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Referendum. Dario Bond: “Roma deve dirci cosa intende fare nei confronti della montagna”

Dario Bond
Dario Bond

“In un momento in cui è forte il disegno accentratore dello Stato, affrontare la tematica referendaria in tutta la sua complessità è un dovere al quale non possiamo più sottrarci. Per questo condivido la proposta di convocare un Consiglio regionale straordinario sulla questione dei referendum. Non si tratta di alimentare illusioni ma di obbligare lo Stato a prendere una posizione su un tema previsto dalla Costituzione. In questo momento elettorale è uno sprone per capire anche quale futuro spetta alle autonomie locali”.

A dirlo è il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Dario Bond appresa la notizia che un gruppo di consiglieri ha chiesto un Consiglio ad hoc per discutere le mozioni in materia referendaria.

“Dal canto mio, proprio in questi giorni, ho accolto la richiesta dei referendari ladini e del coordinatore provinciale del Pdl Stefano Ghezze che chiedono di ribadire sia in sede regionale che nazionale le peculiarità della consultazione ladina. Lo stesso Ghezze mi ha trasmesso una mozione che presenterò in Consiglio e che mi auguro possa essere trattata o quanto meno entrare nel dibattito e nei deliberati delle mozioni già presentate in passato”.

“Ricordo a tutti che la tematica referendaria è già stata affrontata con coraggio e convinzione da questo Consiglio nell’estate del 2012 con l’approvazione della mozione a favore di Sappada e Cinto Caomaggiore, documento che impegna il Parlamento ad attivare la procedura prevista dall’articolo 132 della Costituzione”.

“Chiediamo al Parlamento di prendere una posizione e di non bloccare ulteriormente l’iter costituzionale che è stato frenato troppo spesso dalla lobby delle autonomie, la stessa che continua a perorare per se stessa privilegi non più tollerabili. In questi anni il dibattito attorno ai referendum si è arricchito di spunti, riflessioni e rivendicazioni che non possono più essere sottaciute al di là di come la si pensi. Non è questione di sì o di no ma di come la montagna dovrà essere governata per il futuro”.

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