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Aperture domenicali: l’appello di Confcommercio Belluno a firmare per i referendum

Mar 8th, 2013 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina
Franco Debortoli presidente Ascom

Franco Debortoli presidente Ascom

A dicembre 2012 la Corte Costituzionale, con decisione sorprendente, ha deciso che la competenza a legiferare in materia di orari degli esercizi commerciali spettasse non alle regioni quanto allo stato (in contraddizione alla riforma del titolo V della Costituzione). Siccome, quindi, il Governo Monti aveva tracciato una linea estremamente liberista in materia, oggi come oggi negozi, esercizi, botteghe, supermercati possono stare aperti 24 ore al giorno per ogni giorno dell’anno.

“Lo abbiamo detto da subito e lo ribadiamo con forza: una deregolamentazione così ampia è parente stretta dell’anarchia e non giova praticamente a nessuno, né ai consumatori, né ai piccoli e micro imprenditori” afferma con forza il presidente di Confcommercio Belluno, Franco Debortoli. “A trarne vantaggio possono essere le grandi multinazionali della distribuzione, anche se, per quanto ci è dato a sapere, spesso si tratta più di una guerra interna tra competitor commerciali che di reale progresso del sistema economico”.

“Per questo motivo”, esorta Debortoli, ”invitiamo gli Associati e tutti i cittadini a firmare presso le segreterie dei Comuni per lo svolgimento di un referendum con il quale si possa abrogare la famigerata legge di liberalizzazione assoluta degli esercizi commerciali.”

“Non si venga a dire che anche in questo caso è l’Europa a volere la deregulation: al contrario, numerosi documenti ufficiali dell’Unione Europea esortano a rispettare e promuovere le tradizioni e le usanze locali al fine di aumentare la qualità della vita delle comunità interessate. D’altronde, è di comune esperienza che gli orari non-stop sono adottati quasi esclusivamente nelle metropoli o nelle grandi località turistiche.”

Per il resto la posizione di Confcommercio è nota. No alla liberalizzazione delle domeniche e delle festività, ma si tenga conto delle esigenze delle località turistiche e si preveda un numero di deroghe adeguate alle singole realtà locali da attivarsi soprattutto quando ciò corrisponda a manifestazioni, eventi, situazioni capaci di fare del commercio, da una lato economia reale, dall’altro strumento di marketing territoriale. Questo, peraltro era il buon risultato che Confcommercio Veneto aveva ottenuto confrontandosi con la Regione e ottenendo la promulgazione della legge n. 30/11, successivamente ritenuta incostituzionale.

 

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4 comments
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  1. Tutti i negozi chiudono e si ampliano i super mercati come a feltre.

    Il tutto grazie all’enorme attenzione della regione per il commercio in montagna…

  2. Bè, se i prezzi sono più bassi in un posto rispetto ad un altro, che esso si chiami negozio o supermercato, a parità di merce ci guadagna il consumatore… sarebbe interessante sapere i dati di afflusso degli esercenti che tengono aperto durante il weekend, da li si potrebbe farsi un’idea se davvero al consumatore giova o meno.. certo che bisognerebbe evitare abusi da parte dei datori di lavoro, ad esempio sulle ferie…

  3. tison, sera tuti i negozi tei paeset

    dopo portetu ti le veciote a far la spesa?

  4. i sera tuti perché non c’è lavoro, non ci sono soldi, c’è la crisi, si spende meno, oppure perché esistono i supermercati ? lo spopolamento delle zone montuose è un doloroso processo che va avanti da anni, di pari passo con la frenata economica del paese. Finché non si risolve il problema della non-crescita economica italiana, che darebbe da una parte un ritorno a livelli di reddito “decente” per i cittadini, e dall’altra un aumento del gettito fiscale per lo stato, il massimo cui si può aspirare è “contentini” una tantum che non farebbero altro che spostare a domani il problema di oggi. Sicuramente le aperture domenicali non servono a superare questo problema. ma se le veciote devono prendere la corriera per fare la spesa è per problemi ben più profondi dei supermercati.