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Bim Gsp, il quadro normativo, l’origine del disastro e la soluzione, secondo Silvano Martini

Silvano Martini
Silvano Martini

A proposito della questione acqua BIM GSP faccio alcune considerazioni e propongo una soluzione.

Il quadro normativo attuale é questo:

Con la Legge 18/05/1989 n. 183 sono state introdotte norme dirette ad assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale nonché la tutela degli aspetti ambientali a loro connessi.

Le finalità sopra descritte sono state successivamente fatte proprie dalla Legge 36/94 “Galli”, che ha profondamente innovato la normativa relativa al settore delle risorse idriche.

In primo luogo, la Legge Galli stabilisce che tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi, che sono ammessi quando la risorsa è sufficiente a condizione che non pregiudichino la qualità dell’acqua per il consumo umano.

La legge Galli ha innovato la disciplina di settore prevedendo, in particolare:

l’unificazione verticale dei diversi segmenti di gestione mediante l’istituzione del “Servizio Idrico Integrato” (SII) inteso come l’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione dell’acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue;

l’individuazione di “Ambiti Territoriali Ottimali” (ATO), tali da consentire adeguate dimensioni gestionali, superare la frammentazione delle gestioni locali e realizzare economie di scala con un bacino di utenza in grado di generare introiti tali da coprire i costi di gestione e gli investimenti necessari, remunerando il capitale investito;

l’istituzione di un’Autorità d’Ambito per ciascun ATO, con il compito di:

organizzare il SII;

individuare il soggetto gestore del SII (Gestore);

vigilare sull’attività di quest’ultimo;

determinare le tariffe per i servizi idrici;

l’organizzazione imprenditoriale della gestione del settore idrico, che dovrà essere improntata a criteri di efficienza, efficacia e imprenditorialità;

la definizione di un sistema tariffario basato sul principio della tariffa unica per ciascun ATO, comprensiva dei servizi di distribuzione di acqua potabile, fognatura e depurazione, tale da assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.

L’organizzazione del SII si basa su una netta distinzione nell’attribuzione dei vari livelli di funzione. In particolare la relativa distribuzione di competenze si può schematizzare come segue:

le attività di indirizzo generale e di programmazione competono agli organi dello Stato e alle regioni;

le funzioni di governo, organizzazione e controllo competono agli enti locali riuniti in Autorità d’Ambito;

l’attività di gestione compete al Gestore del SII, sia esso pubblico o privato.

Ecco le mie considerazioni e la proposta:

Quando i Sindaci del bellunese decisero di affidare “in House” il servizio idrico integrato a una società appositamente costituita la decisione apparve condivisibile alla maggioranza degli Amministratori pubblici del bellunese. Si evitava cosi l’affidamento a una società privata tramite gara e si manteneva il completo controllo dei comuni sul servizio idrico.

L’AATO ( autorità d’ambito ottimale), organi del ATO (ambito territoriale ottimale) , composto da tutti i comuni del bellunese tranne un paio che ricadono nel ATO alto trevigiano, affidó allora alla società BIM GSP, i cui soci sono gli stessi comuni che siedono nell’ATO, la gestione del servizio idrico integrato con il compito di portare a compimento un piano di investimenti trentennale, appositamente redatto, le cui dimensioni e relativi costi, costituiscono di fatto il nodo gordiano di questa storia.

Ecco l’origine del disastro…

+Consumi idrici previsti ampiamente sovrastimati

+Difficoltà iniziali nel sistema di fatturazione

+Piano di investimenti trentennale dai costi elevati

+spese di manutenzione elevatissime per l’estensione e lo stato della rete

+gestione societaria poco attenta alla spesa

= tariffa destinata inevitabilmente a salire nel tempo visto che le spese sono per buona parte non comprimibili.

Alla luce di quanto sopra é evidente che le cose non potevano che andare a finire male e così è infatti accaduto. Oggi, dopo anni di relativo silenzio e un paio d’anni di rumore inconcludente, ci troviamo di fronte ad una voragine finanziaria che attende di essere colmata.

Il legame stretto, e il conflitto d’interessi, tra Sindaci controllori, seduti nell’AATO e assemblea ATO, e Sindaci controllati, seduti nel CDA della GSP e nell’assemblea soci della stessa società, ha prodotto il disastro che é sotto gli occhi di tutti e mina la credibilità dell’intera classe dirigente bellunese.

Ora pare che l’unica maniera di togliersi dai guai e rimettere in sesto i conti della societá evitando il fallimento, sia aumentare la tariffa del servizio idrico all’infinito facendo pagare il disastro agli ignari cittadini bellunesi che a furia di aumenti rischiano di pagare l’acqua più del prosecco.

Sappiamo tutti che l’acqua é LA RICCHEZZA del bellunese… Lecito chiedersi perché non siamo stati capaci di gestire il servizio idrico e come sia accaduto che la società a totale partecipazione pubblica BIM GSP, che doveva dare il massimo delle garanzie circa la gestione del bene acqua, sia invece prossima al default. Aggiungo che in caso di fallimento la società trascinerebbe con se moltissime imprese bellunesi e condurrebbe al dissesto molte amministrazioni comunali che vantano crediti milionari nei confronti di BIM-GSP.

I punti deboli del sistema idrico bellunese:

Un sistema idrico integrato e disposto su ambiti “ottimali”, come quello pensato dal legislatore, va benissimo per luoghi densamente popolati dove a ogni km di rete idrica corrispondono migliaia di utenze che ne sopportano il costo di gestione e manutenzione. In montagna e, come accade nel bellunese, in presenza di rete estesa e poche utenze mostra tutti i suoi limiti.

È vero che in montagna l’acqua non va pompata ne trattata con cloro perché scende naturalmente pura e giunge fresca e buona nelle nostre case, ma é vero anche che sistema fognario e depuratori, che sono indispensabili e previsti dalla legge, devono essere costruiti e mantenuti con costi altissimi, a dispetto dei quattro gatti che abitano i nostri paesi.

Chi paga tutto l’ambaradam?

Le reti che i comuni consegnarono al BIM-GSP erano, il più delle volte, molto simili al groviera per non parlare dei depuratori che moltissimi comuni non avevano mai costruito per la banale ragione che non avevano i fondi per farlo. Non parliamo dei contatori che molte comunità non avevano installato facendo pagare l’acqua a forfait. Chi non ricorda che d’estate si mettevano le angurie sotto il rubinetto dell’acqua aperto al massimo per raffreddarle ? É chi poteva mai immaginare che l’acqua sarebbe diventata un lusso?

Ad appesantire i conti del BIM GSP contribuì non poco il fatto che, una volta ceduta la propria rete alla società di gestione pubblica, i comuni fecero a gara nell’allungare la lista della spesa con lavori agli impianti che prima non si potevano permettere.

Vi fu per anni una sorta di convenzione del silenzio, per la quale moltissimi amministratori hanno la loro parte di colpa, che finì per dissanguare le casse della società. A peggiorare le cose il fatto che la gestione era affidata agli stessi che dovevano anche controllare i conti. GSP ha così accumulato debiti ( che sono in realtà crediti, spesso inesigibili) e passivi di gestione che ora costituiscono il “buco” di ottanta, novanta milioni di euro, dieci più dieci meno, perché oramai si é perso il conto, che deve essere pagato.

Prima di venire alla mia proposta é opportuno che informi i cittadini di un fatto:

l’acqua che viene prelevata dai nostri “serbatoi” (così sono definiti i nostri laghi ) va nelle reti dei consorzi irrigui per un tozzo di pane, ce la pagano € 0,006 al metro cubo ( una famiglia bellunese la paga circa 50 cent piu altrettanti per il trattamento= quasi cento volte di piú ) e i consorzi ne prelevano milioni di metri cubi anche d’inverno quando non serve all’agricoltura perché cosi la turbinano é ne fanno energia elettrica con relativi certificati bianchi e verdi. Che dire… Siamo come si usa dire, becchi e bastonati.

 

La mia PROPOSTA:

Propongo semplicemente, per una minima questione di giustizia, che si faccia una perequazione del costo dell’acqua per tutta la Regione del Veneto in modo che un metro cubo d’acqua costi la stessa identica cifra in tutta la regione. La tariffa così determinata dovrà comprendere una quota di compensazione per il maggior costo della distribuzione in zone di montagna o scarsamente popolate oltre ad una piccola quota per ripianare situazioni debitorie, come quella del BIM GSP, per la parte attinente i costi non comprimibili, consentendo di sanare definitivamente il bilancio della società. Se non si interviene rapidamente la vicenda BIM-GSP rischia di diventare una tragedia per le famiglie, costrette a pagare bollette insopportabili.

La perequazione a livello Veneto comporterà un minimo aumento ( quasi trascurabile) del costo dell’acqua per le famiglie di pianura e città e metterà in sicurezza i costi della distribuzione idrica in montagna. Ovvio che se avessimo l’Autonomia basterebbe far pagare l’acqua il giusto per sistemare i conti del nostro sistema idrico integrato in pochissimo tempo ma ora questo non siamo in condizione di farlo quindi non resta che puntare almeno a ripianare il disavanzo di gestione della società nel modo che ho detto.

 

LE RESPONSABILITÀ per quello che é accaduto:

Se dovessimo mettere idealmente “in galera” tutti i responsabili di questa tristissima vicenda dovremmo ingabbiare gran parte degli amministratori pubblici bellunesi ma sarebbe ingiusto non tener conto del fatto che, in qualche misura, essi hanno operato in buona fede e nell’intento di non provocare un aumento eccessivi della tariffa. Molti sindaci hanno visto realizzate importanti opere nel proprio comune. Opere altrimenti impossibili per l’Ente. Questo li rendeva in qualche modo succubi della società GSP. C’é una parte politica che ha maggiori responsabilità ma é accaduto che decine di Sindaci e pubblici Amministratori hanno omesso di denunciare lo stato delle cose.

Che fare? Chiedere indietro i soldi del piano di investimenti?

Sappiamo bene che non é possibile e non basterebbero decenni di processi. Nel frattempo non si saprebbe come gestire la società.

Avrete notato che non ho fatto nomi e dico subito che chi provasse a dire qualcosa per accusare o difendere questo o quel partito farebbe bene a fare due conti e scoprirebbe che le colpe sono piuttosto diffuse anche se è ovvio che chi ha maggiori e dirette responsabilità nella gestione di BIM-GSP deve essere allontanato al più presto.

 

Considerazioni finali

 

La veloce ricostruzione che ho fatto é necessariamente manchevole e conterrà anche qualche imprecisione ma nella sostanza é il racconto fedele di quanto é accaduto.

Credo che ora, piuttosto che il tempo delle,polemiche, sia venuto il momento di chiudere il capitolo BIM-GSP e non mi pare che le alternative che sono state prospettate finora siamo molte.

Invito i consiglieri regionali Bond, Toscani e Reolon, a far propria la mia proposta perché si tratta in fin dei conti di riconoscere quella specificità che é riconosciuta dallo statuto regionale.

 

 

Silvano Martini

Candidato “Scelta civica” con Monti per l’Italia

 

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