Monday, 24 September 2018 - 13:40

Nis: i dati incontrovertibili dell’assessore Santesso

Dic 17th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Aumentare le tasse ai cittadini (Imu, spazzatura, rette casa riposo, ecc.) per reperire i soldi per tenere in piedi una società in perdita (qualora la legge lo permetta), o cedere a privati la gestione dei rami secchi?  E’ pressappoco la grana che si è trovata a gestire la giunta Massaro al suo insediamento. Tenendo presente, anche, che colui che amministra il bene pubblico ha l’obbligo di privilegiare l’interesse comune.

erasmo santessoEbbene, l’assessore Erasmo Santesso oggi, conti alla mano, spiega le condizioni in cui versava la Nis (Nuovi impianti sportivi) la società partecipata del Comune di Belluno che gestiva gli impianti del Nevegàl e le motivazioni che hanno portato alla sua dismissione.
“Credo di fare cosa utile fornendo ai cittadini qualche informazione sulla vicenda Nis” dichiara Santesso illustrando per punti l’intera vicenda.

1. La NIS è una società strutturalmente in perdita.
Negli ultimi 5 esercizi ha riportato i seguenti risultati:
30/09/2008 perdita di 985.000
30/09/2009 perdita di 926.179
31/05/2010 utile di 24.563 per effetto di un contributo straordinario
31/05/2011 perdita di 571.000
31/05/2012 perdita di 806.000.
Gli anni precedenti sono contrassegnati da esiti analoghi. Anche se fino al giugno 2010 i risultati dipendono congiuntamente dalla gestione della piscina e degli impianti sciistici, le perdite riflettono principalmente le difficoltà che caratterizzano la gestione degli impianti sciistici. Ciò significa che la società ha bisogno di continui trasferimenti di risorse da parte del Comune. Negli ultimi dodici anni i trasferimenti di risorse da parte del Comune, a vario titolo, ammontano a circa 7.800.000 euro.

2. La NIS presentava anche una situazione di squilibrio finanziario. Lo dimostra l’entità dei debiti (circa 2.500.000 euro) e la difficoltà di pagare regolarmente gli stipendi. Per pagare i debiti la società disponeva solo degli impianti. Il valore degli impianti dipende dalla redditività attesa. Poiché i risultati pregressi sono stabilmente negativi e non sono disponibili credibili progetti di rapido miglioramento attuabili dalla NIS stessa, il valore degli impianti in ipotesi di continuità è molto esiguo. Una perizia redatta nel marzo del 2012 ai fini di fornire un valore base per la vendita, determina il valore della società in euro 2.700.000. Il metodo adottato per la valutazione non è però adatto ad esprimere il valore di un’impresa, soprattutto quando le ipotesi di redditività futura sono completamente assenti. Pertanto la NIS non aveva le risorse per pagare i debiti.

3. La legge vieta di finanziare società strutturalmente in perdita. L’art. 6 comma 19 del D.L. 78/2010 stabilisce che le amministrazioni pubbliche non possono, salvo quanto previsto dall’art. 2447 codice civile, effettuare aumenti di capitale a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio, ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite infra-annuali. La Corte dei Conti, interrogata sulla norma in esame, è giunta alla conclusione che le norme impongono l’abbandono della logica del salvataggio a tutti i costi di strutture ed organismi partecipati che versano in condizioni di irrimediabile dissesto. Così come è da escludere l’ammissibilità di interventi tampone con dispendio di disponibilità finanziarie a fondo perduto, erogate senza l’inserimento di un programma industriale o in una prospettiva che realizzi l’economicità e l’efficienza della gestione nel medio lungo periodo. Per la Corte, i trasferimenti potranno essere autorizzati solo al cospetto di gravi pericoli per l’ordine, la sicurezza pubblica e la sanità e al fine di salvaguardare la continuità nelle prestazioni di servizi di pubblico interesse. E’ da evidenziare inoltre che la situazione di deficitarietà e l’obbligo di dismissione della NIS è stato rilevato dalla Corte dei conti nelle recenti pronunce sul rendiconto 2009 e sul bilancio 2011 (n. 395 del 26/10/2011 e n. 91 del 15/12/2011), nonché dall’Ispettore del Ministero dell’Economia e finanze nella relazione inviata alla Procura della Corte dei conti di Venezia – Sezione giurisdizionale.

4. La società è stata messa in liquidazione per porre fine alla eccessiva spesa. Le norme vigenti (divieto di finanziare imprese in perdita strutturale), le indicazioni della Corte dei conti (intimazione di responsabilità personale se gli organi di governo dell’ente locale continuano a coprire perdite di imprese strutturalmente insufficienti) e la consapevolezza che una radicale inversione dell’andamento gestionale non era facilmente prevedibile hanno causato la messa in liquidazione della società. E in ogni caso, già a monte, la deliberazione consiliare dell’amministrazione Prade che decretava la messa in vendita della società, ne aveva decretato la messa in liquidazione, in caso di mancata vendita.

5. Non si è fatto un concordato preventivo vendendo gli impianti e offrendo tale ammontare ai creditori perché gli impianti avrebbero dovuto essere ceduti realizzando somme estremamente contenute e non si sarebbe potuto trovare un accordo con i creditori. Anche avvalendosi della possibilità di presentare una domanda di concordato in attesa di successivo piano, la NIS non era in grado di produrre un progetto che ne rovesciasse positivamente le sorti. Il progetto “Abitare il Nevegal” non presentava, nel momento in cui l’amministratore ha redatto il bilancio 2012, requisiti di fattibilità che consentissero di continuare la gestione ordinaria. Distinguere quando un progetto è concretamente realizzabile o quando costituisce una semplice “visione” non è sempre facile. Ma è tipico del vecchio modo di fare politica presentare le proprie iniziative in modo seducente al fine di far credere” agli elettori che i risultati saranno clamorosi. Questa amministrazione si è data l’obiettivo di “non colorare” la realtà ma di presentarla nel modo più realistico e trasparente per non creare illusioni e spiacevoli sorprese.

6. L’alternativa era di trovare qualcuno che acquisisse gli impianti, ma che sapesse far meglio di come aveva fatto il Comune fino a quel momento, e garantisse pertanto la continuità della attività invernale. Si è trovato ascolto da parte di un gruppo di imprenditori, animati da grande passione per l’ambiente bellunese e per il colle del Nevegal. A questi non si è potuto chiedere un corrispettivo significativo per la cessione degli impianti. In primo luogo perché gli impianti valevano molto poco e in secondo luogo perché gli imprenditori non erano disponibili all’acquisto ma solo ad un affitto a tempo limitato, per conoscere meglio la situazione aziendale e valutare l’opportunità di investire e comunque la possibilità di non perdere.

7. La somma disponibile per i creditori della NIS è dunque il canone di affitto di 50.000 euro con il quale non si giudica possibile proporre un ragionevole concordato. La dichiarazione di fallimento risulta così essere la modalità con cui trovare una dolorosa ma inevitabile soluzione che consenta di uscire dalla crisi nei limiti delle modeste risorse disponibili e augurandosi che la gestione futura possa valorizzare il compendio investito e tutta l’area del colle.

8. Sono stati raggiunti due importanti risultati: la riduzione della spesa del Comune e il coinvolgimento economico e manageriale di imprenditori nella gestione del Nevegal. In altri termini: mantenimento dei servizi senza oneri per la pubblica amministrazione e per i cittadini. Non si è riusciti a garantire interamente il pagamento dei creditori diversi dai dipendenti. Ma l’impossibilità di onorare tutti i debiti non è causata dal fallimento della NIS. E’ invece l’impossibilità di pagare quanto dovuto, troppo a lungo sottovalutata, che ha condotto al fallimento.

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14 comments
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  1. Condivisibile, anche se le considerazioni da fare sulla faccenda dovrebbero abbracciare un contesto che va oltre la N.I.S..
    E’ risaputo che l’80% degli impianti di risalita lavora, di per se, in perdita. Per quelli posti alla stessa quota del Nevega, la percentuale è praticamente del 100%.
    E’ il contorno, ma non sempre, a guadagnarci. E si sapeva.
    In sintesi, la collettività ha letteralmente buttato 7.800.000 euro per sostenere le attività ricettive ed i valori immobiliari del Nevegal. Attività private.
    E’ stata una scelta cosciente da parte di tutte le amministrazioni che si sono succedute nel tempo (e se no, non ci erano, ma ci facevano).
    Quest’a ultima è stata praticamente costretta a comportarsi così.
    Il Nevegal come concepito a suo tempo, è arrivato non alla frutta, ma al torsolo.
    Adesso servono coraggio e nuove idee.
    Vediamo se ci sono.

  2. rectius nona riga: (e se no, non ci facevano, ma ci erano)

  3. Temo proprio che le cose stiano così. Hanno ragione Santesso e Perin-

  4. Stimando 25000 persone adulte contribuenti e votanti sono 320 euro a testa di disavanzo che ogni bellunese ha bruciato sul Nevegalper negli ultimi 5 anni!. Grazie a Santesso se ferma questa emorragia.
    I soldi della collettività servono ad altro.

  5. sul divieto di finanziare le società,ci si scorda che ciò è vero “salvo quanto previsto dall’art. 2447 codice civile”. Ossia salvo per riportare al minimo legale (10.000 euro) il capitale sociale. La perdita del 2012 poi è gravata dalle svalutazioni per 570.000 euro volute dalla attuale amministrazione, e sulla cui validità lo stesso collegio sindacale ha espresso la sua contrarietà nella sua relazione (pagina 7: http://tinyurl.com/d2mfccn ). Il progetto abitare il nevegal è irrealizzabile da quando Massaro, da sempre avverso al progetto, si è insediato a palazzo rosso. Se non si ha voglia di perseguire un obiettivo, non lo si raggiungerà mai. Il sindaco non ha mai voluto portare avanti il progetto, così come non ha mai avuto intenzione di salvare la nis. Sempre il collegio sindacale (pagina 7 e 8) a seguito dell’assemblea pubblica tenuta dall’amministrazione il 28 giugno, fa notare come “il fatto di aver descritto la società come ad un passo del fallimento non può certamente contribuire al mantenimento del valore di mercato”.
    La stagione sciistica è già iniziata, e sembra proprio che andrà a gonfie vele. Congratulazioni agli imprenditori bellunesi, che si spera faranno un ottimo affare e forniranno un bel servizio alla comunità. Ma pensate che se invece di smantellare la nis, l’avessero mantenuta, quei profitti sarebbero suoi. e avrebbe avuto un bell’appeal a fine anno.
    ps il comune stanzierà 50.000 ulteriori per il colle col progetto adorable, inoltre sembra che la comunità montana ne verserà altri 50.000: si fa fallire una società partecipata pubblica (probabilmente evento unico in italia!!!!) perché impossibilitati dal finanziarla, ma dall’altra si trovano 100.000 euro così, dal nulla. Potevate metterci un pò più di impegno, tirare fino a fine anno, gestire VOI la bella stagione invernale che si prospetta per poi rivendere a terzi, invece di mollare senza neanche provarci?

  6. “Aumentare le tasse ai cittadini (Imu, spazzatura, rette casa riposo, ecc.) per reperire i soldi per tenere in piedi una società in perdita (qualora la legge lo permetta), o cedere a privati la gestione dei rami secchi?”
    Questa prima affermazione,al di la del caso specifico, non lascia intravedere niente di buono, da tutta l’idea di essere l’inizio di una campagna “pubblicitaria” finalizzata a preparare il terreno per attuare una più massiccia e completa “SVENDITA” delle partecipate e, quindi, dei “BENI della collettività” di cui tutti si riempiono la bocca ,ma poi alla resa dei conti …..

    “E’ pressappoco la grana che si è trovata a gestire la giunta Massaro al suo insediamento”
    Questa seconda,invece, è la solita litania inconcludente e che non giustifica nulla. Massaro, considerato che era consigliere (seppure di minoranza) uscente, sapeva benissimo cosa avrebbe trovato e, volendo, poteva arrivare più attrezzato all’appuntamento; altrimenti poteva fare anche a meno di candidarsi. Messa così da molto l’idea di “escusatio non petita, accusazio manifesta” (spero che le mie riminiscenze “latine ” siano corrette).

    “Tenendo presente, anche, che colui che amministra il bene pubblico ha l’obbligo di privilegiare l’interesse comune.”
    In merito alla terza ,volendo dare un vero segno di discontinuità a favore “dell’interesse comune”, sarebbe stato anche il caso di valutare la possibilità di intraprendere un’iniziativa finalizzata ad individuare eventuali colpe e responsabilità che hanno portato a tale dissesto. Non è più ammissibile che non ci siano mai “responsabili” a fronte di tali danni.

    Infine sarebbe stato molto meglio, più apprezzabile e corretto che tale dovizia di particolari fosse stata data a suo tempo nella sede opportuna del Consiglio Comunale, considerate anche le numerose e circostanziate richieste avanzate da molti Consiglieri.

    In quanto al “gruppo di imprenditori, animati da grande passione per l’ambiente bellunese e per il colle del Nevegal” mi limiterei ad una sospensione di giudizio, lasciando da parte però l’aspetto “altruistico” degli stessi in questa operazione. Sono dei semplici imprenditori che, giustamente, hanno valutato che questo tentativo di salvataggio poteva essere un buon affare e si sono lanciati nell’impresa, del resto 50.000 euro di affitto per tutti gli impianti per tutta la stagione ne sono la giusta dimostrazione. Con questo non ho nulla da contestare,come detto, fanno il loro lavoro e,per questo, gli faccio i migliori auguri di ottenere un buon risultato.

  7. RISPONDO A VITTORIO TISON (che ringrazio)

    Critica:
    Non è vero che la norma impone di non ricapitalizzare società in perdita. La ricapitalizzazione è consentita nei casi previsti dall’art. 2447.
    Risposta:
    L’art. 6 comma 19 del D.L. 78/2010 stabilisce che le amministrazioni pubbliche non possono, salvo quanto previsto dall’art. 2447 codice civile, effettuare aumenti di capitale a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio, ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite infra-annuali. Una interpretazione di prima approssimazione indurrebbe a ritenere che le società partecipate non possono essere oggetto di incrementi di capitale salvo nel caso in cui ciò sia necessario per riportare il capitale ad un valore non inferiore al minimo. Consideriamo tuttavia ulteriori elementi interpretatativi. La Corte dei Conti, interrogata sulla norma in esame (parere 1081 del 20 dicembre 2010 della Corte dei Conti della Lombardia), è giunta alla conclusione che le norme impongono l’abbandono della logica del salvataggio a tutti i costi di strutture ed organismi partecipati che versano in condizioni di irrimediabile dissesto. Così come è da escludere l’ammissibilità di interventi tampone con dispendio di disponibilità finanziarie a fondo perduto, erogati senza l’inserimento di un programma industriale o in una prospettiva che realizzi l’economicità e l’efficienza della gestione nel medio lungo periodo. Per la Corte, i trasferimenti potranno essere autorizzati solo al cospetto di gravi pericoli per l’ordine, la sicurezza pubblica e la sanità e al fine di salvaguardare la continuità nelle prestazioni di servizi di pubblico interesse. quanto esposto induce a ritenere che il ripristino del capitale sia ammesso solo in presenza di obiettive prospettive di sostenibilità della gestione. Non basta perdere il capitale per dare motivo al suo ripristino se non ci sono prospettive di mutamento dei risultati economici conseguibili.

    Critica:
    Il bilancio del 2012 è veritiero oppure hanno ragione i componenti del collegio sindacale che lo contestano?
    Risposta:
    La prima contestazione del collegio sindacale riguarda la svalutazione per 167.000 euro delle immobilizzazioni in corso riferibili al progetto Abitare il Nevegal con il quale il Comune di Belluno si proponeva “di realizzare in Nevegal un nuovo polo insediativo di eccellenza, anche per la presenza di una scuola di alto livello in grado di garantire una formazione nel settore dell’ospitalità, certificata sul piano accademico e della qualità, dalla nota EHL Ecole Hotelliere di Losanna (Svizzera). L’attivazione di un polo di tale portata avrebbe dato la garanzia di attività sul colle del Nevegal per tutte le stagioni dell’anno, le quali non sarebbero più dipendenti dagli eventi atmosferici come attualmente” (delibera consigliare n. 57 del 29.11.2010). I costi in esame si riferiscono ad una consulenza assegnata dalla NIS. I principi contabili nazionali in tema di riconoscimento di immobilizzazioni immateriali affermano che il loro mantenimento nell’attivo dipende dalle seguenti condizioni:
    – il permanere dell’utilità futura deve essere periodicamente accertato per verificare il requisito della realizzabilità delle poste attive;
    – l’ammontare capitalizzato non può eccedere il valore stimato dell’utilità futura.
    Il principio contabile OIC n. 24 precisa che “particolare attenzione dovrà essere posta, ad esempio, nel caso in cui le previsioni dei risultati economici dei prossimi esercizi, al lordo dell’ammortamento delle spese di impianto e di ampliamento, consistano in:
    1. Una riduzione degli utili;
    2. Perdite, ancorchè si preveda che esse non abbiano carattere permanente;
    3. Perdite significative, il cui successivo recupero tramite utili di esercizio non possa essere previsto nel periodo di ammortamento dei costi di impianto e di ampliamento.
    Lo IAS 38, in questa circostanza integrativo dei principi contabili nazionali, afferma che:
    “Un’attività immateriale derivante dallo sviluppo (o dalla fase di sviluppo di un progetto interno) deve essere rilevata se, e solo se, l’entità può dimostrare quanto segue:
    a. la fattibilità tecnica di completare l’attività immateriale in modo da essere disponibile per l’uso o per la vendita;
    b. la sua intenzione a completare l’attività immateriale per usarla o venderla;
    c. la sua capacità di usare o vendere l’attività immateriale;
    d. in quale modo l’attività immateriale genererà probabili benefici economici futuri (…);
    e. la disponibilità di risorse tecniche, finanziarie o di altro tipo adeguate per completare lo sviluppo e per l’utilizzo o la vendita dell’attività immateriale;
    f. la sua capacità di valutare attendibilmente il costo attribuibile all’attività immateriale durante il suo sviluppo.” (paragrafo 57).
    Non vi è dubbio che la precedente amministrazione del Comune di Belluno si sia attivata per la realizzazione di un importante progetto di sviluppo del colle del Nevegal. Tuttavia il processo non era ancora pervenuto ad un livello sufficientemente concreto come prevede la regola contabile. I costi sostenuti non sono stati inutili ma all’amministratore unico della NIS, raccolte le informazioni disponibili presso il Comune, non risulta che sussistano i requisiti previsti dalle regole contabili per la loro iscrivibilità nell’attivo del bilancio. In altri termini non si sono rinvenuti accordi definiti fra finanziatori e gestori del progetto che abbiano la concretezza sufficiente per dare luogo alla rilevazione in questione. E’ quindi corretto caricare a conto economico i costi in esame. Sto raccogliendo direttamente le prove sulla attuabilità del progetto e fino ad oggi le assunzioni dell’amministratore che ha redatto il bilancio sono confermate

    La seconda contestazione riguarda l’imputazione a conto economico dei costi sostenuti per la manutenzione degli impianti sciistici per 354.000, precedentemente capitalizzati, ritenendo che tali costi allungassero la vita utile dei beni. A giudizio dell’amministratore, fondato su presupposti eminentemente di natura tecnica, si tratta della correzione di un errore.

    Critica
    Se la Nis fosse stata mantenuta avrebbe conseguito i profitti che invece andranno nelle tasche degli imprenditori privati.
    Risposta
    Per mantenere la Nis bisognava pagare gli stipendi e sostenere le spese per la manutenzione. La Nis non disponeva di risorse neppure per pagare gli stipendi, nonostante l’aiuto finanziario fornito da Sportivamente Belluno.

  8. RISPONDO A VITTORIO TISON (SEGUITO)

    Per tenere in vita la Nis bisognava ripristinare il capitale con un versamento di oltre 600.000 euro. Ciò è vietato dalla legge e non riflette le priorità di spesa dell’amministrazione comunale. Ben diverso è spendere 50.000 euro per aiutare la ripresa del colle a vantaggio degli imprenditori della newco e dei commercianti che lavorano sul Nevegal, senza per questo mantenere in vita una iniziativa economica che non è mai riuscita a decollare e che ha provocato nel passato oneri di rilievo.

  9. […] Vai alla fonte […]

  10. Gentile professore, la ringrazio per la risposta. Cerco nel mio piccolo allora di specificare meglio il mio pensiero. Per quanto riguarda l’art.6 c.19, è chiaro (almeno dal mio personale punto di vista) che il divieto in questione è divenuto definitivo al cambio di amministrazione. questo perché, come ha sottolineato lei, “la precedente amministrazione del Comune di Belluno si sia attivata per la realizzazione di un importante progetto di sviluppo del colle del Nevegal”. Proprio per l’esistenza di questo progetto si realizza il presupposto richiesto dalla corte dei conti della presenza di, come giustamente afferma lei, “prospettive di mutamento dei risultati economici conseguibili”. Il cardine di queste prospettive, il progetto abitare il nevegal, è stato da sempre osteggiato dall’attuale sindaco, e l’unica connessione tra belluno e la scuola, il signor Luyet, a sua volta è stato sempre criticato ed attaccato. va da se che, venendo meno il cardine, viene parimenti meno il presupposto necessario per sottrarsi dal divieto di copertura delle perdite.

    riguardo la svalutazione del progetto abitare il nevegal, i principi contabili sono chiari, e a qualsiasi corso base sulla revisione legale i relatori sono chiari nel dire che è severamente vietato al collegio sindacale permettere la capitalizzazione di tali costi, perché è pressocché impossibile che il primo anno si abbia la certezza che si tramutino in futura utilità. la ratio è evidente. Però anche i principi contabili, e sicuramente qui bestemmio, ogni tanto devono sottostare al contesto storico e socio-economico in cui sono applicati. Il contesto è quello di una amministrazione pubblica in preda a una crisi finanziaria inaudita, in un ambito locale il cui motore, l’industria, è costantemente a rischio a causa delle pressioni globali e che vede nel turismo l’unica sua via d’uscita. Per trovare questa via d’uscita un ente pubblico, non un privato finalizzato al profitto, vede il “treno della vita” fermarsi alla sua stazione, ed utilizza le sue scarse risorse per riuscire a prenderlo. Tutto questo cappello per dire che, se per evitare conseguenze sistemiche sul mondo bancario lo stesso IASB ha consentito la riclassificazione di titoli held for trading ad altre categorie valutabili al costo, parimenti per evitare ricadute “sistemiche” sul mondo delle partecipate del comune (ricadute che pare ci siano, almeno dal punto di vista “bancario”) si poteva applicare una interpretazione estensiva dei principi contabili, per un tipo di capitalizzazione che, siamo onesti e diciamolo sotto voce, è molto più diffusa nella sua versione estensiva che letterale. Soprattutto, ripeto, per le ricadute sociali dovute al suo essere ente pubblico.

    Sulla fattibilità del progetto, probabilmente dovreste passare per il tramite del consulente Luyet, da sempre definito dalla stessa scuola uomo di fiducia.

    Riguardo l’imputazione a CE dei costi di manutenzione, oltre a quanto spiegato dal collegio sindacale l’oic 16 mi pare preveda che questi siano capitalizzabili qualora, tra l’altro, incrementino la vita utile del bene. Sempre se non erro, tali manutenzioni erano necessarie per permetterne l’adeguamento alla normativa sulla sicurezza, tanto che in loro assenza gli impianti non sarebbero stati a norma, quindi sarebbero considerabili come prolunganti la vita utile e quindi capitalizzabili.

    Tenuto conto di ciò, ossia togliendo l’ammontare delle svalutazioni, che è un fardello ben pesante, si sarebbe ridimensionato notevolmente il capitale necessario per far avviare la stagione sciistica. E se, mi scusi, si fosse evitato di descrivere pubblicamente la società come in fase terminale, utilizzando il concordato preventivo in bianco, si sarebbe attenuata per 3-4 mesi la tensione finanziaria col blocco dei pagamenti, e magari si avrebbe potuto ristrutturare il debito su termini più lunghi del breve, “forti” (il virgolettato è d’obbligo, stante la difficoltà!) di un bilancio si negativo, ma con 600.000 euro di costi in meno rispetto a quanto è emerso!

  11. Caro Vittorio Tison

    Premetto che non ho pregiudizi verso nessuno. Non ho carriere politiche da fare. Avevo un rapporto di cordialità con Prade (prima che mi affibbiasse l’epiteto di “encefalogramma piatto”). Faccio questo lavoro per servizio alla città. Se avessi trovato argomenti per capitalizzare i costi di Abitare in Nevegal li avrei accolti. Invece ho parlato con esponenti di un fondo di investimento inglese che mi hanno segnalato l’inutilità di fare riferimento al consulente e la grande incertezza che grava sui rapporti con la scuola svizzera. Ho parlato con l’amministratore di un gruppo privato al quale era stato proposto il Centro Parkison e che mi ha riferito che l’operazione era legata a improbabili accreditamenti e finanziamenti regionali. Come poteva l’amministratore di Nis che ha redatto il bilancio dichiarare l’esistenza di un piano operativo?

    In merito alle manutenzioni si capitalizzano solo quelle che aumentano la durata originariamente prevista del cespite e non semplicemente quelle che se non fossero fatte causerebbero l’interruzione dell’uso del bene.

  12. Lungi da me accusarla d’essere pregiudizievole! A mio modo cerco di non esserlo nemmeno io, tant’è che ho sempre rinfacciato alla passata amministrazione l’eccessiva lentezza per quanto riguarda l’implementazione e l’attuazione del progetto, riguardo al quale il consulente (che, ricordiamolo, ne è anche l’ideatore) ha sempre fatto intendere più o meno velatamente che per la sua prosecuzione e per la gestione dei rapporti con la scuola era necessario passare attraverso di lui..

    Mi scusi l’ottusità sulle capitalizzazioni ma, sempre con il fine di limitare l’impatto dei costi sull’esercizio, non capisco perché tali costi non potevano essere capitalizzati ed ammortizzati separatamente dal bene come tutte le manutenzioni cicliche (major inspection and overhaul, sic-23)..

  13. Se ho un bene della durata originaria di tre anni che richiede una manutenzione annua di euro 3 per mantenere la durata originaria si verificano i seguenti trattamenti contabili:

    A. Costi spesati anno per anno rilevati per 3 euro ogni anno

    B. Costi capitalizzati ogni anno nell’ipotesi successivamente smentita che incrementino la durata del bene. Primo anno costi per ammortamento 1; secondo anno costi per ammortamento 2; terzo e ultimo anno costi per ammortamento 3 e svalutazione per 3.

    Tutta questa polemica volta a dimostrare che sono disonesto o, nella migliore delle ipotesi, incompetente dimentica che l’obiettivo di mantenere in vita il Nevegal senza oneri per il comune é stato raggiunto. La NIS pervenuta alla giunta Massaro era guidata da un amministratore nominato dalla giunta Prade in continuità con il precedente amministratore unico. Se l’amministratore della Nis avesse avuto qualche fantastico programma da proporre nessuno lo avrebbe ostacolato.
    Chiudiamo qui questo colloquio. Mi pare di essere stato abbastanza chiaro.

  14. Ringrazio i Sigg. Santesso e Tison per la disquisizione contabile ma la sostanza non cambia: bene ha fatto il Dott. Santesso a chiudere la NIS; è evidente che non c’erano alternative perchè tutte le strade sono state percorse. Ha esattamente fatto il lavoro “sporco” che gli altri non hanno avuto la forza e il coraggio di fare per le solite convenienze politiche con un costo sociale enorme – come al solito – per noi cittadini. Facile adesso fare gli spiritosi e i fenomeni. Altro che bene comune, gli interessi di pochi contro i sacrifici di molti.
    Avanti con le prossime sorprese, di certo spero vivamente che se ci sono state delle responsabilità, quest’ultime siano perseguite perchè questa amministrazione deve dare un segnale di discontinuità; non è possibile che nel pubblico tutto sia ammesso e nessuno paghi.