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No agli Ogm. Cosa aspetta l’Italia a legiferare? L’appello del Movimento Cittadinanza e Partecipazione

ogmUna recente sentenza della Corte di Giustizia europea ha “proibito di proibire” la coltivazione di Organismi geneticamente modificati (Ogm) negli Stati membri, in particolare di alcune varietà di mais e patate, dando di fatto il via libera alla loro semina. Ogni paese ha la possibilità di adottare una “clausola di salvaguardia”, tramite il proprio ministero dell’Ambiente, per impedire la diffusione e la coltivazione di queste specie modificate. Nonostante nella conferenza Stato-Regioni tutte le regioni italiane si siano espresse contrariamente alla coltivazione di Ogm nei territori, l’indicazione non è ancora stata recepita dal nostro ministero. L’Italia è quindi uno dei pochi paesi europei a non essersi ancora dotato di questo strumento di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.

Il movimento civico Cittadinanza e Partecipazione sostiene con forza la necessità di adottare questa clausola per impedire, nell’ormai imminente primavera, la semina di queste coltivazioni anche nel nostro territorio, anche se sono già state ordinate sementi per 30 mila ettari in Italia, corrispondenti a circa un terzo dell’arativo di tutta la provincia di Belluno.

 

Riteniamo che la biodiversità sia un bene comune da tutelare per la salvaguardia degli ecosistemi e dell’ambiente naturale, perché è provato che Ogm e coltivazioni biologiche non possono coesistere in quanto le contaminazioni non sono controllabili e sono ormai state dimostrate. In un territorio come il nostro l’agricoltura del futuro, intesa come possibilità di nuovi posti di lavoro e come valorizzazione del paesaggio, non può certo essere la monocoltura intensiva; il progetto di Bio-distretto che il Comune di Feltre sta promuovendo riceverebbe un duro colpo se dovessero diffondersi coltivazioni Ogm.

Siamo inoltre convinti che il possesso e lo scambio delle sementi sia un presupposto fondamentale della sovranità alimentare per ogni popolo; i semi Ogm (come il mais Monsanto Mon810) sono brevettati e non si riproducono naturalmente, rendendo i produttori completamente dipendenti dalle multinazionali che li producono, le quali possono stabilirne prezzo e quantitativo disponibile in base alle leggi di mercato.

Ma il più grande pericolo rivelato da questa vicenda è la completa e strumentale disinformazione nella quale i cittadini vengono mantenuti, completamente estranei ai giochi di potere delle principali multinazionali del mondo come la Monsanto, benché contemporaneamente utilizzati come cavie e sperimentatori in prima persona delle conseguenze che l’introduzione nel paniere di queste specie potrebbe comportare, sia a livello fisico e ambientale che socio-economico. C’è in ballo la libertà di scelta dei consumatori e di iniziativa economica di tutti quegli agricoltori che vogliono mantenere la produzione libera da pesticidi e Ogm.

Per questo come Cittadinanza e Partecipazione facciamo nostro l’appello del gruppo Coltivare condividendo e invitiamo tutti i cittadini a contribuire a fermare questa violenza, sottoscrivendo l’appello al ministero dell’Ambiente, pubblicato nel sito www.coltivarcondividendo.blogspot.com

 

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