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sabato, Agosto 8, 2020
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Piano neve. Sergio Reolon: “Non è un piano, è solo un atto burocratico. Potevano almeno togliere dal copia-incolla che non si trova manopera a disposizione”

“Un vero Piano è davvero tutt’altra cosa dall’atto burocratico, peraltro vuoto di contenuti ed anacronistico, come quello predisposto dalla Giunta regionale veneta”.

La critica al Piano Neve, che ieri è stato approvato in sede di commissione Ambiente, viene dal consigliere regionale del Pd, Sergio Reolon.

“Sbandierato ai quattro venti dal precedente assessore come novità assoluta, si tratta di un documento che non contiene l’indicazione delle cose da fare, i tempi in cui farle e che non stabilisce alcuna risorsa certa . Viene solamente snocciolato un elenco che raccoglie tutte le richieste delle varie società di impianti e funi. Ma soprattutto non sono stabiliti i criteri di priorità per l’erogazione dei finanziamenti pubblici. Questo ha conseguenze paradossali: penso ad esempio all’esclusione dell’impianto di Padola-Montecroce Comelico dai finanziamenti del cosiddetto fondo Brancher. Ogni intervento pubblico dovrebbe essere invece rigorosamente legato alle priorità stabilite dalla programmazione regionale, ma se questa non esiste tutto è lasciato al caso o al ‘sistema’ delle clientele”.

L’esponente democratico bellunese prosegue evidenziando come “non è possibile poi parlare di Piano perché si tratta di un documento, vecchio pieno di strafalcioni. Almeno la Giunta poteva avere l’accortezza di non scrivere che non si trova manopera a disposizione, cosa che poteva essere valida fino a 6-7 anni fa, prima della crisi”.

“Si dice poi che lo spopolamento riguarda tutto l’arco alpino, cosa non vera perché invece si registra un aumento nelle province di Trento e Bolzano. Non da ultimo, manca ogni riferimento ai cambiamenti climatici intervenuti negli ultimi anni e a quei fenomeni che influiscono sull’innevamento e che dovrebbero dunque costituire il primo elemento di valutazione nel definire un Piano di questo tipo. Con la conseguenza grave – conclude Reolon – che nulla viene detto sui costi relativi agli impianti di risalita, a fronte delle nuove e sempre più pressanti esigenze di innevamento, fatto che sta mettendo in ginocchio le diverse società di gestione”.

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