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martedì, Agosto 11, 2020
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Sangue e soldi nell’immediato dopoguerra. A Venezia viene uccisa e gettata nel canale Linda Cimetta, che gestiva il Caffè Vittoria a Belluno

Linda Cimetta
Linda Cimetta

Alle 6.30 dell’8 maggio 1947, al largo de Ca’ La Bricola n.21 a Venezia, la rete tartana a strascico di Luigi Robelli si incaglia. Per liberarla, uno dei due figli del pescatore si tuffa dalla gondola, e nel fondale trova un baule ancorato a due macigni con corde e catene.

Al suo interno c’è il corpo di una donna segato all’inguine, con i segni della furia omicida, ma con ancora addosso i gioielli, la fede, un brillante e gli orecchini. La donna è Linda Cimetta in Azzalini (12.03.1902 – 24.04.1947), 45enne originaria di Vittorio Veneto e residente a Belluno, dove gestisce con la famiglia il Caffè Vittoria. Giovedì 24 aprile 1947 Linda si reca a Venezia, come aveva fatto altre volte, dall’amica Gaiotti a San Marco per acquistare una partita di sigarette americane di contrabbando che poi avrebbe rivenduto a Belluno al mercato nero. Aveva in tasca 110 mila lire, che risulteranno essere il movente del delitto. Dalle indagini risulta che Linda ha incontrato Bartolomeo Toma, 39enne originario di Brindisi con il vizio del gioco.

calle de la bissa veneziaL’uomo ha già dilapidato i beni della sua famiglia e anche della suocera, ed ha una relazione con una tabaccaia 56enne, Elisa Cudignotto che accetta di ospitare Toma e famiglia nella soffitta della sua casa in Calle della Bissa 5471. Il 29 aprile l’amica di Linda ne denuncia la scomparsa. Il I° maggio gli agenti arrestano Toma. Nel corso della perquisizione la polizia rinviene un fazzoletto macchiato di sangue appartenuto a Linda Cimetta. La mattina del 2 maggio Toma confessa l’omicidio per impossessarsi del denaro. Ma in Calle della Bissa il cadavere non c’è. Toma dice di averlo messo in un baule e buttato in acqua. Il 4 maggio durante l’interrogatorio Toma fa il nome di un complice, Luigi Sardi, 45 anni, gondoliere veneziano di San Samuele. E lo accusa di aver inflitto il colpo mortale alla donna e di aver segato le gambe del cadavere per farlo entrare nel baule. Sardi inizialmente nega. Poi confessa e dice di aver trasportato il baule con la sua gondola passando dinanzi il Casino degli Spiriti, un luogo isolato dove terminano le Fondamente Nove.tomba linda cimetta L’11 maggio si celebra il funerale di Linda Cimetta, a spese del Comune di Venezia nella basilica dei Santi Giovanni e Paolo, alla presenza del figlio, la sorella e il nipote della vittima. C’è anche il sindaco Gianquinto, il prosindaco e il questore. La gondola con il feretro è seguita da un corteo di altre cento gondole. La salma sarà poi tumulata nella tomba di famiglia a Ceneda di Vittorio Veneto.

Per Toma e Sardi inizia il processo. L’omicidio premeditato per rapina nel 1947 è punito con la pena di morte mediante fucilazione alla schiena. In soli due mesi, il 18 giugno 1947 il Tribunale militare straordinario di Padova condanna i due imputati all’ergastolo. Ma il 21 novembre 1949 la Corte di Cassazione a sezioni riunite, su ricorso di Toma, annulla la sentenza del Tribunale militare per difetto di giurisdizione. Il 18 ottobre la Corte di assise di Venezia li condanna all’ergastolo. Il 10 giugno del 1952 la Corte d’Assise d’Appello conferma la sentenza. Sardi presenta un nuovo ricorso per la seminfermità che gli viene riconosciuta dalla Corte d’Assise d’Appello tre anni dopo riducendo la condanna a 30 anni con 6 di condono. Sardi esce dal manicomio di Reggio Emilia nel 1973.

Nell’inverno del 1980 uccide un sovrintendente di polizia colpendolo alle spalle con un tubo, senza alcun movente. Arrestato, continua a ripetere “ero innocente”. Muore fuori di senno in cella nel 1983. Il 12 marzo 1955 Toma viene condannato a 24 anni per l’omicidio e 25 per la rapina. Evade in una notte di tempesta del il 6 luglio 1960 dal carcere di Santo Stefano (Latina) in compagnia di Giovanni De Luca, 46 anni, rapinatore bolognese. Dei due non si seppe più nulla.

Roberto De Nart

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