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Dall’antica Grecia una denuncia radicale alla guerra. Sabato e domenica va in scena “Troiane” di Euripide al Teatro comunale di Belluno

Gen 16th, 2013 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

La Stagione di Prosa del Teatro Comunale di Belluno, riaprirà il suo sipario sabato 19 e domenica 20 gennaio alle 20.45 con un grande allestimento classico: Troiane di Euripide per la regia di Marco Bernardi. A far da viatico alla messinscena sempre sabato 19 alle 18.15, l’incontro di approfondimento sulla tragedia greca con la Prof. Caterina Barone, docente di Drammaturgia Antica presso l’Università degli Studi di Padova ed anche traduttrice del testo della messinscena. Lo spettacolo che porta in scena il dramma della guerra, vive di un costante intreccio tra passato e presente, antico e moderno. Se ad emergere dal buio della sala saranno le splendide figure di Poseidone (Carlo Simoni) e Atena (Valentina Capone) che, in un chiarore marmoreo, rimandano alle immagini statuarie degli edifici classici, restituendoci il senso della centralità della divinità nelle tragedie greche, ben presto lo scenario della città distrutta, pervasa dai lamenti delle donne di Troia, rivelerà, ben altre prospettive contemporanee, grazie, anche, all’uso di proiezioni, cronache del nostro presente, atte a creare un forte impatto emotivo, rendendo esponenziali i contenuti della tragedia.

Troiane, considerata dalla critica moderna tra i capolavori di Euripide, rappresenta una denuncia radicale della guerra, per voce degli sconfitti, ed è proprio in questo cambio di prospettiva l’originalità e la grandezza dell’ateniese che rende protagonisti non i vincitori, i Greci, ma i vinti, non gli uomini ma le donne. L’ universo femminile in primo piano, cartina di tornasole dei conflitti della nostra società e il dramma dello straniero, del “barbaro” o del diverso, simbolo dell’emarginazione e della brutale sottomissione dei più deboli. A partire dal materiale mitico della tradizione arcaica, Troiane, rappresentata nel 415 a.C. all’indomani del massacro della città di Milo da parte di Atene, denuncia i crimini di guerra e la deriva di una popolazione devastata. La tragedia comincia proprio laddove l’Iliade di Omero finisce: Troia è già caduta e della città non resta più nulla. I troiani giacciono morti dopo l’immane carneficina; le loro donne, folli di dolore, attendono prigioniere di conoscere il proprio destino. L’orrore e lo strazio sono focalizzati nella prospettiva delle vittime, dei corpi umiliati e spogliati delle loro identità, delle soggettività ridotte a voci sofferenti quanto inermi. Una danza di dolore che ruota intorno ad Ecuba – nell’intensa, toccante interpretazione di Patrizia Milani – madre, moglie e regina, in lei convergono e sopravvivono le origini familiari e politiche della città distrutta; ed ancora Andromaca, Cassandra: su di esse incombe il trauma della perdita e dello sradicamento, della partenza verso un altrove che significa schiavitù e miseria. Nella condizione di una totale impotenza restano solo il lamento, le grida di dolore, le imprecazioni rancorose, i paradossi di una ragione allucinata. Della città caduta non resta che un rogo che accompagna la perdita di identità, il senso profondo di sradicamento di chi, allora come oggi, è costretto a migrare. Forte è l’urgenza emotiva del dirsi, del raccontare un’ultima volta la propria storia.

Info e prenotazioni Tib Teatro 0437943303- dal lun. al ven. 10-13 e 15-17

Ritiro Biglietti – Teatro Comunale 19 e 20 gennaio 11-13 e 17- 20

 

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