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venerdì, Maggio 29, 2020
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Assemblea Bim Gsp a porte chiuse: fuori i giornalisti

porta-chiusaE’ un pessimo segnale quando la stampa viene invitata a starsene fuori da un’assemblea che ha rilevanza pubblica, e la riunione si svolge a porte chiuse. Trattandosi di una società per azioni, è tutto perfettamente lecito, intendiamoci, ma non è certamente un buon esempio di trasparenza né giova al criterio di democrazia.

E’ successo oggi pomeriggio all’assemblea dei soci di Bim Gsp, la società per azioni a capitale pubblico formata da 67 Comuni della Provincia di Belluno (esclusi Arsié e Lamon) che dal 2004 ha in gestione il servizio idrico integrato (acquedotto – fognatura e depurazione) e la distribuzione del gas metano (allacciamenti).

Se a ciò si aggiunge che la società, come è noto, ha un bilancio in drammatica sofferenza, la questione diventa ancora più rilevante.

Facciamo un passo indietro.

Quando l’acquedotto era gestito direttamente da ogni comune attraverso personale proprio questi problemi non c’erano. L’acqua era pubblica e la politica si limitava al suo ruolo.

Con la nascita delle società pubbliche o partecipate, la politica è entrata a pieno titolo nella gestione del bene pubblico..

In ambito nazionale sono sorti stipendifici al servizio dei politici.

Con le società pubbliche anche i controlli si sono allentati.

Facciamo un esempio. Per essere assunti in un Comune bisogna bandire un concorso pubblico. Nella spa pubblica, invece, il concorso non è necessario. Tutto è più discrezionale.

Anche sotto il profilo della trasparenza la questione è profondamente diversa. Nella pubblica amministrazione c’è la possibilità di accedere agli atti (la famosa legge sulla trasparenza n.241/90 e successive modifiche) e il cittadino può verificare se è stata rispettata la legge. Si possono chiedere e ottenere dati. La società per azioni, invece, sia pur a capitale pubblico sfugge a questi obblighi.

E infatti in Bim Gsp qualcosa deve essere sfuggito, se è vero come è vero che le passività accumulate sono schizzate in pochi anni sull’ordine delle decine di milioni di euro.

E non ne escono molto bene, dinanzi all’opinione pubblica, quei sindaci (e sono la maggioranza) che oggi hanno impedito l’accesso della stampa all’assemblea.

E dunque hanno impedito ai cittadini di essere informati.

 

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