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Alle porte della provincia di Belluno, aria e suolo avvelenati. Andrea Zanoni (Eurodeputato IdV) “sul cementificio di Pederobba intervenga l’Unione europea”

Sotto accusa il cementificio di Pederobba, dove si brucia di tutto:  “La Commissione europea verifichi il rispetto delle direttive Ue tutela salute e qualità dell’aria a Pederobba (TV) dove sono in funzione numerose fonti inquinanti come l’ottavo cementificio per emissioni di CO2 in Italia, un massiccio utilizzo di pesticidi in agricoltura e presto due cogeneratori a biomasse”. Lo chiede Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e membro della commissione ENVI Ambiente, Salute pubblica e Sicurezza alimentare al Parlamento europeo.

“L’Agenzia Regionale Protezione Ambiente Veneto ARPAV ha effettuato uno studio approfondito sugli inquinanti nell’aria, uno studio che ha stabilito valori di concentrazione di benzo(a)pirene monitorati presso tutti i siti di Pederobba con livelli sensibilmente superiori al limite previsto dalla normativa”.

Zanoni chiede alla Commissione, in merito a questo grave caso di contaminazione di un intero territorio, di verificare il rispetto da parte delle autorità italiane delle direttive comunitarie relative alla tutela della salute e alla tutela della qualità dell’aria a Pederobba. “Solo il cementificio emette in atmosfera circa 600.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) all’anno, pari a quanto emette una città di 60.000 abitanti”, attacca Zanoni. “Il problema è che in questo cementificio a norma di legge viene bruciato di tutto, compresi circa 60mila tonnellate all’anno di pneumatici”.

Lo studio effettuato dall’Agenzia Regionale Protezione Ambiente Veneto ARPAV a Pederobba sugli inquinanti nell’aria ha stabilito che i valori di concentrazione di benzo(a)pirene superano di quasi il 60 per cento il limite previsto dalla normativa, ovvero 1,7 ng/mc contro il limite di 1,0 ng/mc. Come se non bastasse, nel giugno 2012, la Regione Veneto ha autorizzato due cogeneratori a

biomasse, uno alimentato a olio di colza da 999 kw di potenza e uno a legno e tralci di vite da 490

Kw, decisione che peggiorerà ulteriormente la situazione ambientale già fuori norma.

“Ciononostante nel dicembre 2012, il cementificio ha ottenuto dalla Provincia di Treviso l’Autorizzazione integrata ambientale AIA senza che sia stata valutata l’ubicazione dello stabilimento nell’alveo del fiume Piave, a confine con un’area SIC e ZPS della Rete Natura 2000, e senza ridurre la quantità di rifiuti bruciati o miscelati al cemento”, conclude l’Eurodeputato.

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