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sabato, Giugno 6, 2020
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Un anno per il riconoscimento dell’invalidità: un handicap nell’handicap

Dipendere dall’handicap non è una scelta, dipendere dal lavoro è una condizione di dignità e rispetto della persona. Ma dipendere dai tempi burocratici del riconoscimento dell’invalidità e dalla conseguente valutazione delle capacità lavorative può diventare un handicap nell’handicap. E’ pur vero che la legge sul collocamento obbligatorio dei disabili c’è, e la 68 del 1999 è anche una ottima legge. Secondo Ivano Platolino, responsabile Ufficio handicap CGIL però “ciò che difetta talvolta è la sua applicazione concreta che si traduce nella negazione al disabile del suo diritto al lavoro”. Essere condannati all’attesa di mesi, se non di anni, per seguire l’iter di domande, commissioni, verifiche previste dalla norma, può diventare infatti un tormento sulla strada della ricerca dell’occupazione. “La legge – tiene a ricordare Platolino – punta all’inserimento e all’integrazione lavorativa delle persone disabili attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato”. In pratica si tratta di una serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione. Fin qui il dettato normativo che parrebbe rendere giustizia ai diritti del disabile lavoratore. Ma il condizionale è d’obbligo se si interpella chi quotidianamente vive la realtà delle cose. “Sono molti, infatti, coloro che si rivolgono a noi ma potrebbe essere anche uno solo e la sostanza non cambierebbe, per denunciare inefficienze e lungaggini. E’ incomprensibile ed oltremodo penalizzante chi già vive una situazione di disagio psicofisico – continua Platolino – dilatare i tempi della valutazione per la legge 68 oltre ogni più ragionevole aspettativa” 10-12 mesi addirittura. Il richiamo del Sindacato, quindi, è per l’ ulss,i centri per l’impiego e gli uffici competenti a provvedere, in raccordo con i servizi sociali, sanitari, educativi e formativi del territorio, alla programmazione, all’attuazione, alla verifica degli interventi volti a favorire l’inserimento dei soggetti nonché all’avviamento lavorativo, alla tenuta delle liste, al rilascio delle autorizzazioni, degli esoneri e delle compensazioni territoriali, alla stipula delle convenzioni e all’attuazione del collocamento mirato. “Per chi soffre di una malattia invalidante ad esempio – continua Platolino – il passare del tempo ha un valore ancora enormemente più importante e sentirsi parte attiva della società non può che essere un bene per l’individuo e la comunità tutta”.

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