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Vajont: l’Italia non ne parla

Ott 9th, 2012 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

Irma Visalli

Il territorio bellunese ha due grandi primati mondiali riconosciuti dall’UNESCO: uno per l’eccellenza paesaggistica e geologica delle Dolomiti, l’altro per essere luogo della più grande tragedia ambientale, nel mondo e in tutti i tempi, causata dall’incapacità umana; Il Vajont.

La giornata del Vajont, il 9 ottobre, è diventata inoltre la giornata riconosciuta dalla Stato Italiano come quella in cui commemorare tutte le disgrazie ambientali del nostro Paese: terremoti alluvioni, intossicazioni, frane. Tutti eventi che in Italia continuano a causare migliaia di morti e cui spesso è riconducibile una diffusa incuria umana o, peggio, un’avida e inarrestabile ricerca del vantaggio economico ad ogni costo.

Alla luce della grave attualità cui il Vajont rimanda e del fatto che “simbolicamente” posto a livello nazionale e internazionale, resto colpita dal fatto che nei maggiori quotidiani italiani e anche nei dibattiti politici di oggi non vi siano molte parole sul Vajont e di rimando sul tema di questa giornata nazionale, su come e perché questa immane tragedia, ancora la più grande non solo per le comunità bellunesi ma per il Paese intero, non debba chiudersi solo nella memoria ma produrre e stimolare linee per una diversa gestione del territorio.

In un momento in cui la politica parla del futuro del paese e delle sue possibilità di riscatto, il ricordo della grande tragedia del 63 e la giornata nazionale delle tragedie ambientali dovrebbe stimolare una discussione su cosa si vuol fare affinchè del territorio, della sua fragilità e del suo governo non se ne parli solo quando si piangono i morti e nei giorni della memoria.

Oggi, invece il nome del Vajont e il rinnovo del dolore rimbomba solo in queste valli, ci sono le celebrazioni locali, le proposte vengono dalle associazioni dei sopravvissuti e dal ricordo di persone grandi, che per le “ragioni del Vajont” hanno battagliato una vita e che ci hanno lasciato pensieri attualissimi, come Tina Merlin.

Ma il ricordo e il monito del Vajont dovrebbe andare oltre Longarone, Belluno il Veneto e il Friuli. Essere presente in tutt’Italia, a tutti i noi, e tutti i giorni, per dirci che è giunto (e passato) il tempo del “governare il territorio”, che dal mio punto di vista significa governare l’equilibrio tra ambiente e attività umana, sviluppare politiche territoriali, anche a fini economici, riconoscendo che coprire suolo e usare risorse non può solo essere calcolo quantitativo e speculativo.

Quanti Vajont, quanti 9 ottobre dovranno passare prima di pensare a tutto questo?

Irma Visalli

 

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3 comments
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  1. Parole sante!

  2. Tutto verissimo Irma, ma, tanto per fare un esempio, quando torneranno le condizioni climatiche che portarono alla disastrosissima alluvione del 1966, ricordata per l’allagamento di Firenze, ma che in provincia di Belluno ha mietuto molte vittime e provocato ingentissimi danni e che le statistiche vogliono abbia un tempo di “ritorno” entro i 100 anni, siamo sicuri di aver compiuto tutte le azioni per contenerne i danni che potrà provocare? Mi pare proprio di no e faccio un solo esempio: il Lago di Santa Croce è tributario del bacino imbrifero del Cansiglio e di tutto l’Alpago ed ha come unica possibilità di scarico il cosidetto fiumicello Rai che riesce a smaltire una portata, quando va bene, di 100 mc/s, a causa della pochissima pendenza verso il Piave a Cadola. I 100 mc/s sono esattamente 1/5 della portata registrata in arrivo, per parecchie ore nel 1966. Quindi se si ripete l’evento climatico, nella stessa maniera si ripeterà l’alluvione, con la differenza che ora la piana delle paludi è densamente popolata di fabbriche, case e persone! La soluzione c’è, ed è rappresentata da una galleria scolmatrice da realizzare tra La Secca e Levego, ma per questa tutti fanno gli orecchi da mercante e, nel contempo, si preferisce costruire l’inutile ponte di San Pietro in Campo – Sagrogna oppure un traforo di 50 km sotto Cridola e Spalti di Toro per raccordare l’autostrada A 27 alla Udine – Tarvisio. Pochi giorni fa il Ministro Clini, commentado i danni causati da una forte pioggia all’isola di Lipari ha detto che il ripristino dei danni sarebbe costato 30 volte la cifra eventualmente spesa a protezione preventiva. Vogliamo far vedere al Ministro anche queste nostre realtà, in modo che si possa fare seria prevenzione?

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