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La storia di Nis nella verità dei fatti. Hanno scelto di chiudere in fretta e dare la colpa al passato? * di Tiziana Martire

Ott 10th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Decidere, sia politicamente che amministrativamente, di liquidare o far fallire una propria società per tutte le ragioni di questo mondo è scelta più che legittima ed un’assunzione di responsabilità precisa, ma dire che questa è l’unica via percorribile a causa della “mala gestione pregressa”, perché non si ha nessuna idea su cosa fare, beh, direi che è tutt’altra cosa!

L’attuale giunta sarà pure senza coloranti, ma è proprio senza colore ed effervescenza. Quell’effervescenza necessaria per immaginare soluzioni alternative a quella più semplice, leguleia ed inconcludente che non serve ad altro che ad alzare le mani, scaricare il barile per poter dire “io non centro nulla! Anzi, ho fatto quello che era da fare, non avevo alternative”. Il liquidatore della NIS ha già pronte le carte per il fallimento della società.

La NIS doveva essere liquidata da un pezzo?

Avessimo avuto una mentalità senza colore e senza effervescenza (e, permettetemi di dirlo, senza … coraggio), assolutamente sì. Dopotutto, i trasferimenti a NIS per copertura di perdite solo dal 2004 (Giunta De Col) all’avvento dell’amministrazione Prade sono stati 2.140.566,52 (due milioni centoquarantamila cinquecentosessantasei virgola cinquantadue!), oltre a trasferimenti in conto aumento di capitale per 1.280.265,17. Questo fa un totale di 3.420.831,69 euro!!!! (ecco il prospetto redatto dagli Uffici Comunali). Facile essere bravi e virtuosi quando schiacci un bottone e ti arrivano i soldi…

Senza polemiche, sapendo che NIS è sempre stata una società “faticosa”, noi, di fronte a questi numeri assurdi, non più sopportabili e per certi versi ingiusti da un punto di vista dell’equità dell’intervento pubblico, di fronte ad un ormai evidente obbligo di dismissione (finanziaria 2007) non abbiamo preso la strada più semplice dell’affossamento della società con tutto ciò che avrebbe comportato, e soprattutto non abbiamo subito “cercato il colpevole”, ma abbiamo preferito farci carico della responsabilità anche e innanzitutto politica di cercare una soluzione propositiva a favore del nostro territorio e non solo (siamo o non siamo Città Capoluogo?). Ma il nostro operato, vista la delicatezza della situazione, non è stato avventato, bensì ragionato attraverso un preciso confronto proprio con la Corte dei Conti, in una verifica presso il Magistrato Istruttore con l’allora Segretario Generale, al fine di individuare una via d’uscita condivisa e rispettosa della legge e del ruolo dell’Ente Pubblico (di ciò c’è traccia nelle relazioni previsionali programmatiche, che purtroppo normalmente nessuno legge).

La passata amministrazione ha creato buchi di bilancio?

A parte gli slogan della campagna elettorale dell’attuale sindaco, che vedeva buchi ovunque, c’è da dire che dai buchi di NIS (quelli sì reali) che abbiamo ereditato dalle amministrazioni precedenti siamo riusciti da una parte a creare una stagione estiva che prima di noi non è mai esistita, con la quale siamo pian piano riusciti a riequilibrare i costi degli impianti di risalita che prima in estate giravano a vuoto aumentando il flusso turistico (se non credete a me, provate a parlarne con gli operatori turistici), e dall’altra a porre le basi per quello che sarebbe (e dovrà) essere il volano dell’economia non solo bellunese, ma di tutto il Veneto: il Progetto NevEcol – Abitare il Nevegàl, con benefici indiretti per la NIS stessa. Per non parlare del Progetto per il Centro Parkinson, per fortuna nelle mani della Regione…(ecco il progetto Parkinson!)

A creare una “destagionalizzazione” ci aveva già provato la Giunta De Col, che la ha sognata con le “linee di indirizzo programmatico per lo sviluppo turistico, economico, sportivo ed urbanistico del Nevegal” elaborate ed approvate dal Consiglio Comunale di Belluno in data 21 dicembre 2004 e ribadite nella delibera numero 64 del 27/09/2005 (che stanziava 450.000 euro per NIS), e chissà perché, rimaste lettera morta (ecco la delibera).

Ma visto che avete fatto tutte queste cose, perché la NIS ha questa grande perdita?

Come ho detto sopra, ci sono due tipi di approccio ai problemi: quello effervescente, e quello senza colore. Per quanto riguarda la gestione della Cosa Pubblica, invece, c’è un solo approccio possibile: una gestione corretta che eviti un danno a un bene pubblico. Proprio per evitare il più possibile questo danno alla collettività (N.I.S. vale 2.700.000 euro, vedi la perizia giurata fatta per la sua cessione) ci siamo ingegnati e siamo riusciti a creare l’attività estiva ed abbiamo predisposto il Progetto Abitare il Nevegal – NevEcol, la prima pensata per il presente, il secondo per il futuro. Insomma Nis è sempre stata una società sicuramente con problemi, ma che stava diventando quantomeno appetibile sul mercato, vista l’obbligatorietà della sua dismissione. La fiducia nel valore della progettualità che abbiamo creato, assieme all’importanza del progetto Abitare il Nevegal – NevEcol, trova espressione numerica nel bilancio della società al 29 febbraio 2012, depositato in sede di assemblea straordinaria (quindi dal notaio), che porta una perdita di euro 95.954,76 (ecco il bilancio a febbraio ) e nel documento dell’Amministratore Unico di Nis in data 2 aprile 2012 (ecco la comunicazione amministratore) in cui viene presentata la realtà, realtà che nel giro di un mese è totalmente cambiata. Questa fiducia non si fonda su pie illusioni, ma su fatti concreti: i nuovi impianti hanno creato nel 2011 un flusso finanziario estivo di 380.000 euro, e non siamo stati i soli a credere al possibile sviluppo del Nevegal attraverso l’Accademia dell’Ospitalità.

Dal punto di vista quantitativo, il report (costato circa 60.000 euro) del Lausanne Hospitality Consulting, braccio esecutivo della Scuola di Losanna, ha mostrato chiaramente la sua fattibilità sia dal punto di vista dell’investimento, ma soprattutto dal punto di vista culturale: il nostro territorio ha infatti grandi potenzialità, ma è carente per quanto riguarda la cultura dell’ospitalità (sic!)(ecco il report presentato in una conferenza pubblica nel marzo 2010 presso l’Hotel Carpenada).

In seguito, è stato contattato il Consulente Gerard Luyet, sul cui costo per NIS, 107.000 euro, è stato detto di tutto tranne che la verità. E’ sua la definizione del Progetto NevEcol – Abitare il Nevegàl, un progetto cui hanno creduto in molti, tanto che la Regione Veneto lo ha inserito tra i suoi progetti strategici, il Consorzio Bim (da non confondersi col Bim – GSP) vi ha stanziato 100.000 euro, CCIAA, Confindustria Dolomiti, Ascom, A.B.M. lo hanno approvato, per non dire gli operatori del Colle che ne sono entusiasti.

Non per niente c’è una lettera interessante (solo???) inviata dal Vice Presidente della Regione Veneto e qui allegata (ecco lettera di Zorzato), che cita altresì il “coinvolgimento già avviato con Veneto Sviluppo”, la finanziaria regionale (a proposito di finanziatori…). Ovviamente, essendo stata inviata al Sindaco del Comune di Belluno, è regolarmente agli atti e citata in delibera di Consiglio n. 14 del 20 marzo 2012, delibera con la quale il Comune ha aderito alla procedura di attivazione dell’Accordo di Programma con la Regione.

Ma, dallo scorso maggio, questa fiducia nel territorio e, molto probabilmente, la voglia di mettersi in gioco in un progetto difficile ma di portata internazionale, è scomparsa. In poche settimane si è deciso che il progetto non vale nulla. Ciò ha portato, dal punto di vista contabile, alla sua svalutazione nel bilancio della società e, cosa assai più grave, rischia di buttare al vento una enorme opportunità per internazionalizzare il nostro territorio anche e soprattutto dal punto di vista turistico. Ci si nasconde dietro un evidente alibi: il “terrore” della speculazione edilizia. Come se l’Amministrazione Comunale (quindi, per oggi, l’attuale Amministrazione senza coloranti) non fosse in grado di gestire lo sviluppo urbanistico di una precisa e circoscritta porzione del Colle da identificare come “zona F”, ossia destinata ad infrastrutture ed impianti di interesse pubblico, in cui collocare l’Accademia dell’Ospitalità.

Il bilancio chiuso al 31/05/2012 ed approvato dalla nuova Amministrazione evidenzia una perdita pari ad euro 806.150. Che cosa è successo in poche settimane? Perché si è passati dai 96.000 agli 806.000 euro di perdita?

E’ successo che, da un “vero” principio di continuità aziendale (ossia vendo la società) si è passati ad un criterio di “messa in liquidazione”, ossia la sciolgo, la smembro perché ritengo che non valga nulla. Significa che non ci si dà da fare perché la società, sia pure in mani diverse, continui a svilupparsi assieme al territorio che la vede protagonista, ma la si svuota della sua attività e poi magari la si fa fallire. Questo disegno è stato evidenziato inequivocabilmente già nella riunione pubblica tenuta in Nevegal nel mese di giugno, ben prima che il Consiglio si pronunciasse sulla scelta da fare. Si è iniziato così a far morire Nis, trascurando il suo ruolo sul territorio e non analizzando tutte le conseguenze collegate al suo preannunciato fallimento.

Si è voluto fare un bilancio “di liquidazione”, chiudendo l’esercizio al 31.5.2012 con una perdita di 806.150 gravata da svalutazioni pari a 572.565,03 euro (vedi pag. 3 della Nota Integrativa) ritenute non corrette dallo stesso Collegio Sindacale (da pagina 5 a pagina 7 della relazione), e pronto per poter dire che l’unica via era ed è quella che l’attuale Amministrazione ha imboccato. Ovviamente a causa della “mala gestione” della precedente Amministrazione, e non del loro sistema di formazione del bilancio!

Per inciso, sarebbe interessante capire come mai esistono incongruenze tra la relazione del Collegio Sindacale (peraltro molto, molto interessante) e ciò che si legge nella Nota Integrativa. Potrebbe forse dipendere dal fatto che in Camera di Commercio possa essere finita (e quindi resa pubblica) una Nota Integrativa differente da quella trasmessa al Collegio Sindacale e portata in assemblea?

Naturalmente le motivazioni addotte sono tante e sicuramente si tenteranno delle accuse precise, come quella (apparsa su un quotidiano cittadino) che Sportivamente Belluno avrebbe addirittura contratto un mutuo per finanziare la stagione invernale di NIS: nulla di più irreale. Dal bilancio di Sportivamente infatti non c’è traccia di mutui (pagina 11 della nota integrativa), ma solo di scoperti di conto corrente. Tra l’altro, ricevere 400.000 euro di finanziamenti indebitandosi per 130.000… neanche Steve Jobs sarebbe riuscito ad ottenere queste condizioni (ecco la nota integrativa di sportivamente)!!!

E quale sarebbe poi stato il nostro progetto?

A gennaio 2012 il Consiglio Comunale ha così deliberato: “… in caso di esito infruttuoso della suddetta procedura di gara, di autorizzare la cessione mediante trattativa privata con l’applicazione di un ribasso rispetto al valore a base d’asta oppure mediante alienazione degli asset (cioè liquidazione volontaria) se più conveniente, riservando al Consiglio Comunale le successive decisioni su questo punto.”

Il che significa che dopo un’eventuale gara infruttuosa, il Consiglio ha stabilito che ci dovesse essere un’approfondita verifica delle possibilità di vendita della società attraverso una trattativa diretta con i soggetti interessati (come da prassi comune), per ricercare la massima conservazione del patrimonio e la massimizzazione del valore economico-finanziario. E solo in seguito, se più conveniente, passare alla messa in liquidazione.

Le offerte di gara dovevano pervenire entro il 21 giugno, ore 12. Nella riunione del 27 giugno in Nevegàl presso il Centro Le Torri, già si parla di messa in liquidazione: è evidente che non è stata nemmeno presa in considerazione la fase della trattativa privata, secondo il principio enunciato in tale riunione pubblica che una società in perdita non vale niente (!). Queste dichiarazioni pubbliche sono state così dannose per la società che persino il Collegio Sindacale, nella sua relazione (pagina 7-8), ne ha sottolineato la gravità.

Ecco qual era il percorso

Partendo dal presupposto inverso alla visione meramente bilancistica abbiamo lavorato fortemente per evitare qualsiasi deprezzamento degli sforzi fatti da tutte le passate Amministrazioni, compresa ovviamente la nostra, per salvaguardare quel patrimonio fatto di esperienza, uomini, concessioni, investimenti e possibilità concrete rappresentato da NIS, tanto che operatori economici anche non bellunesi avevano già manifestato il loro interesse per una società sia pure in sofferenza, ma con una funzione ben precisa in un contesto propositivo per il Nevegal, sia dal punto di vista sportivo, turistico che, soprattutto, di creazione di nuovi posti di lavoro e quindi di opportunità.

Presupposto indispensabile: la continuità aziendale. Ma se manca la progettualità, se manca la fiducia nelle proprie idee, se manca il coraggio di compiere scelte difficili non si può avere stabilità di gestione ed ogni cosa perde di valore. Il problema in questo caso è che la cosa che perde valore è un pezzo di Patrimonio Pubblico. Ma non è tutto!! Si è creato un clima di sfiducia generale che non si ferma alla NIS, ma trascina con sé le altre società ed il Comune stesso!

Quale era il percorso preparato? Ecco la nostra prima scelta: vendita con accollo dei debiti da parte dell’acquirente per salvaguardare il personale dipendente e i fornitori che hanno sempre creduto e sostenuto la società, evitando così sofferenze in capo a parte del sistema economico bellunese, nonché delle altre società partecipate (non va in crisi solo Sportivamente Belluno). Questo si basava su un’analisi accurata dei debiti (debiti a breve, debiti a medio-lungo termine, debiti verso il Comune, debiti verso le proprie partecipate, debiti da rinegoziare o da concordare nei tempi di pagamento), e sulla validità del progetto in itinere e sui miglioramenti dimostrati grazie alla attuata “destagionalizzazione”.

In Nevegàl si respirava tutta un’altra aria!

Questa trattativa avrebbe probabilmente richiesto tempo, forse oltre quello necessario per preparare la stagione invernale. In tal caso sarebbe stato possibile per il Comune di Belluno utilizzare quanto previsto dall’art. 6 comma 19 del d.l. 78/2010, che prevede la possibilità di ricostituire il capitale sociale al minimo di legge. Ovviamente, come ricorda la stessa Corte dei Conti, il tutto in presenza di: “approfondite valutazioni in merito alla coerenza dell’attività societaria rispetto alla missione istituzionale dell’ente, all’effettiva produzione di servizi di interesse generale, nonché in merito ai relativi costi/benefici; all’appropriatezza del modulo gestionale, alla comparazione con i vantaggi/svantaggi e con i risparmi/costi/risultati offerti da possibili moduli alternativi, alla capacità della gestione di perseguire in modo efficace, economico ed efficiente in un’ottica di lungo periodo, i risultati assegnati, anche in termini di promozione economica e sociale.”

Ossia, in parole povere, progettualità: una cosa che noi avevamo, ma che ora non esiste più.

La perdita stimata sarebbe stata di circa 250.000 euro. La ricostituzione del capitale al minimo legale di 10.000 euro sarebbe costata circa 167.000 euro (93.000 di capitale sociale esistente meno 250.000 dà 157.000 euro). Cifra che avrebbe permesso di affrontare la stagione invernale dando tempo per perfezionare l’accordo di cessione convocando tutte le parti interessate, comprese le rappresentanze sindacali e tutti di Amici del Nevegàl che avessero voglia di esserci. E 150.000 euro sono nulla in confronto al costo sociale delle ripercussioni del fallimento di NIS sui suoi creditori, che siano dipendenti, terzi privati o partecipate del Comune stesso. E 150.000 euro finanziati e pagati come? Se l’attuale Amministrazione, che è senza coloranti, non lo sa, siamo proprio ben messi!

Questa soluzione, come del resto ogni altra possibile soluzione che non fosse il fallimento, è diventata un sogno quando è stato detto pubblicamente che la società era sull’orlo del fallimento basandosi sui meri dati di bilancio, non inserendoli in alcun contesto di progettualità alternativa, visto che la nostra non è stata presa in considerazione.

Si è mai sentito parlare di auto fallimento da parte di un Ente pubblico? Incredibile dictu, a Belluno succede!

Questa è la verità dei fatti. La si potrà discutere, rifiutare, ma di sicuro non cancellare.

Tiziana Martire  *

* assessore al Bilancio della precedente giunta (ndr)

 

 

 

 

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12 comments
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  1. Siamo alle solite, la colpa è sempre della giunta precedente a perdere sono solo i lavoratori, possibile che nessuno si prenda mai le proprie responsabilità?

  2. cosa dire di un Sindaco che ha parlato continuamente di strategie turistiche, adesso l’unica esistente viene cancellata alla prima difficoltà. quindi quelli sforzi per allungare la stagione e sfruttare l’estate annullato, ritorniamo indietro di 20 anni quando si sciava qualche mese se c’era neve.
    adesso dove andiamo a sviluppare il turismo immaginato ? sul Roanza?? qui
    incapaci,

  3. Cara Tiziana, la storia della Nis ha radici ancora più vecchie di quanto non appaia dal tuo intervento.
    Esattamente dal 1990 quando il Comune di Belluno decise di non mantenere la fidejussione alla Sis, concessa per la realizzazione dell’impianto di innevamento artificiale sulle piste in Nevegàl, che ne sarebbe divenuto il secondo comprensorio in Veneto, dopo Zoldo. Quello fu lo spartiacque che ne segnò il destino. Dei se e dei ma sono piene le fosse, ma indubbiamente ne seguì un periodo troppo lungo di tentennamenti ed attese da parte dell’ente pubblico che designò il lento degenerare della situazione finanziaria ed impiantistica della società che nel frattempo aveva sostituito la “nostra” Sis. Molto fu anche dovuto alla situazione climatica che ingigantì le perdite con stagioni corte o per nulla innevate. Ma certamente l’inerzia dei nuovi amministratori fù fatale per lo sviluppo al seguito delle innovazioni tecniche nel frattempo arrivate sul mercato. Un esempio per tutti la scelta delle due seggiovie triposto semplici a servizio della Coca, nate già vecchie e non appetibili per una clientela che cercava impianti sempre più veloci.
    Dopo fu solo un rincorrere un debito che si autoalimentava.
    Tutto arrivò sempre in ritardo, ma non fu solo colpa della società pubblica.
    Ricordo che quando ero giovane socio Sis proposi la biglietteria a banda magnetica(il famoso bip bip): rifiutata da un Cda “incartapecorito” perché troppo futuribile…
    Quando vidi a Chamonix la prima “luge d’eté”, l’attuale fun bob, e si parla del 1986 (in Italia non ve n’era alcuno) e presentai i depliant, la possibilità di avere i disegni ed i progetti (a Chamonix l’aveva realizzata un imprenditore italiano che avevo là conosciuto) la risposta fu analoga. Erano novità che ci avrebbero fatto conoscere ad un vasto pubblico ed avrebbero vivacizzato l’offerta.
    Per farla breve, quando proposi all’ultimo amministratore, e siamo ai giorni nostri, di cercare tutte le possibilità per portare a costo zero, senza introdurre balzelli, nuove tipologie di sportivi (scialpinisti, ciaspatori, neofiti dello sci, settimane bianche scolastiche,percorsi estivi con guide e maestri, ecc.) chiedendo la compartecipazione alle spese da parte di sponsor tecnici (produttori di sci, attacchi, scarponi,ecc) consci della peculiarità del nostro colle (vicinanza alla pianura, quindi risparmio, sicurezza, maggiore tempo giornaliero per lo sci, baciono di utenza addirittura pomeridiano, …), disponibilità a far valere il giornaliero, in caso di maltempo,anche in piscina comunale, cosa venne fatto? Niente, anzi, si inventò un balzello di cinquanta € per gli scialpinisti e nessun collegamento Nevegàl/piscina.
    Questa è l’amara realtà. Condisci il tutto con la perdurante situazione climatica che addirittura produce inversione termica invernale montagna/pianura e la frittata è fatta. I numeri da te presentati saranno anche veri, ma il destino, lo dico amaramente, era segnato.
    L’attuale Amministrazione, concordo con te, ha dimostrato fin dall’inzio la volontà di perseguire un’unica soluzione e così è andata.

  4. Interessante analisi di Petazzi; circa l’analisi della Martire, parlano i voti presi fa lei e Benvegnù.

  5. Mah! Sono convinto che rinnovando almeno un paio di impianti di risalita e garantendo un sistema di innevamento artificiale anche nella parte alta del colle e magari con un rinnovo dei rifugi (vedi la fatiscenza del brigata cadore!), il nevegal, con un comprensorio a 10 minuti dalla autostrada!!!, avrebbe le carte in regola per sfondare sottraendo sciatori a comprensori dolomitici più scomodi da raggiungere per chi viene dalla pianura(soprattutto per i fruitori di giornata che si eviterebbero le lunghe code al rientro dal cadore o dall’agordino). Non capisco proprio questi politici che pensano a tanti inutili e dispendiosi contorni (scuola svizzera, abitare nvegal eccecc )ma non puntano sul fulcro del problema!

  6. E per fortuna che a guidare la Nis c’era Benvegnù, uno dei migliori manager del bellunese a detta di Prade! Lascia la Nis a febbraio dicendo che era una società sana e il mese dopo dipendenti senza stipendio…mah!
    Al di là delle cifre citate, sarebbe curioso quantificare quanti ci han mangiato sopra e quanti sono stati gli sprechi? Come si può amministrare una società del genere cambiando amministratore ogni anno o ad ogni tornata elettorale? come si può pretendere di fare un piano anche solo a medio termine quando chi guida la società dura una stagione e non vive il territorio e le sue problematiche ma ha l’ufficio in piscina a 10 km dalle piste? chissà se alcune scelte sarebbero state le stesse se chi amministrava cacciava soldi propri e non soldi pubblici e quindi altrui!

  7. Sulla vicena Nis e in generale sul Nevegal si è detto tutto e il contrario di tutto. Devo dire che, come cittadino bellunese, mi sento particolarmente confuso ed incapace di predere posizione in merito.
    L’unica cosa che mi pare di capire da tutta questa vicenda è che una struttura turistica basata sugli impianti di risalita, ed in particolare ad una quota medio/bassa come quella del Nevegal, per sua natura non può produrre utili.
    Il fatto che esistano gli impianti di risalita ed i comprensori sciistici deriva dal fatto che essi generano un indotto turistico importante e secondariamente rappresentano un modo di vivere e sviluppare il territorio montano.
    Gli impianti del Nevegal, come lo sono quasi tutti in Trentino e a Bolzano, potranno essere mantenuti e gestiti quindi solo con l’intervento pubblico che copra, con gli adeguati contributi, la differenza tra i costi e ricavi della gestione.
    Se è vero questo mi sembra che la questione del Nevegal sia solo politica: vogliamo che i soldi pubblici (dei cittadini pagati con le proprie imposte e tasse) vadano in parte impiegati in questi impianti?
    Se la risposta è affermativa l’unica strada è coinvolgere nella gestione degli stessi non solo il Comune di Belluno (ente troppo piccolo ed impossibilitato a farvi fronte) ma anche e soprattutto i privati ed altri enti pubblici come i comuni limitrofi a Belluno, la Provincia di Belluno e Treviso e la Regione Veneto. Io sono assolutamente favorevole che una parte delle mie tasse venga impiegata sul Nevegal. Sta alla politica indirizzare i fondi pubblici anche sul nostro amato colle.
    Sul fatto poi che Massaro continui a lamentarsi che non ci sono soldi e che allora si chiude il Nevegal, si toglie il ponte bailey, non si fanno le rotatorie e non si asfaltano le strade….francamente è vero e credo che sia meglio per lui e per la sua maggioranza di darsi una mossa. Anzi una mossa se la sono data……aumento dell’Imu sull’abitazione principale e dell’addizionale comunale Irpef. Ideona!

  8. Se c’è neve, il nevegàl non ha problemi di lavoro, e la la stagione di tre anni fa lo dimostra! Quindi perchè non si è pensato ad un impianto di innevamento artificiale su tutte le piste? Poi a dirla tutta in nevegàl manca una mentalità che tenda a “far gruppo”, infatti l’anno scorso nelle pur brevi nevicate, non venivano battute coi gatti le piste adiacienti ai due rifugi in quota, quasi fosse per fare dispetto. Forse non si è capito che se il rifugio è raggiungibile dallo sciatore, crea un complesso più appetibile per la clientela e si lavora tutti di più. Le potenzialità ci sono in nevegal e le gestioni comunali non le hanno sfruttate, speriamo nei privati..

  9. Ho apprezzato questo contributo alla verità. Il progetto dell’Amministrazione Massaro è evidente: Disabitare il Nevegàl. Progetto di una politica miope e senza coraggio, di una politica incolore.
    Un passaggio della relazione mi ha molto preoccupato, laddove Tiziana Martire rileva incongruenze tra la relazione del Collegio Sindacale e ciò che si legge nella Nota Integrativa.
    Sembra di capire che in Camera di Commercio sia finita una Nota Integrativa differente da quella trasmessa al Collegio Sindacale e portata in asssemblea.
    Se fosse vero, se abbiamo capito bene, si tratterebbe di un fatto molto grave, e speriamo che chi di dovere intervenga per accertare eventuali responsabilità.
    Io chiedo, a questo punto, che l’Amministrazione Massaro renda pubblici tutti gli atti della sua “Operazione Nevegàl”: delibere dell’amministratore della NIS, delibere del liquudatore della NIS, relazioni del collegio sindacale della NIS.
    Per un Sindaco che ha issato in campagna elettorale il labaro della trasparenza dovrebbe esserer il minimo.

  10. Certamente Massaro deve fare quello che dice Agostini; come lo fece Prade, no??? A sentire le dichiarazioni di vari ex consiglieri ed ex assessori (Da Re lo disse in aula un paio di consigli fa), questi nemmeno sapevano che diavolerie Martire e Benvegnù progettavano nelle anguste stanze della piscina (per citare il luogo delle grandi decisioni, come detto poco sopra da Abo). Ma per piacere!

  11. se non vado del tutto errato il primo che ha pensato al “Nevegal” come risorsa turistica negli anni 60 è stato un “Romano” che ha investito e creato unità abitative ed altro, detto questo…….., tutti i discorsi fatti a vanvera su colpe e cavilli burocratici ed idee sono solo parole al vento, purtroppo alla maggior parte dei bellunesi piace parlare, criticare, ostacolare chi lavora (eroi ALCUNI degli imprenditori del Nevegal, altri magari più benestanti molto meno), sperare che a qualcuno le cose vadano male e sopratutto odiarsi, …..se magari si ascoltasse qualche signora Maria in più e qualche super manager in meno allora forse certi problemi si riuscirebbero a risolvere meglio partendo poi dal fatto che sacrifici e guadagni devono essere uguali per tutti i partecipanti alla giostra!!!!!!!

  12. Ma della messa in liquidazione della NIS cosa ne pensate?
    E che il liquidatore abbia (o abbia avuto, non so bene) “agganci” o rapporti con gli impianti della Val di Zoldo non vi fa pensar male (ma come dice il divo Giulio a pensar male …)?
    E la newco che intende rilevare gli impianti senza metterci i soldi?
    Senza soldi il Nevegal muore, non ci sono né speranze né alternative.
    Ah, se ci fosse anche qui un signor Franz Senfter come in Comelico!
    E pensare che abbiamo una risorsa anche qui, quel Cavaliere re degli occhiali che, a giudicare dalle classifiche sui giornali, non penso avrebbe grossi problemi nell’investire qualche soldino in Nevegal, a patto però di cambiare la mentalità degli operatori attuali e di poter intervenire nella progettualità (ora carente) degli amministratori.
    Alberghi, centri benessere, piste, sentieri, impianti rinnovati, innevamento programmato efficiente, rifugi in quota, percorsi di mountain bike, offerta turistica insomma, e soprattutto sorriso e disponibilità da parte degli operatori: utopie? Per noi bellunesi sì, per il Trentino, l’Austria oppure il Friuli o la Val d’Aosta invece no!