutui ottenuti dai suoi dirigenti. Anche la questione del conflitto di interessi, secondo Fassino non è più una priorità degli italiani.

Insomma, come si fa a mettere la fiducia ad un vecchio establishment che non vuole mollare le redini? Un partito che sa benissimo che, se si tornasse alle urne con il voto di preferenza tutta la sua dirigenza verrebbe decapitata e sostituita dalle nuove leve come Matteo Renzi.

Se è proprio vero che tutti vogliono una nuova legge elettorale e poi ritornare alle urne, è altrettanto vero che per farla non serve un nuovo governo, basta abrogare il Porcellum ed automaticamente si ritorna al precedente sistema in vigore ossia il Mattarellum. Che è sempre meglio della porcata dei listoni.

Ma nemmeno passa, in un Parlamento imbalsamato dagli ultimi dinosauri della II^ Repubblica. (rdn)

 

 

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