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L’uscita dal Pd di Marco Perale. Il commento di Mario Svaluto Moreolo

Gen 13th, 2013 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina
Mario Svaluto Moreolo

Mario Svaluto Moreolo

Ho letto con attenzione il testo della comunicazione di Marco Perale e la “lenzuolata” di commenti della libera informazione che mi è parsa volta, certamente a dare la notizia, ma anche a cogliere l’ occasione per mettere sotto accusa il Partito Democratico. Credo che Marco Perale viene considerato, per la comunità politica e civile bellunese, il “rappresentante” del mondo cattolico. Guarda un po’! Io, ingenuamente, mi ero illuso d’essere il “cattolico adulto” ( …di Prodiana memoria !!) quale soggetto di riferimento, per il passato e per l’ oggi, del citato mondo. el merito, mi preme ricordare che l’ unità politica dei cattolici è tramontata da anni e che i cattolici italiani partecipano alla vita politica in piena autonomia e laicità.

Semmai vivono con coerenza i valori cristiani e portano la loro cultura impedendo che tali valori siano tradotti o contrattati quale politica merce di scambio. Questa limpida testimonianza deve essere confermata e difesa anche in presenza delle scomposte interferenze della stampa cattolica e della gerarchia ecclesiastica (non la Chiesa: Corpo mistico e Comunione dei Santi!) che, con il Cardinale Scola, tenta di mettere in ombra la figura del Cardinale Martini e la tradizione Ambrosiana e con i Cardinali Bagnasco e Bertone eleva il Premier Mario Monti ad unico, alto interprete della dignità della politica.

Il Partito Democratico è un “progetto” politico che tende a realizzare la sintesi di idee e culture diverse che hanno segnato il recente passato in particolare dopo la caduta del Muro di Berlino. Dovrà diventare “altra cosa” che esprima il meglio di quelle esperienze senza negarne, come fa qualcuno con atteggiamento schizzinoso, la funzione fondamentale che hanno avuto nella costruzione della Democrazia Italiana e nella sua difesa nei momenti difficili del terrorismo e dell’ eversione di destra. Diventa infantile e sciocco (privo di sale) richiamarsi ad una purezza priva di retroterra storico e culturale e definirsi “nativi PD”. Anche perché tale definizione è una contraddizione in termini: i “nativi” sono “quelli che c’erano prima” ! Certo, in questo processo emergono rigidità, incrostazioni, nostalgie e ruvidità, ma sono “episodi” e non una strategia egemonica. Personalmente, quando mi sono imbattuto in queste difficoltà, con forza e determinazione le ho immediatamente chiarite, rigettate e ricondotte a ragione politica. Basta volerlo.

E’ davvero ridicolo e straniante reinventare la presenza dei “comunisti”. Ciò è segno di una sconsolante mediocrità: lasciamo al tecnico del ramo, allo studioso Berlusconi ed ai suoi sodali tale antistorico esercizio di riesumazione. Nonostante tutto il PD è sulla strada giusta ed è l’ unica struttura oggi presente che può chiamarsi Partito.

Primarie, candidature, congressi sono “strumenti democratici” indispensabili in un partito che ha la responsabilità di rappresentare i cittadini e governare questo Paese; ma sono e rimangono strumenti !

Non sono il tutto della politica !

E’ il “lavoro”, anche silenzioso, diuturno, tenace ed onesto a cui siamo, sono chiamati tutti per rendere un “servizio” alla “polis”. Pertanto è un dovere civico trovarsi, discutere e riprendere l’ attività politica in questa nostra comunità che ne ha estremo bisogno. Quello che non è assolutamente condivisibile nell’ operazione (non azione politica, purtroppo !) portata a termine da Marco Perale è il metodo del tutto incoerente e contraddittorio. E’ legittimo avere delle riserve sulla conduzione delle primarie o sulla elaborazione delle liste, ma non è accettabile che, prendendo lo spunto da queste insoddisfazioni, Marco Perale metta in discussione la natura e la funzione del partito considerandolo improvvisamente un “luogo” politicamente invivibile.

Non a caso prende lo spunto e rievoca il “caso Massaro” a giustificazione della sua scelta, non accorgendosi di rappresentare l’ ennesimo, modesto caso di personalizzazione della rappresentazione politica e la presunta propria indispensabilità.  Non mi permetto di rivolgere un appello a Marco Perale perché “rientri dalla finestra” e ritorni nell’ agone politico locale: saranno la sua intelligenza e la sua generosità ad indurlo alla scelta più giusta.

Colgo l’ occasione per porgere i miei più cordiali saluti a tutti ed in particolare gli auguri a Roger De Menech e Claudia Bettiol impegnati nell’ esaltante confronto elettore in nome e per conto del P.D. e della comunità bellunese.

Mario Svaluto Moreolo – Iscritto al Circolo dell’ Oltrardo del Partito Democratico.

 

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4 comments
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  1. Niente saluti ed auguri ad Irma Visalli?

  2. PD o PDL, faccio fatica a distinguerli… Il programma è lo stesso, poltrone, poltrone, poltrone! E a noi restan solo le tasse da pagare e i ladri che ci rubano in casa. Grazie!

  3. eccezionale chiusura “in nome e per conto del P.D. e della comunità bellunese.”

    prima il partito e poi i belliunesi.

    forti questi.

  4. Non posso sapere cosa abbia in mente Marco Perale e non voglio difenderlo ne’ tanto meno interpretarlo.
    Vado anzi tranquillo sul punto, posto che tutti sanno quante ce ne siamo dette e date in questi anni di confronti, talvolta tesi ma sempre corretti.

    La sua scelta pone però un punto di discussione.

    La Chiesa per anni ha svolto di fatto un ruolo di presenza in politica con un partito di riferimento.
    Con la seconda repubblica c’è stata una presenza più defilata e tendenzialmente diffusa nei partiti compatibili con il credo: una sorta di andate nel mondo e portate il vostro messaggio dove approdate.

    L’imprimatur ricevuto da Monti e vicende personali (affossamenti come fuoriuscite) che si notano con una certa frequenza sono casualmente concatenate o sono l’inizio di una reazione eguale e contraria alla diaspora del big bang?

    La preoccupazione che si legge in certi interventi fa riflettere.

    A scanso d’equivoci, pur abbracciando la filosofia del cristianesimo, chiarisco subito di non far parte del meccanismo di cui stiamo discutendo.