Sunday, 22 October 2017 - 15:49

Mai con la sinistra… tutto il resto è possibile! * di Michele Carbogno

Set 27th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina

Quello che oggi una classe dirigente spenta e logora non ha ancora capito è che una certa epoca politica, quella dell’uomo forte prestato dall’impresa alla guida del paese, è ormai consegnata alla storia e che, se si vuole davvero sperare in un rinnovamento, ci vogliono nuove trame e soprattutto nuovi protagonisti.

Camminando tra la gente, nelle grandi città ma anche nelle piccole periferie dell’impero come Belluno, si percepisce con chiarezza la stanchezza e il disagio dei cittadini.

Purtroppo in pochissimi, tra quelli che si trovano pro tempore nella stanza dei bottoni, l’hanno capito e ne è dimostrazione l’ennesima gestione scomposta dell’affaire Lazio, dove per qualche giorno ci si è illusi di poter risolvere la questione con un “volemose bene” promettendo magari che la prossima volta si starebbe stati più attenti.

Le dimissioni della Polverini, a cui va dato l’onore delle armi, invece possono davvero rappresentare da un lato l’atto finale, la calata del sipario su un periodo politico ventennale, ma nel contempo anche l’opportunità per dare il via a qualcosa di nuovo.

Il disastro delle ultime elezioni amministrative del resto avrebbe già dovuto essere il primo forte campanello d’allarme per il centrodestra: purtroppo, soprattutto a Belluno, si è invece pensato fosse solo un passaggio momentaneo, magari risolvibile con un rilancio dell’immagine carismatica del leader nazionale.

Non può essere e non sarà così: un piccolo maquillage, che passi attraverso un cambio di nome al partito o la cacciata di qualche mascalzone, non serve a nulla; c’è la necessità di rinnovare l’intero impianto.

Oggi, certo, è difficile trovare la ricetta giusta per guardare con ottimismo al futuro, ma una cosa non può essere equivocata: la stella polare di qualsiasi ragionamento dovrà partire dall’idea che mai, e sottolineo mai, saranno possibili inciuci con l’altra metà del cielo. Chi ambisce a vincere non può aver paura di perdere. Cercare il pareggio, per poter essere magari ago della bilancia o comunque anello indispensabile all’interno di una grosse koalition non può essere considerato un obiettivo; o almeno non è l’obiettivo di molti che, come me, nella loro storia politica hanno sempre creduto nei valori della destra.

Belluno Protagonista, in attesa che emerga qualcosa di nuovo, nel suo piccolo è nata proprio per questo: ascoltare la voce dei cittadini, che devono essere rimessi al centro dell’azione politica. Senza smarrire la rotta o essere necessariamente alternativi, vogliamo creare il giusto mix tra rappresentanza e affidabilità; con un idea chiara però: mai con la sinistra… tutto il resto è possibile!!

 

Michele Carbogno – Belluno Protagonista

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10 comments
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  1. E SE FOSSE INVECE REFERENDUM PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO
    Come Trento e Bolzano, ma non con Trento e Bolzano.
    Dobbiamo scegliere se stare con Roma e con l’Italia oppure con il Veneto e con i veneti a cui siamo accomunati da un destino di italico sfruttamento.
    E’ oramai assodato come il Trentino e l’Alto Adige abbiano delle prerogative legislative che dovrebbero appartenere anche alla nostra terra. Le necessità di gestione economica e le aspirazioni di autogoverno territoriale (che non ci sono mai state riconosciute, se non recentemente dallo statuto della Regione Veneto per ciò che poteva), originate dalla situazione geografica e da quella orografica, sono infatti similari alle loro. Innegabile è il fatto che il TAA goda di condizioni a noi negate da uno Stato (Italia) che ci si è dimostrato patrigno e da una capitale (Roma) che si è dimostrata matrigna. Questo non deve però portarci a dire che Belluno, Trento e Bolzano siano fratelli al punto di chiederne l’annessione istituzionale. A parte che probabilmente, da ospiti autoinvitati, non saremmo i benvenuti ad una tavola imbandita da altri, il futuro della nostra terra e della nostra gente non può essere associato politicamente a quello di chi ha scarsa condivisione e frequentazione sociale e culturale con noi. Raramente ci capita infatti di avere rapporti con il TAA, mentre gran parte della nostra provincia ha relazioni quasi quotidiane con il resto del Veneto. Le montagne ci dividono dalle due province autonome del TAA e per noi è pertanto più facile scendere a valle che non salire a loro.
    Nonostante ciò, andare con Trento e Bolzano, per molti rappresenta legittimamente una via d’uscita dalla morsa della crisi attuale. Pur rispettandone il pensiero, tali persone facciano però attenzione ché, se Roma rappresenta una palla al piede per lo sviluppo nostro e del Veneto medesimo, legarsi politicamente a quei territori vorrebbe dire dipendere ancor di più da quella Capitale, a cui questi sono legati con corda a doppia mandata. Roma, quando per aver insistito a privilegiare il sostentamento dei propri carrozzoni e dei propri vizi, tra non molto non sarà più in grado di offrire neppure più al TAA gli odierni trattamenti di favore, dopo averlo fatto con noi, trascinerà nel baratro anche TN e BZ (quando Roma cadde, tutto l’impero d’occidente cadde). Oggi diventa sempre più impellente staccarsi dai carrozzoni, dal malcostume dilagante e dalla decadenza latina altrimenti anche chi aveva pensato di andare a star meglio scappando a Bolzano, dovrà prender atto di aver rimandato solo di un po’ la propria fine.
    Le nostre necessità istituzionali sono rappresentate in definitiva dalla costituzione di una provincia autonoma (Regione Dolomiti) con le prerogative speciali pari a quelle di Trento e di Bolzano, non all’interno di un territorio italiano, ma di un territorio veneto. Il popolo veneto è riconosciuto per legge e le sue prerogative sono tutelate dagli organismi e dai trattati internazionali (significativa è la presa di posizione del presidente Barroso in merito al nostro diritto di ottenimento del referendum per l’ indipendenza del Veneto). Noi dobbiamo guardare ad un Veneto che sappia tagliare il cordone ombelicale con Roma e che divenga Stato indipendente (e che contemporaneamente riconosca anche la nostra diversità montana).
    Concludendo ed allargando la visione, possiamo affermare che se, per ottenere la nostra autonomia provinciale e per giungere all’Indipendenza del Veneto, sarà necessario confederarsi alla macroregione del nord (come ipotizzato dal prof. Miglio più di 20 anni orsono e recentemente ripreso da Maroni), ben venga una alleanza tra autonomisti nostrani, indipendentisti veneti e Lega Nord e quanti altri vorranno pensarla così. Regione dolomiti, Stato Veneto e Macroregione del Nord, sono entità istituzionali non in conflitto tra loro e che rappresentano l’unica alternativa alla catastrofe politica imminente.

  2. OPS
    IL POST QUA SOPRA ANDAVA LEGATO ALL’INTERVENTO ODIERNO DI VELLO E NON DI CARBOGNO.

  3. Michele,
    perchè vuoi concedere l’onore delle armi alla Polverini?

  4. Michele, sai che in giro si dice che alle recenti amministrative hai votato per Massaro già al primo turno?!

  5. Ora tu mi dirai che non è vero, però in giro si dice questo!

  6. @paolo: perché, senza avvisi di garanzia né accusa alcuna a livello personale, la Polverini ha deciso comunque di mollare, cosa che finora non aveva fatto nessuno (né a destra né a sinistra);
    @lino: potrei risponderti Bettiol al primo, Massaro al ballottaggio… 🙂 (e con questo farti capire che sono arrivato due volte primo!!) 😉 non è questo il problema… Belluno fa storia a sé, una storia dove il Pdl ha deciso di farsi male da solo, prima con l’operazione scellerata di rompere con gli alleati facendo cadere la provincia, poi con lo scandalo del congresso di Sedico (e le conseguenze derivate), poi non avendo il coraggio di far capire a un sindaco inviso ai più l’opportunità di un passo indietro, infine con l’emarginazione (voluta da una dirigenza arrogante) di quelli che potevano dare un contributo concreto al risultato elettorale.
    Il mio cuore batte a destra, ma non fino al punto da prendere calci, sputi e schiaffi da quelli che dovrebbero essere fratelli e poi porgere pure l’altra guancia… data a quello strano e anomalo Pdl (più un comitato d’affari che un coordinamento politico) la lezione che meritava, ora si riparte da zero per ricostruire una destra sana e genuina, distinta e distante da quella tragicomica rappresentazione che è stata ultimamente nel bellunese.

  7. Nel votare sinistra hai quindi ascoltato “la voce dei cittadini”?!

  8. L’onore delle armi alla Polverini?
    ahahahahahahaha
    meglio di Zelig
    Il mito cui la Polverini fa riferimento (dux), probabilmente per le armi ce l’avrebbe fatta passare.
    Piccoli balilla si evolvono?
    ahahahahaha

  9. Le armi? Ma di che armi stiamo parlando? Non mi pare che fare i consiglieri regionali strapagati sia come andare in guerra. Per il resto trovo l’analisi assolutamente condivisibile: o si cambia tutto o i partiti, di qualsiasi schieramento, verranno spazzati via.

  10. @beauchamp
    poni la sparizione dei partiti quasi come fosse un iattura (“o si cambia tutto o i partiti spariscono”)
    Io credo che per cambiare tutto la prima cosa da fare dovrebbe proprio essere quella di far sparire tutti i partiti ideologici, post ideologici, finti ideologici, nazionali e anche quelli antropomorfici creati ad immagine e somiglianza di qualcuno. E’ proprio il modello dei partiti attuali che ci ha portato a questa situazione. Ogni scandalo nasce perchè a Roma i partiti sono diventati centri di malaffare. Affidare a loro le riforme sarebbe una autocastrazione. Meglio i partiti territoriali.

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