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Domenica 4 novembre a Cesiomaggiore il ricordo dell’alpino Angelo Sacchet disperso in Russia nel ’43

Ott 29th, 2012 | By | Category: Appuntamenti, Pausa Caffè, Società, Associazioni, Istituzioni

Non aveva ancora compiuto ventiquattro anni Angelo Sacchet, quando scomparve tra le nevi di Russia. Indossata la divisa di Alpino per la prima volta nel 1938, quando l’Italia entrò in guerra nel 1940 venne richiamato alle armi e inviato al fronte in Albania. Nell’agosto del 1942 il Gruppo Udine del 3° Reggimento Artiglieria Alpina, di cui fa parte, è impegnato sul fronte russo, dove dall’estate precedente è in atto l’attacco alla potenza sovietica da parte dell’esercito nazista, fiancheggiato dalle truppe di Mussolini.

La tragedia dei 220mila soldati italiani dell’ARMIR è a tutti nota: privi di armi moderne e di equipaggiamento adeguato, annientati dal gelo, quei ragazzi combatterono con grande valore e dignità, ma ben 95mila non fecero più ritorno a casa.

Tra questi anche Angelo Sacchet, nato a Cesiomaggiore nel 1919 e ufficialmente disperso durante le operazioni di ritirata sul fronte del fiume Don nel gennaio del 1943.

Domenica 4 novembre, nel corso delle celebrazioni della giornata delle Forze Armate, a Cesio sarà ricordato anche questo giovane alpino, che finalmente, dopo settant’anni, fa idealmente “ritorno a casa”. Sarà, infatti, consegnata ai parenti la sua piastrina di riconoscimento, rinvenuta nella zona di Miciurinsk, dove per quattro mesi nel 1943 fu attivo un campo di prigionia in cui morirono oltre quattromila soldati italiani, l’80% dei reclusi.

La piastrina di Angelo Sacchet, insieme a quella di altri italiani, è stata acquisita da Antonio Respighi, consigliere dell’A.N.A. di Milano, che nel 2009 ha compiuto un viaggio della memoria sui campi di battaglia in Russia. Recentemente è stata inviata al Comune di Cesiomaggiore che domenica mattina, dopo il consueto omaggio al monumento ai Caduti, consegnerà ufficialmente il ricordo al nipote.

Un’occasione per ribadire il fermo no alla guerra e la condanna verso ogni forma di conflitto e di regime, i cui effetti non possono che portare a conseguenze disastrose e contrarie all’umana e reciproca benevolenza tra i popoli e le comunità.

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