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Venerdì Dolomiti Architetture presenta Il Padiglione dell’Architettura delle Dolomiti: ore 17.30 in Sala degli Affreschi di Palazzo Piloni e alle 19 in Piazza dei Martiri

Lug 16th, 2012 | By | Category: Appuntamenti, Arte, Cultura, Spettacoli, Prima Pagina

Venerdì 20 luglio 2012 alle ore 19 in Piazza dei Martiri a Belluno, verrà inaugurato il Padiglione dell’Architettura delle Dolomiti. Si tratta di un piccolo edificio, 4,80×2,00 mt. concepito sulla base delle tematiche della 13. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, dal titolo Common Ground, (curata dall’architetto inglese David Chipperfield). Le idee principali contenute nel progetto del Padiglione sono la rilettura in chiave contemporanea ambienti tipici della cultura abitativa di montagna, cioè il larin e la stua, ma anche la riflessione sulla riqualificazione degli spazi urbani: la superficie coperta corrisponde circa a quella di un posto auto, un autentico non-luogo della città moderna.

Il team di progettazione è Dolomiti Architetture, collettivo di 5 giovani architetti bellunesi, tutti laureati presso l’Università Iuav di Venezia: Massimiliano Dell’Olivo, Anna De Salvador, Simone Osta, Sabrina Pasquali, Fabian Testor.

Il Padiglione è stato auto-costruito e i materiali sono stati forniti da sponsor tecnici, prevalentemente bellunesi, in coerenza col Common Ground della Mostra di Venezia, esposto anche dal curatore del Padiglione Italia, arch. Luca Zevi.

La serata inaugurale inizierà alle 17.30 presso la Sala Affreschi di Palazzo Piloni, con una conferenza dal titolo “Translation Architecture”, sul rapporto tra architettura e paesaggio, tenuta dallo studio di architettura di Treviso, di fama internazionale, C+S (http://web.cipiuesse.it/).

Ci si sposterà quindi in Piazza dei Martiri, verso le ore 19.00, per il taglio del nastro e una performance di danza contemporanea.

A seguire buffet e aperitivo offerti da Deon Lounge Bar (Belluno), Ristorante Villa Clizia (Mas di Sedico), Panificio Casol (Belluno), Pasticceria Fiabane (Belluno), Fruttivendolo La Mela (Belluno).

Il Padiglione rimarrà in piazza fino a metà a settembre, per poi spostarsi in altre località da definire in collaborazione con Dolomiti Contemporanee.

L’evento gode del patrocinio del Comune di Belluno e della Comunità Montana Agordina, e del supporto della Fondazione Architettura Belluno Dolomiti e di Dolomiti Contemporanee.

Per ulteriori informazioni si invita a visitare il sito http://www.dolomitiarchitetture.net/.

Dolomiti Architetture

Dolomiti Architetture è un collettivo di cinque giovani architetti bellunesi che hanno iniziato a collaborare da quando si sono resi conto di avere un messaggio forte e comune da trasmettere: potenziare la cultura dell’architettura contemporanea anche in montagna, in quei luoghi dove continua a prevalere una concezione nostalgica del costruire. Il loro substrato culturale presume una conoscenza del territorio e dell’ambiente in cui operano: credono al recupero e reinterpretazione delle tradizioni costruttive locali e al legame possibile tra montagna e architettura contemporanea.

Ragionando su quei luoghi comuni che caratterizzano l’edilizia dell’ambiente montano, vogliono eliminare la stereotipata riproposizione del passato e dell’architettura vernacolare, arrivando alla progettazione di luoghi non-comuni. Guardano all’architettura rurale con occhio critico rielaborando gli elementi che la compongono. Credono che la cultura architettonica vada ampliata, non solo attraverso le opere realizzate, ma anche attraverso iniziative culturali che portino l’architettura stessa in mezzo alla gente, coinvolgendola in quella rete che costituisce il terreno comune su cui si radica il fare architettonico.

http://www.dolomitiarchitetture.net

Il team

Massimiliano Dell’Olivo, nato a Belluno nel 1982.

Anna De Salvador, nata a Belluno nel 1982.

Simone Osta, nato a Belluno nel 1983.

Sabrina Pasquali, nata a Belluno nel 1979.

Fabian Testor, nato ad Agordo nel 1983.

Il Padiglione dell’architettura delle Dolomiti

Common Ground

L’idea del progetto è nata dal tema della 13° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, curata da David Chipperfield, common ground, interpretata con diverse valenze: se da un lato il terreno comune a cui si fa riferimento, è quel substrato di conoscenze – tecniche e non – e collaboratori di cui si avvale l’architetto, dall’altro lato va inteso proprio in senso letterale come il terreno comune delle città in cui la l’architettura deve dare un forte contributo alla “definizione degli ambiti urbani in cui vive la comunità”. Per questi motivi sono proprio gli spazi della città quelli in cui l’architettura riesce ad esprimere al meglio i suoi contenuti sociali e “affrontare preoccupazioni, influenze e intenzioni comuni”.

Dalle considerazione di Chipperfield è nata l’idea di creare quello che è il Padiglione dell’Architettura delle Dolomiti. Cinque progettisti si sono ritrovati per parlare di architettura, capire quali sono le problematiche della città, dare un’interpretazione all’architettura di montagna, scegliendo un tema per riqualificare gli spazi urbani. Ad ogni incontro il progetto prendeva forma e si evolveva, dando inizio anche a quella rete multidisciplinare di collaboratori di cui parla Chipperfield, rete di conoscenze necessaria per costruire materialmente il padiglione.

Un posto al sole

La città è il luogo degli incontri e degli scambi, luogo in cui la componente umana costituisce parte della sua stessa essenza, è il luogo pubblico per eccellenza. Eppure alcuni centri urbani appaiono sempre più saturati dalla presenza di auto e da parcheggi ad esse destinati, autentici non-luoghi, che costituiscono spazio comune, pubblico, common ground, tolto alle funzioni vitali della città, anche in zone meritevoli di essere tenute in maggior considerazione per il miglioramento del decoro pubblico: aree soleggiate, centri storici etc.

La nostra riflessione sul common ground urbano si è basata su uno spazio di piccole dimensioni: 2,5×5 metri è la dimensione standard di un posto auto, e tale è lo spazio minimo che può essere restituito alla città e ai suoi frequentatori. Il padiglione è solo una delle molteplici possibilità che offre un tale spazio, e vuol dimostrare come bastino pochi metri quadri per costruire uno spazio vivibile da tutti i cittadini.

La montagna disincantata

La scelta del tema non è casuale, non si tratta di un banale esercizio estetico. Lo spazio da restituire alla città va vissuto, e la scelta delle forme è legata ai luoghi associativi tipici della cultura costruttiva dolomitica. In tal senso il padiglione presenta una reinterpretazione, e riproposizione nell’ambito urbano, del larin, luogo caratteristico delle abitazioni rurali del bellunese in cui la famiglia si riuniva per discutere, pranzare, raccontarsi storie, fare filò. L’invito offerto dal padiglione è quindi chiaro: la gente che si riappropria di uno spazio prima precluso, e lo fa diventare un luogo associativo.

Contemporaneamente il padiglione presenta anche uno spazio più intimo, una riproposizione della stua, con delle sedute che altro non sono che delle reinterpretazioni della chaise longue lecorbuseriana, realizzata con uno dei più antichi materiali costruttivi: il legno. Le loro forme sinuose che richiamano i profili delle montagne, sono un invito ad accomodarsi, ad allontanarsi dal caos quotidiano e fermarsi un momento per riflettere.

Anche all’esterno il padiglione rimane legato alle montagne, richiamando, con le sue falde, i profili delle vette dolomitiche. La scelta del legno come materiale costruttivo è dovuta a differenti fattori: al suo legame con la tradizione costruttiva locale, alla sua massiccia presenza sul territorio bellunese così come al suo potenziale nell’ecosostenibilità dell’edilizia montana. Il sistema costruttivo è semplice ed economico: il padiglione può essere costruito con il lavoro comune di poche persone.

Il Padiglione Architettura Dolomiti non è la ricostruzione di un’architettura alpina all’interno della città, non si tratta di una riproposizione di luoghi comuni che caratterizzano l’edilizia di montagna: spesso le alte vette, i verdi pascoli e i caratteristici tabià fanno dell’architettura di montagna un luogo bucolico, da cartolina, un luogo in cui la modernità può apparire come un elemento estraneo che rompe un equilibrio che dura da sempre. Il padiglione vuole essere un ragionamento su questi elementi e su come possano uscire dall’etichetta e divenire luoghi non-comuni mantenendo il legame con il territorio in cui sorgono e con il tempo e le tecnologie dell’epoca in cui sono costruiti.

Il padiglione è una riflessione sull’architettura di montagna e su come viene interpretata dai progettisti e dai committenti, ma anche da chi la montagna la frequenta per passione e da chi la abita. Ma è anche, e soprattutto, un’architettura inserita in un preciso contesto urbano, “non è un fatto isolato”, e pone domande sulla riqualificazione della città: come possiamo sfruttare quegli spazi comuni occupati dai parcheggi? Come possono rinascere a nuova vita, liberati dalle auto che con ostinazione si sono appropriate del centro città? È uno stimolo per tutti, è una sosta, è una pausa nella vita frenetica quotidiana per fermarsi e pensare.

L’albero in città

Il progetto fa propri i principi della sostenibilità ambientale, quali la disassemblabilità, il riciclo e l’utilizzo di materie prime rinnovabili. Dal 1850 ad oggi la copertura forestale nelle Alpi è cresciuta del 30%; nella sola provincia di Belluno raggiunge il 59% di tutto il territorio. Nonostante la grande quantità di legno a nostra disposizione la foresta alpina è attualmente sottoutilizzata nelle sue potenzialità. Negli anni si è preferito acquistare tondame dal nord Europa e dalla Russia, piuttosto che avviare un serio programma nazionale di selvicoltura. Il costo dei trasporti e la possibile creazione di valore aggiunto locale nel settore, mettono in discussione questo approccio, incoraggiando una nuova attenzione alle risorse locali.

La scelta del legno come materiale da costruzione, oltre a consentire una notevole diminuzione dei tempi di esecuzione dell’opera, degli sfridi e dei rifiuti di cantiere, consente di chiudere il ciclo con bilancio CO2 neutro. Dobbiamo poi rilevare una crescente attenzione nel campo del legno come materiale da costruzione nel privilegiare l’utilizzo di semilavorati di piccole e medie dimensioni, questo perché si vuole utilizzare principalmente piante giovani, a rapido accrescimento aumentando quindi il rendimento di un impianto di silvicoltura. Questo purtroppo è andato di pari passo con lo sviluppo del legno lamellare che pur dando ottimi risultati di resistenza meccanica, fa un pesante uso di collanti sintetici quali la formaldeide; cosa che rende automaticamente il legno lamellare un rifiuto speciale escludendone la possibilità di utilizzo quale combustibile.

Il progetto propone quindi il ritorno a sistemi di montaggio a secco di elementi di media dimensione (tavoloni di 5 cm di spessore), prendendo spunto dalle esperienze passate di Frei Otto, dei ponti svizzeri e del Wood Program di Helsinki. Il sistema costruttivo così realizzato dimostra buone capacità di resistenza meccanica, facilità di esecuzione e elemento ancor più importante di sostituzione degli elementi deteriorati dal tempo.

 

Partners

 

Con il patrocinio:

Comune di Belluno

Comunità Montana Agordina

Con il supporto di:

Dolomiti Contemporanee (Belluno) http://www.dolomiticontemporanee.net/

Fondazione Architettura Belluno Dolomiti (Belluno) http://www.fabd.it/

Con il sostegno di:

Amonn Fire (Ponte nelle Alpi) http://www.amonnfire.it/it/

Cassa Rurale Val di Fassa e Agordino http://www.cassaruralevaldifassaeagordino.it/default.aspx

Segheria Casera Corrado (Voltago Agordino)

Arredamenti Centeleghe (Feltre) http://www.arredamenticenteleghe.it/

Elettomeccanica Cuprum (Belluno) http://www.elettromeccanicacuprum.com/

PierGiuseppe Da Rold imbiancature edili (Sedico)

EdilCommercio (Belluno) http://www.edilcommerciosnc.com/

EdilFerro (Belluno)

Facchin s.r.l. (Fonzaso) http://www.facchinsrl.it/

ItalaCarta (Sedico) http://www.italcarta.net/

LuceTeam (Alano di Piave) http://www.luceteam.it/

Ma.Vi.Ma. (Fonzaso) http://www.mavima.it/

Colorificio Paulin (Seren del Grappa) http://www.colorificiopaulin.com/ita/

PolyPiù s.r.l. (Milano) http://www.polypiu.it/

RothoBlaas (Bolzano) http://www.rothoblaas.com/it/it/home.html

S.I.C.I. s.r.l. (Fonzaso) http://www.sici-srl.com/

Val Piave Assicuratrice (Belluno) http://www.valpiave.it/

Un ringraziamento particolare a:

ing. Patrick Ganz, progetto elettrico (Vallada Agordina)

Gabriele Riva, graphic designer (Voltago Agordino)

dott.ssa Laura Rossa, interprete (Belluno)

ing. Daniele Tissi, calcoli strutturali (Sedico)

Maximiliaan Tropea, videomaker (Belluno)

Meemu (Belluno) http://www.meemu.it/

 

 

 

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