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venerdì, Agosto 7, 2020
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Aumento dell’Iva. Secondo il presidente dell’Associazione commercianti Debortoli la riduzione di un punto percentuale dell’Irpef degli scaglioni più bassi non compensa l’aumento dell’Iva

Franco Debortoli presidente Ascom

“La decisione del Governo di aumentare l’IVA è sbagliata e lo è in modo totale ed evidente”. Sentenza senza appel­lo quella di Franco Debortoli su una delle misure più critiche tra quelle contenute nel provvedimento di stabilità li­cenziato stanotte dal Governo.

“È chiaro: l’aumento dell’IVA (che va a sommarsi a quello già avvenuto di recente) ha evidente controindicazioni, come colpire i consumi dei soggetti a reddito medio basso, penalizzare attività strategiche come il turismo rispetto ad altri paesi anche europei che viaggiano con aliquote decisamente più favorevoli ed aumentare un livello di pres­sione fiscale complessivo già insopportabile per famiglie e imprese.”

“Non si pensi – prosegue Debortoli – che la riduzione di un punto percentuale delle aliquote IRPEF degli scaglioni più bassi possa compensare l’aumento dell’IVA. Sono favole e si scade nella demagogia. In realtà con una mano il governo dà alle famiglie meno abbienti un euro, ma ne chiede 10 in più a causa delle maggiori imposte indirette.”

“La strada da percorrere era quella che Confcommercio aveva suggerito: maggiore coraggio in tema di spending review (i fatti di cronaca ci dicono quanto soldi sono ancora mal spesi mentre molti comuni ed enti locali arrancano), unito all’eliminazione della tassa occulta provocata dalla burocrazia, dall’inefficienza e dalla lotta alla vera evasione fiscale. Per non parlare delle risorse che potrebbero essere reperite dal perseguimento di una vera concorrenza nei settori ancora oggetto di monopoli privati e pubblici e che determinano costi crescenti per tutti nel campo delle tariffe elettriche, idriche, dei servizi… insomma, delle cosiddette spese obbligate dalle quali nessuno può scappare.”

“Chi lo andrà a dire ai ristoranti, ai bar, ai negozi di alimentari ecc. che avranno vendite contratte dalla maggior IVA e nello stesso tempo dovranno fare maree di carte per la fornitura dei prodotti agroalimentari vedendosi i tempi di pagamento ridotti a trenta giorni per legge? Mi pare che questi signori al governo dovrebbero fare qualche giro al mercato e per le strade con le serrande abbassate per capire a che livello di saturazione siamo arrivati…”

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