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Restauro delle miniere di Valle Imperina: arrivano i finanziamenti del fondo “Brancher” per le strutture sotterranee e il recupero di alcuni edifici

Lug 11th, 2012 | By | Category: Meteo, natura, ambiente, animali, Prima Pagina

I Comuni di Taibon, Gosaldo, Voltago, Agordo e Rivamonte Agordino, nell’ambito dei finanziamenti previsti dal fondo Brancher per le zone confinanti con le province autonome di Trento e Bolzano, hanno elaborato un progetto unitario di “Valorizzazione turistica della Conca Agordina”.

Al progetto, che ha l’obiettivo di sviluppare l’economia turistica dell’area, per contrastare il declino socio-economico che da tempo interessa l’intera vallata, partecipano quali partner esterni il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, l’Istituto Tecnico Industriale “Follador” di Agordo e la Comunità Montana Agordina.

Gli interventi previsti dal progetto, coordinato dal comune di Voltago, includono anche il completamento delle opere di recupero dell’antico centro minerario di Valle Imperina, realizzate in questi anni dal Parco, dal Comune di Rivamonte Agordino e dalla Comunità Montana Agordina.

Dopo il restauro della viabilità interna del villaggio minerario; il recupero della centralina idroelettrica (che oggi ospita il centro visitatori del Parco); la creazione di un ostello per la gioventù e il restauro dei monumentali forni fusori, uno degli interventi mancanti è il recupero di una parte delle antiche gallerie, oggi completamente distrutte a seguito dell’abbandono della miniera nel 1962 e della successiva alluvione del 1966.

Per poter accedere ai finanziamenti previsti dal fondo Brancher il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, con Decreto del Presidente del giugno 2011 (ratificato dal Consiglio Direttivo con Delibera n. 25 del 15 settembre 2011), ha messo a disposizione dei Comuni due progetti. Grazie a questa collaborazione tra Comuni ed Ente Parco è stato possibile ottenere un finanziamento di quasi due milioni di euro per rendere visitabili al pubblico tre tratti delle antiche gallerie e completare il recupero di alcuni edifici dell’antico villaggio minerario.

In particolare il progetto prevede:

a. il ripristino del tratto iniziale della galleria Santa Barbara che, nel ‘600, costituiva l’accesso alla maggior parte delle “zecche”: le enormi cavità scavate nelle viscere della terra per estrarre il minerale. La galleria, pur avendo oltre quattro secoli di vita, è rimasta attiva fino alla chiusura della miniera (avvenuta nel 1962) e ha conservato l’originale rivestimento interno in conci di pietra a secco. Il progetto prevede di renderne visitabile un tratto di circa 130 metri e di ripristinare la scalinata di collegamento tra la galleria e l’edificio, oggi diroccato, che un tempo ospitava l’infermeria della miniera.

b. Il ripristino della galleria “Fusinella” e la riapertura del Pozzo Capitale. Il pozzo Capitale era utilizzato come pozzo di estrazione. Rivestito di pietra squadrata era diviso i due parti: una serviva per la salita e la discesa dei “kubel” (i recipienti in legno usati per il trasporto del materiale scavato in profondità), l’altra per l’accesso de minatori. La galleria “Fusinella” è invece uno splendido esempio di galleria a sezione ellissoidale rivestita in pietra, che veniva utilizzata per lo scarico delle acque sotterranee.

c. Il recupero della galleria “Magni”, la più recente di quelle presenti nel villaggio minerario, realizzata tra il 1909 e il 1913 dalla Montecatini. Il progetto prevede la messa in sicurezza della galleria (lunga circa 60 metri) e il recupero dei locali posti alla fine della galleria: l’accesso al pozzo Donegani e la camera degli argani.

d. Il miglioramento funzionale dell’edificio degli ex forni fusori (per dare continuità agli spazi museali), dell’ostello (con l’adeguamento dell’impianto di riscaldamento e l’installazione di una stube a legna) e della ex centrale idroelettrica, dove sarà allestita una sala conferenze.

e. Il completamento del recupero dell’imponente edificio delle ex scuderie, con la realizzazione di una sala polivalente attrezzata anche per mostre temporanee e destinata ad ospitare le attività della prevista scuola di interpretazione ambientale del Parco.

“Grazie ai finanziamenti del fondo Brancher – ha commentato il Presidente del Parco, Benedetto Fiori – potremo completare il recupero di questa straordinaria testimonianza di archeologia industriale, certamente tra le più importanti delle Alpi, e offrire così ai visitatori un motivo in più per visitare l’Agordino. Il rilancio turistico e quindi anche economico dei nostri territori non può che avvenire attraverso la valorizzazione del loro straordinario patrimonio naturale e, nel caso delle miniere di Valle Imperina, storico e culturale. La stretta collaborazione tra l’Ente Parco e i Comuni del territorio Agordino ha permesso di ottenere questo risultato, tanto più importante in un momento, come quello attuale, in cui la disponibilità di fondi per avviare nuovi progetti è estremamente ridotta”.

“Il progetto per completare il recupero di Valle Imperina – ha dichiarato il Direttore del Parco, Nino Martino – ha per noi una molteplice valenza. In primo luogo ci consente di migliorare la fruibilità turistica di un sito straordinario, rispondendo ad una precisa esigenza evidenziata, negli ultimi anni, da molti visitatori delle antiche miniere. In secondo luogo ci permette di potenziare le possibilità di allestire mostre temporanee, una forma di offerta culturale che ha costituito, negli anni scorsi, uno dei principali attrattori turistici del sito. Infine, grazie al recupero delle ex scuderie, sarà finalmente possibile dare una “casa” alla scuola di interpretazione ambientale del Parco, che potrebbe divenire un ulteriore contributo delle Dolomiti Bellunesi allo sviluppo del sistema nazionale delle aree naturali protette”.

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One comment
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  1. A tutto ciò si deve aggiungere però la presenza in loco, per una congrua fascia oraria giornaliera ed in un periodo che abbracci la stagione turistica, almeno estiva, di personale adatto alla presentazione del sito.
    Dico questo perchè lo scorso sabato 30 giugno alcuni miei parenti scozzesi, da me là indirizzati, non hanno trovato alcuno che li potesse aiutare. Desidererei vivamente avere una spiegazione tranquillizzante, ma questa era la situazione a me descritta al loro ritorno.