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Dal 15 settembre apre “Bilico” mostra d’arte contemporanea nell’ex scuola elementare di Casso, chiusa dal giorno del Vajont

Set 1st, 2012 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Dolomiti contemporanee, il progetto curato da Gianluca D’Incà Levis, apre “Bilico”. Un’esposizione d’arte contemporanea per l’avvio del Nuovo Spazio di Casso come motore creativo per il territorio, nelle ex scuole elementari di Casso (Erto e casso – Pordenone) dal 15 settembre al 28 ottobre 2012.

Gianluca d’Incà Levis

Bilico è la prima esposizione d’arte contemporanea che Dolomiti Contemporanee realizza nel Nuovo Spazio espositivo di Casso, l’ex scuola elementare della frazione, che il prossimo 15 settembre riaprirà, dopo quasi 50 anni dalla tragedia del Vajont, con un’idea nuova, che guarda al futuro.

“L’arte contemporanea, e la cultura tutta infatti, laddove i progetti siano ben strutturati – spiega Gianluca D’Incà Levis ideatore e curatore di Dolomiti Contemporanee – , possono rappresentate un’opzione vitale, opponendosi alla stagnazione ed all’inerzia che talvolta avviluppano e imprigionano i luoghi segnati da eventi gravi (ma non solo quelli).

L’arte e la cultura possono possono fornire impulsi reali, agendo come un motore e contribuendo concretamente a stimolare e riattivare il territorio.

Nella mostra bilico, alcuni concetti tradizionali, legati all’ambiente ed alla cultura della montagna, vengono declinati e rivisitati criticamente: lo sguardo contemporaneo fornisce uno stimolo rinnovativo, che si oppone all’uso stereotipo delle specificità, che sono risorse. L’uso, metaforico e fisico, di concetti forti (roccia, verticalità, montagna, equilibrio), serve a sottolineare il valore

universale di queste specificità, così fortemente legate ad un contesto territoriale che fornisce stimoli autentici ad alternativi.

Il titolo di questa prima mostra prende origine dalle caratteristiche, fisiche e storiche, di questo sito particolare. La frazione di Casso, così arroccata, su un versante inclinato, sembra già in sé stessa un luogo in bilico, dall’equilibrio instabile. Un luogo sospeso, nello spazio, e anche nel tempo.

Sospeso tra l’oggi, e la necessità di immaginare un domani plausibile, tra il futuro e il passato, segnato dal terribile evento del ’63. Anche nella propria storia, Casso è dunque in bilico. L’edificio dell’ex scuola elementare, sembra riprendere oggi, nell’architettura rinnovata, questo tema, questa difficile ricerca d’un equilibrio, e di un’identità che non corrisponda solo alla memoria della tragedia, che nessuno può e vuole dimenticare, ma che non deve divorare il presente. La storia non è

cristallizzazione, la storia testimonia della vita, e fluisce, come la vita. Il Nuovo Spazio di Casso è un’occasione, di riflessione, d’azione, per questo luogo, da questo luogo. La passerella superiore è un ponte, che sposta il baricentro dell’edificio, trascinandolo e proiettandolo, magneticamente, verso la frana immane del Monte Toc. La stabilità dell’edificio, massiccio e stereometrico, è continuamente messa in crisi dalla sua stessa collocazione, dal rapporto con i formidabili elementi esterni, la frana, la diga, l’eco della tragedia, l’ambiente naturale forte, l’isolamento.

Bilico è una riflessione su questo stato d’equilibrio, e sul destino possibile di un luogo tanto caratterizzato e segnato, che da oggi vuole aprirsi all’esterno, e non chiudersi su sé stesso.

Dolomiti Contemporanee è un progetto che mette in rete l’arte contemporanea, il contesto dolomitico, e gli spazi dismessi, riaprendoli con un’azione culturale tesa alla rivitalizzazione. Alla base del progetto vi è dunque un rifiuto culturale del concetto di chiusura, e una forte volontà di reazione propositiva. Ciò porta ad operare in location periferiche e decentrate (Sospirolo, Taibon Agordino, Casso), su siti dal grande potenziale. Il livello dell’attività artistica, e la la rete di soggetti coinvolti – conclude Gianluca D’Incà Levis – , istituzionali, pubblici e privati, conferiscono al progetto un’apertura nazionale ed internazionale. Le specificità, ambientali, territoriali, culturali, sono spinte e proiettate fuori dal contesto locale, e condotte, grazie anche ad un’azione di comunicazione decisa, all’interno di un network aperto, globale”

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