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Il sindaco Jacopo Massaro e il presidente dell’Anpi di Trento Sandro Schmidt alla commemorazione dei 10 partigiani impiccati al Bosco delle castagne

Mar 10th, 2013 | By | Category: Riflettore, Società, Associazioni, Istituzioni

massaro bosco delle castagneUna mattinata grigia di fine inverno ha fatto da cornice questa mattina alla cerimonia del Bosco delle castagne a Tisoi. Dove , dove 68 anni fa vennero impiccati 10 partigiani. Era l’8 marzo del 1945 quando dalla caserma D’Angelo a Mussoi, dieci partigiani scortati dalla 7ª compagnia del battaglione Schröder, composto da SS altoatesini si avviarono verso il Bosco delle castagne. Li avevano presi dalla caserma Tasso, allora sede della Gendarmeria tedesca comandata dal tenente Karl. Le SS ne avevano chiesti 50, ma Karl ne aveva solo 10. Era la risposta a un attentato che pochi giorni prima i partigiani della brigata Leo De Biasi avevano compiuto al Poligono. Un bersaglio costruito con un ritratto di Hitler e la scritta in rosso «Zigklt gut» (mirate bene). I tedeschi si erano precipitati a toglierla, ma era una trappola, e morirono in 8 con una decina di feriti.

L’orazione ufficiale è stata tenuta dal Presidente dell’ANPI di Trento, on. Sandro Schmid, con l’intervento del sindaco di Belluno Jacopo Massaro.

Erano presenti le rappresentative delle associazioni di partigiani, reduci di guerra, combattentistiche e d’Arma, e un reparto del 7mo Alpini per gli onori al gonfalone della Città di Belluno medaglia d’oro al Valor militare e gli onori ai Caduti.

Nel corso della cerimonia sono stati ricordati i nomi dei partigiani impiccati: Giuseppe Santomaso “Franco” di Puos d’Alpago, Marcello Boni “Nino” di Caralte, Perarolo di Cadore, Giuseppe Como “Penna” di Trichiana, Francesco Bortot “Carnera” di Bolzano Bellunese, Giovanni Candeago “Fiore” di Sedico, Giovanni Cibien “Nino” di Trichiana, Pietro Bertanza “Portos” di Brescia, Ruggero Fiabane “Rampa” di Limana, un certo Ioseph (o Bruno Feltkirker) detto il francese e Mario Pasi “Montagna” medico comunista originario di Ravenna che da Trento dove lavorava, si era unito alla Resistenza bellunese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 comments
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  1. Attendiamo anche pari dignitose cerimonie per i caduti come Nella De Pieri, Genuino Baldovin, Luigina Sommacal, Nuci De Battisti, Angelo Cossalter, Massimo Ferrazza, Elisa Pagni, Vanda e Antonella De Boni, Bruno e Benito Visentin, Pio Sacco, Aristide Bigi,…….
    Non si vorrà mica continuare a considerarli meno morti di altri, no ?

  2. Per le cerimonie non possiamo accontentarla. Però possiamo almeno restituire un pezzo di storia alla memoria, come abbiamo cercato di fare in questi due link che le segnaliamo. Se vorrà, potrà inviarci il materiale o darci dei riferimenti e vedrà che Bellunopress pubblicherà.

    http://www.bellunopress.it/2009/07/31/la-storia-di-marta-kusch-la-%E2%80%9Ccontessa%E2%80%9D-uccisa-a-pedavena-nel-1945-nel-1950-la-corte-dassise-di-belluno-assolve-i-responsabili-dellomicidio-per-intervenuta-amnistia/

    http://www.bellunopress.it/2009/11/08/lultima-cena-di-raffaele-morbioli-e-ada-bellus-i-due-giovani-sposi-con-il-loro-bimbo-mai-nato-vennero-uccisi-nel-febbraio-del-1945-a-santa-giustina/

  3. Stimato Direttore,
    la considerazione non era rivolta al giornale che dirige, anche egregiamente, o alla presupposta mancanza di riferimenti storici (magari pochi rispetto agli accadimenti, ma pur sempre presenti – quelli da Lei suggeriti, peraltro a suo tempo già notati, non fanno che evidenziare la fuga dalle responsabilità in atti che, si badi bene, di guerra non sono) nelle sue colonne.
    La considerazione di massima è che, dopo una sanguinaria guerra civile, anche l’ultima delle “repubbliche bananifere” compie opera di riappacificazione tra i suoi cittadini, perchè l’Italia no ? Dopo 68 anni da quegli eventi perchè non si vuole ancora ammettere gli errori e gli orrori perpetrati, da ambo i contendenti s’intende, pur che quelli “Repubblichini” sono i più citati, senza venir tacciati di “revisionismo” ? E, onestamente, non si può spacciare la togliattiana amnistia per riappacificazione; non è un caso se, pur arrogantemente, ma onestamente, ammise già dal 1966 lo storico antifascista e partigiano Giorgio Bocca:« Il terrorismo ribelle non è fatto per prevenire quello dell’occupante, ma per provocarlo, per inasprirlo. Esso è autolesionismo premeditato: cerca le ferite, le punizioni, le rappresaglie per coinvolgere gli incerti, per scavare il fosso dell’odio. E’ una pedagogia impietosa, una lezione feroce ».
    Questo profondo solco allora tracciato è ancora tutt’oggi presente nell’agone politico e non passa giorno che non venga costantemente rimarcato dal “solone” di turno: basta! semplicemente basta!
    Non sono più gli anni, ho bisogno di sentire che, al di là di chi salirà o scenderà al governo anche se non la pensa come me, i nostri interessi di Cittadini Italiani siano comunque tutelati, a prescindere. Solo così parole Sacre come Libertà, Giustizia, Eguaglianza cominceranno a riprendere veramente possesso del loro alto ed intrinseco valore.
    Concludo questa mia insofferenza, e me ne scuso con i Suoi Lettori e con Lei, con le parole illuminanti di Giovanni Paolo II, in sintesi: la Libertà è una proprietà della Volontà che si realizza per mezzo della Verità, e viene data all’Uomo come compito da realizzare. Se la Libertà, quindi, cessa di essere collegata con la Verità e comincia a rendere la Verità dipendente da sè, pone le premesse logiche di conseguenze morali dannose, le cui conseguenze sono, a volte, incalcolabili. Non c’è Libertà, dunque, senza Verità, ergo la Verità vi (ci) renderà Liberi.
    Per chi, eventualmente, sentisse mancar l’aria al pensiero religioso, tale concetto trova riscontro anche nel sistema aristotelico delle Virtù, in quanto non concetto astratto ma parte integrante dell’esperienza del soggetto morale, almeno secondo Aristotele.
    Legionauro.