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Demanio idrico. Conte: “è fondamentale che i canoni idroelettrici rimangano di competenza delle Regioni”

Lug 21st, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Ricordate le battaglie di qualche anno fa per portare nelle casse della provincia di Belluno i proventi dei canoni idrici? Qualcosa arrivò, tranne la partita più grossa, quella riguardante le derivazioni principali (Piave, Cordevole). Ebbene, ora l’assalto alla diligenza arriva dallo Stato, costantemente affamato di liquidità. E a difendere l’argenteria bellunese, affinché rimanga a Venezia, è la Regione Veneto.

 

Maurizio Conte

“La gestione dell’utilizzo dell’acqua a scopo idroelettrico resta alle Regioni. La competenza, trasferita con il D. Lgs. 112/1998, rischiava di ritornare allo Stato con un emendamento introdotto all’art. 37 del decreto. “spending review” in occasione del pdl di conversione. Con quel dispositivo si intendeva attribuire all’Amministrazione centrale la competenza ad indire le gare per il rilascio delle concessioni di derivazione d’acqua a scopo idroelettrico nonché, trattandosi di bene demaniale, l’introito dei canoni che il concessionario è tenuto a pagare per l’utilizzo della risorsa. Questo rischio è stato evitato con l’approvazione di un emendamento proposto dai governatori Zaia, Cota e Formigoni”. ”. Sono considerazioni dell’assessore regionale all’ambiente e al ciclo della’acqua Maurizio Conte, che aggiunge: “La necessità di bandire gare al rialzo sul prezzo a base d’asta, ponendo in concorrenza i grandi gruppi e le società storicamente concessionarie ovvero altri nuovi soggetti interessati, deriva dalla direttiva comunitaria cd. “Bolkestein” recepita dall’Italia nel 2010, posto che, in passato, la procedura concorsuale tra più richiedenti era basata su regole diverse dove, a contare, erano esclusivamente le caratteristiche progettuali e il più razionale utilizzo della risorsa, ma non il prezzo, prima stabilito da apposite tabelle”.

“Il fatto che le funzioni restino in capo alle Regioni – afferma Conte – è fondamentale: la risorsa idrica è inestimabile ricchezza delle nostre aree montane e secondo questa visione è stata trattata fino ad ora dall’amministrazione regionale del Veneto: dal 2001, da quando, cioè, il trasferimento delle competenze in materia è divenuto operativo, il gettito dei canoni che è versato dai concessionari alla Regione, viene reinvestito (ai sensi degli articoli 82 e 83 della l.r. 11/2001) sul territorio per la realizzazione di opere di difesa del suolo e di mitigazione del rischio idraulico e per la tutela dell’incolumità di persone”.

“La Regione del Veneto – fa presente Conte – ha quindi destinato tutto il ricavo derivante dalle concessioni che insistono nel bellunese proprio a questo territorio (l.r. 2/2006) per compensare la popolazione che, generosamente, concede una delle proprie maggiori ricchezze a sostegno dell’economia dell’intera regione. Ma non solo. Dal punto di vista tecnico, solo a livello regionale e provinciale è possibile valutare, con la dovuta cognizione, se, quando e dove concedere l’utilizzo di questo bene pregiato, senza penalizzare il territorio e l’ambiente e, nel contempo, favorendo la produzione di energia pulita ed il raggiungimento del “burden sharing”, ovverosia degli obiettivi dati alle Regioni dall’U.E. e dallo Stato in materia di protezione dell’ambiente e di disinquinamento atmosferico”.

“E’ dunque assolutamente necessario – sostiene Conte – il mantenimento della funzione a livello regionale. Il gettito sarà destinato ad aumentare grazie alle gare che pongono il canone tabellare a base d’asta con aggiudicazione non solo al progetto migliore ma anche al prezzo più alto, il Veneto potrà ancor più sostenere l’imprenditoria locale e soddisfare le esigenze proprio di quelle popolazioni e di quelle aree che, penalizzate dalla morfologia del territorio e dal prelievo di risorsa idrica, hanno maggior diritto a trovare una compensazione in termini di servizi e di supporto economico”.

“L’approvazione dell’emendamento di Zaia, Cota e Formigoni – conclude Conte – ha evitato che lo Stato facesse cassa a danno delle nostre comunità che, ancora una volta, si sarebbero viste costrette ad accettare la presenza di impianti invasivi e a subire lo sfruttamento della risorsa idrica senza vedersi riconoscere adeguate misure di compensazione, le quali con la proposta di Monti sarebbero state declassate come criterio subordinato e il ruolo delle Regioni di fatto svilito a favore dello Stato”.

 

 

 

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