Thursday, 14 December 2017 - 12:05

Spending review e accorpamento delle province * di Michele Carbogno

Lug 23rd, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Lettere Opinioni, Prima Pagina

Michele Carbogno

E’ cosa educativa leggere delle acrobazie contabili che sindaci, commissario provinciale e amministratori in genere (di destra o sinistra non importa) stanno eseguendo in questi giorni per far quadrare i conti degli enti locali. Aumento della tassazione, vendita di beni immobili e di azioni societarie, tagli alle spese sono all’ordine del giorno quotidiano tanto da non fare più quasi notizia o suscitare le perplessità solo di pochi.

In tempo di spending review non si potrebbe fare altrimenti, quindi non ci resta che augurarci che chi oggi è costretto a cimentarsi in tali pesanti tagli alla spesa, lo possa fare con la tranquillità necessaria (leggi una maggioranza coesa) per adottare le scelte più consone. Scelte di sobrietà ineluttabili che sarebbe bello vedere attuate anche in altri enti, società, consorzi i cui aumenti alle bollette dei cittadini (acqua o altro che sia) potrebbero essere stati inferiori se si fosse tenuta maggiormente sotto controllo la spesa per pubblicità, sponsorizzazioni, immagine.

Ricordo come all’inizio del 2011, in condizioni particolarmente difficili per le casse della provincia, anticipammo quello che oggi appare una cosa normale: privarsi del superfluo per la necessità di fare quadrare i conti. Ma allora la cosa non mancò di suscitare le più forti reprimende possibili da parte di maggioranza, opposizione, sindacati, categorie, etc.

Era necessario tenere in piedi la baracca, ma anche il ruolo della stessa. Ecco allora che ragionammo, con la diligenza del buon padre di famiglia, sull’opportunità di vendere quello che era il patrimonio non indispensabile (alcuni immobili) e sulla cessione di azioni in società per le quali rinunciare a parte del capitale azionario non avrebbe condizionato la funzione sociale dell’azienda interessata: si scelse di puntare ad esempio sulla vendita delle quote di Dolomiti Ambiente, mantenendo invece la barra ferma sul valore del trasporto pubblico (e quindi delle quote di Dolomitibus) che, a differenza di altri, ritenevamo non andasse messo in pericolo bensì rafforzato, soprattutto in tempi di crisi.

Come siano andate le cose poi lo sanno anche i sassi: quattro consiglieri del Pdl, mal consigliati da qualche altro notabile del partito, accordandosi con una sinistra vogliosa di riscatto decisero di porre fine a quell’esperienza amministrativa con l’unico risultato di aver messo in crisi di identità un intero territorio, oltre a rendere marginale il peso politico del Pdl bellunese e sparire essi stessi dalla storia politica locale, come le recenti amministrative hanno dimostrato.

L’auspicio ora è che quanto successo serva da monito, che a nuovi e vecchi amministratori sia lasciata la possibilità di lavorare per il bene del territorio. E speriamo che serva anche a rendere i più consapevoli della necessità, oggi assai evidente, di avere un ente di riferimento sovra comunale a salda guida politica su cui contare per la difesa del bellunese.

A una provincia che sta sempre più tristemente invecchiando, aldilà delle chiacchiere di qualche sirena, sarà infatti difficile vengano concesse ulteriori prove d’appello.

Michele Carbogno

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14 comments
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  1. Scusi ma quale partito rappresenta?Non si capisce.

  2. Bravo Carbogno! Lo dica anche ai suoi colleghi del PDL: serve un ente politico sovra comunale, altrimenti non c’è rappresentanza.

  3. già già, chissà chi è quel “qualche altro notabile”…

    tranquillo “qualche altro notabile” ci ricorderemo moooolto bene chi sei quando sarà il momento opportuno…

  4. @daniele: sono di “Belluno Protagonista”, un movimento che (partendo dal centrodestra) cerca di focalizzare le sue attenzioni sul territorio locale.
    Il Pdl era il mio partito e potrebbe esserlo anche in futuro se a livello nazionale si dovesse dare una potente riorganizzazione… certamente non è lo oggi e non lo sarà nemmeno un domani se continuerà ad essere quella rappresentazione comica e non politica che si percepisce guardando il Pdl bellunese.

  5. Carbogno ha perfettamente ragione nella sua analisi, e allora mi viene da chiedere, a lui come a tutti quelli a cui compete fare lo sforzo di guardare un po’ più in là…esiste ancora la possibilità di frenare la lenta e costante snaturalizzazione del bellunese e della montagna in generale, salvaguardando e promuovendo invece la sua evidente diversità e specificità?Qual’è ora, sempre che ne sia rimasta una, la più saggia e fruttuosa via da percorrere?

  6. Non posso che condividere il tema posto… senza timore di essere a mia volta minacciato.

  7. Non dimentichiamo che anche il governo Berlusconi, sostenuto da PDL e LEGA NORD, un anno fa aveva proposto il taglio delle province… All’epoca Carbogno era vicepresidente della Provincia in quota PDL…

  8. @lino:
    ogni tanto sarebbe bello, e non dispero che prima o poi accada, vedere anche un tuo intervento un po’ meno fazioso…
    E’ assolutamente vero che il governo Berlusconi propose dei tagli ma con criteri diversi, tant’è che la montagna bellunese veniva salvata (nonostante permanessero gravi problemi economici). E qui comunque noi stiamo parlando della provincia di Belluno (non delle province in generale), ovvero di quella provincia dove qualche tuo amico del PD approfittò dell’ingenuità di quattro consiglieri del Pdl per provocarne la caduta convinto di tornare alle elezioni e riprendersi quell’ente che aveva malamente perso nel 2009. Poi Monti ha deciso che non si serebbe più votato e tutto il piano strategico del Pd (con relative spartizioni tra correnti per avere comune e provincia) è andato a carte quarantotto.
    Circa il mio ruolo in provincia, e chi lo nega?! Ne parlo apertamente e, se avessi letto con attenzione, lo avresti notato: “Ricordo come all’inizio del 2011, in condizioni particolarmente difficili per le casse della provincia, anticipammo quello che oggi appare una cosa normale: privarsi del superfluo per la necessità di fare quadrare i conti…”, perché di quell’intervento lacrime e sangue, impopolare ma necessario, fui tra i principali protagonisti, non tanto come vicepresidente ma in quanto delegato al bilancio.
    E circa la mia appartenza al Pdl, beh, anche di quella ho scritto chiaro poco soprra… su su Lino, sforzati di leggere con attenzione!!!

  9. Su su Michele, nemmeno con Berlusconi non c’era la certezza che la provincia di Belluno si sarebbe salvata: non mi risulta che quei criteri siano stati mai approvati! Sul fatto che Bottacin sia caduto, sai bene che coi soli voti della minoranza non sarebbe potuto cadere, quindi non puoi addossare la colpa al PD né pensare che il PD avesse in mente chissà cosa per riprendersi l’ente.

  10. Tu sopra hai detto che sei di “BELLUNO PROTAGONISTA”, non del PDL, e che il PDL era il tuo partito. Tu però hai ancora la tessera del PDL, o no?

  11. @lino:
    ti rispondo per cortesia anche se continuo a trovare banali le tue argomentazioni.
    1) i criteri proposti dal governo (Berlusconi) salvavano Belluno; che poi non siano stati applicati perché il governo (Berlusconi) è caduto questo non significa nulla, anzi… se il governo (Berlusconi) fosse durato i criteri sarebbero stati applicati e Belluno si sarebbe salvata; poiché il governo (Berlusconi) è caduto è rimasta in vigore la vecchia norma, con Belluno comunque ancora provincia. E’ stato il nuovo governo (Monti) ad abolirla;
    2) certamente Bottacin è caduto per il tradimento di una parte del Pdl, che ha votato una sfiducia insieme al PD. Il fatto che la minoranza faccia opposizione non significa automaticamente che il suo ruolo sia far cadere la provincia o un qualsiasi altro ente. Diciamo pure che ci sono responsabilità diverse e ugualmente gravi, soprattutto per il contesto e la banalità delle motivazioni in cui è nata quella sfiducia e per le gravi conseguenze che ha provacato. Usando una metafora si potrebbe paragonare Pdl (parte del Pdl) e PD all’equipaggio di una macchina da rally, dove il primo faceva il pilota e il secondo il navigatore: la curva sbagliata l’ha presa certo il pilota ma era il navigatore che gli ha dato le indicazione della rotta;
    3) non sono iscritto al Pdl, e non lo sono dal 2010. In quanto la mia tessera 2011 è stata sospesa e nel 2012 non ho fatto alcuna richiesta di iscrizione.

  12. Michele, non credo tu abbia la sfera di cristallo, per cui non puoi sapere cosa sarebbe successo se Berlusconi (che, ricordiamo, non aveva più una maggioranza) non si fosse dimesso…

  13. Per quanto riguarda la caduta di Bottacin, non credo proprio che i consiglieri del PDL che l’hanno fatto cadere avessero come “navigatore” (per citarti) i consiglieri del PD…

  14. Se alcuni consiglieri del PDL hanno fatto cadere Bottacin è perché ritenevano che avere al suo posto un commissario prefettizio fosse il male minore.

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