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Confindustria Belluno Dolomiti spinge per l’idroelettrico ed invita la Regione a velocizzare le procedure. Cappellaro: “Negli ultimi tre anni sono state presentate domande di derivazione per 130 megawatt pari a 230 milioni di investimenti”

Gen 16th, 2013 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore
Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

Gian Domenico Cappellaro presidente Confindustria Belluno Dolomiti

“Lo sviluppo delle fonti rinnovabili costituisce uno dei tanti casi emblematici che evidenziano come sia difficile promuovere la crescita dell’economia e la competitività nel nostro Paese”. Lo dice Gian Domenico Cappellaro presidente di Confindustria Belluno Dolomiti. Che fornisce alcuni dati di riferimento.

“Il costo dell’energia in Italia (per i cittadini e per le imprese) è superiore del 30% rispetto alla media europea. Il rifiuto dello sviluppo del nucleare, le difficoltà amministrative e burocratiche che spesso impediscono la realizzazione di investimenti si traducono per le nostre imprese in costi di gran lunga superiori ai concorrenti europei. I dati del Veneto confermano pienamente quanto affermato: siamo una delle Regioni con il maggior deficit energetico, visto che circa il 56% del nostro fabbisogno energetico deriva da fonti al di fuori della nostra regione. Eppure la realizzazione della Centrale di Porto Tolle, investimento programmato da lunghi anni, che avrebbe di fatto colmato il nostro gap energetico, è ancor oggi sospeso in attesa delle decisioni, non ancora definitive, dei vari gradi della magistratura e del Consiglio di Stato.

Ma, come dicono molti nostri concittadini, dobbiamo produrre energia pulita!

Ed allora – prosegue Cappellaro – guardiamo i dati sulle rinnovabili: in base al protocollo di Kyoto, a cui ha aderito l’Unione Europea, entro il 2020 il 17% dell’energia prodotta in Italia dovrà derivare da fonti rinnovabili; la stima per il 2012 vede questo dato inferiore all’8% !

Nel 2012 in Veneto solo il 5,6% di energia viene prodotta da fonti rinnovabili: siamo quindi ben lontani dall’obiettivo stabilito dal burden sarin, il riparto della produzione tra le regioni italiane, che richiede al Veneto il raggiungimento del 10,3 % entro il 2020.

Qualora il Veneto e l’Italia non raggiungessero la percentuale stabilita dall’Unione Europea, i costi dell’energia lieviterebbero ulteriormente, a causa delle sanzioni a cui verrebbe sottoposto il nostro Paese,con conseguente perdita di competitività delle aziende manifatturiere.

E’ bene comprendere che oltre al tema trasversale del costo dell’energia, qui sono in gioco anche migliaia di posti di lavoro per la realizzazione di questi investimenti.

Di fronte a questo quadro ed a questi obiettivi ancora lontani, ci si aspetterebbe una pianificazione molto chiara e precisa, una presa di coscienza su quale sia l’interesse pubblico da perseguire, una generale condivisione di azioni e attività. Ed invece niente di tutto questo accade; come spesso avviene, è molto più chiaro ciò che non si può o non si riesce a fare di ciò che si dovrà fare.

Tornando al nostro Veneto e allo sviluppo delle rinnovabili, gli indirizzi da adottare sono di fatto pressoché “obbligati”.

Non possiamo puntare sull’eolico, vista la conformazione del nostro territorio e la mancanza del vento adatto; il fotovoltaico è stato reso di fatto molto poco “praticabile”, sia a causa delle progressive restrizioni nazionali, applicate nei ben 4 Conti Energia sin qui adottati, sia per una chiara politica regionale che anche recentemente ha posto molteplici e progressivi vincoli su aree e modalità realizzative; ci resterebbero quindi le energie prodotte da biomasse e biogas e soprattutto l’idroelettrico.

Però le prime, oltre ai soliti interminabili iter burocratici, sono oggetto di continui ricorsi ai tribunali amministrativi da parte di cittadini che non gradiscono la presenza di queste centrali.

Resta l’idroelettrico che potrebbe essere la miglior soluzione, essendo una energia “pulita” che non comporta alcuna emissione in atmosfera.

Ma anche in questo caso le evidenze sono impietose: nell’ambito di questa fonte energetica, solo nell’ultimo triennnio sono state presentate domande di derivazione idroelettrica per una potenza complessiva di 130 mw corrispondenti a investimenti di oltre 230 milioni di euro, senza contare le domande giacenti che fanno riferimento a istanze di molti anni fa.

Naturalmente l’eventuale realizzazione di tali impianti comporterebbe per la provincia di Belluno e per le aziende venete una ricaduta di lavoro molto positiva ed indispensabile in questo momento di crisi specialmente per il settore edile e metalmeccanico.

Le motivazioni di questi ritardi sono molteplici e a ben guardare sono sempre gli stessi: il processo autorizzativo è troppo articolato, con l’intervento di un numero eccessivo di enti e soggetti, le procedure sono spesso molto complesse e richiedono tempi incerti e comunque lunghi; quando anche tutto l’iter venga concluso, le decisioni possono essere messe in discussione anche da singoli cittadini e poi la pratica autorizzativa passa alla magistratura!

La conclusione di queste riflessioni è sin troppo chiara – afferma il presidente di Confindustria Belluno Dolomiti –  Non abbiamo solo bisogno di pianificazione, procedure semplici e tempi certi e rapidi, ma abbiamo ancor prima bisogno che si sviluppi la consapevolezza collettiva che l’interesse pubblico, soprattutto in questo mondo nuovo – deve prevalere sull’interesse particolare. Diversamente, i gap competitivi che già penalizzano fortemente il nostro Paese saranno destinati ad ampliarsi. Deve essere chiaro che la partita che stiamo giocando riguarda la sopravvivenza delle nostre imprese e più in generale l’attrattività del nostro territorio. E’ in gioco il nostro futuro.

L’auspicio degli operatori è che anche la Regione Veneto possa dare il proprio contributo in questo percorso, con azioni di trasparenza e chiarezza per uno snellimento di tutti gli iter.

 

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10 comments
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  2. Chiedo al Presidente Cappellaro cosa intenda per “attrattività” del nostro territorio derivante dallo sviluppo dell’idroelettrico, perché di questo sta parlando, non di Dolomiti o verdi vallate. Il concetto mi sfugge. E’ chiaro invece che, stanti le attuali previsioni ambientali, nell’arco di pochi decenni potremmo trovarci con centinaia (lo afferma lui) di “cattedrali idroelettriche” nel deserto, il cui smantellamento creerebbe un problema da prendere in seria considerazione.
    Ma concordo con lui che “l’interesse pubblico…deve prevalere sull’interesse particolare” ed in tal caso credo che l’interesse pubblico derivi anche da un giusto riparto degli utili ( incentivi vari e vendita di kw/h) tra la collettività proprietaria del sito ove essa sorge e l’imprenditore che realizza la centralina. Mentre ora, a maggior ragione con l’attuale legislazione nazionale e regionale, è sbilanciato a favore di quest’ultimo. Se ci fosse più equilibrio forse si troverebbero meno resistenze da parte della popolazione.
    Per il fotovoltaico vale lo stesso ragionamento sia economico che estetico. Gli incentivi dei vari Conto Energia devono essere dedicati più ai privati ed alle aziende che utilizzano i kw/h prodotti relativamente alla loro necessità, con una copertura di superfice proporzionale alla propria consistenza, che non alla speculazione pura e semplice che fa scempio dei terreni. E mi sembra che proprio il Presidente ne abbia un pessimo esempio vicino alla propria attività.

  3. Ho iniziato a leggere l’articolo del Sig. Capellaro e subito ho notato un dato nettamente sbagliato. Infatti, laddove si dice che nel 2012 l’energia elettrica prodotta con le fonti rinnovabili è stata inferiore all’8% si dice un’inesattezza rilevante.
    Da fonti Terna e riportate da Photon (la rivista del fotovoltaico) si ha nel 2012:
    FotoVoltaico = 5,63% pari a 18.323 GWh
    Eolico = 4,06% ” ” 13.210 ”
    Idroelettrico = 13,32% ” ” 43.322 ”
    Geotermoel = 1,62% ” ” 5.238 ”

    Totale Rinnovabili = 24,63% pari a 80.093 GWh
    la rimanente produzione è del 62,98% di fonte Termoelettrica e circa il 12,4% è energia importata dall’estero.
    Quindi, se il parametro richiesto dall’Europa per il 2020 è del 17%, si può facilmente vedere che la produzione da fonti rinnovabili è già indirizzata al superamento di tale valore (a livello nazionale).

  4. Complimenti a Cappellaro, all’ufficio stampa o al ghost writer: un articolo così lungo sull’idroelettrico senza citare le parole “acqua” , “ambiente” e “Dolomiti” (a parte il nome dell’associazione “particolare” che rappresenta) era veramente difficile da fare. Bravi!

  5. bravo Cappellaro tu si che sei uno che ama la sua terra
    Un ennesimo esempio di gente pronta a svendere la nostra terra x far arrichcire i soliti noti
    complimenti davvero
    pua…

  6. Ci mancava proprio la cigliegina sulla torta, solo in Agordino i km di torrenti compromessi o in pericolo sono più di 100, e per far arricchire i “prenditori” e non le comunità locali. Vorrei fare un impianto fotovoltaico chissà se Capellaro è daccordo che vada a farlo sul tetto di casa sua.
    L’esempio della Valsabbia in Valle del MIs dovrebbe essere di insegnamento: Autorizzazione unica, VIA quindi non una miriade di enti, clamorosamente “Capellata” e se non cerano i singoli cittadini …… Certo se impedissimo ai singoli cittadini ( quelli che pagano poi in bolletta i plus per incentivi) di protestare sarebbe tutto più semplice, poco democratico ma più semplice.
    Tra i vari dati snocciolati ad arte, si potrebbe aggiungere anche che le storiche centrali idroelettriche della provincia di Belluno sono sottoutilizzate e che quindi per fare più energia pulità basterebbe aumentare la produzione di queste. La pubblica utilità è un concetto da rivedere con molta attenzione dice bene Capellaro, non dovrebbero prevalere interessi particolaristici e neanche di portafoglio privato.

  7. Complimenti a Cappellaro ! Forse non sa che la Regione sta facendo esattamente come vuole la lobby che lui rappresenta. Dobbiamo tirare fuori i dati di quanti torrenti bellunesi sono già preda degli interessi privati di pochi contro il patrimonio di tutti i cittadini? Del ricatto a cui sono sottposti i sindaci che per un’elemosina svendono il loro territorio a chi lo sfrutta per i propri interessi economici? Dell’alterazione di un delicato ecosistema già in crisi? Suvvia Cappellaro, è così convinto che i bellunesi siano tutti fessi?

  8. La solita Italia! La comunità bellunese avrebbe tutto l’interesse a trarre energia e quindi ricchezza da una fonte ben presente nel suo territorio ma non ne è capace. Da un lato ha quasi regalato allo Stato la realizzazione e lo sfruttamento della parte più conveniente e facile dell’idroelettrico e, nello stesso tempo, non riesce a presentare un piano per l’eventuale utilizzo di quello che resta. I privati fanno il loro lavoro cercando di strappare e strapparsi qualche concessione. Chiedere loro di avere maggiore senso civico e proporre quanto i comuni non sono in grado di fare mi pare un pò troppo ma che presentino, se mai, un piano generale che tenga conto che l’acqua non è cosa loro (o almeno non è solo loro) e che quindi tutti devono beneficiarne in modo equo, mi pare il minimo. Invece i comuni non sanno bene come utilizzare la risorsa, però non vogliono essere accusati di regalarla al privato, per cui si preferisce la situazione di stallo. L’acqua continua a scorrere, noi continuiamo a guardarla senza fare niente e mentre la nostra ricchezza ci passa sotto gli occhi, mendichiamo sussidi alla regione o a qualsiasi politico. Abbiamo quello che ci meritiamo.

  9. Balzan, ed in che modo, cavolo?

    Alle popolazioni locali non resta niente, se non le briciole ed un territorio DISTRUTTO!!!!!!!!!!!!!

  10. @Piero. Bisogna capovolgere il punto di vista: non dobbiamo chiedere ai privati di avere più senso civico (il che sarebbe comunque giusto, a mio parere), ma devono essere le amministrazioni pubbliche in grado di imporglielo. Meglio se un organo provinciale unico, invece che come ora singoli Comuni in ordine sparso, quasi alla bancarotta e quindi con la necessità di presentarsi col cappello in mano al richiedente di turno.