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La legge regionale n.18/2012 sull’esercizio associato di funzioni e servizi comunali: più ombre che luci. di Daniele Trabucco

Daniele Trabucco

La recente legge regionale del Veneto n. 18/2012, sull’esercizio associato di funzioni e servizi comunali, pone alcune problematiche di ordine costituzionale. La normativa, com’è noto, prevede, all’art. 2, comma 1, che i Comuni con popolazione fino a 1000 abitanti sono obbligati ad esercitare in forma associata tutte le funzioni ed i servizi loro spettanti; mentre, per i Comuni con popolazione superiore ai 1000 abitanti e fino a 5000 e quelli con popolazione superiore a 1000 ed inferiore a 3000, quest’ultimi compresi nelle zone montane e parzialmente montane, l’art. 2, comma 2 prevede l’obbligo all’esercizio associato unicamente per le funzioni fondamentali (e, quindi, non per tutte) individuate dalla legge statale.

Ora, se, come ha precisato la giurisprudenza della Corte costituzionale, la disciplina delle forme associative per le amministrazioni comunali rientra nella potestà legislativa residuale delle Regioni ordinarie, ai sensi dell’art. 117, comma 4, della Costituzione, è anche vero che questa non può sacrificare e ledere la sfera di autonomia che la Carta riconosce e garantisce agli enti locali territoriali. Obbligando i Comuni, con popolazione compresa all’interno delle cifre indicate dalla legge veneta, ad associarsi, viene fortemente compromessa l’autonomia amministrativa e di indirizzo politico di detti enti. Quando la Costituzione, all’art. 114, comma 2, definisce i Comuni, le Province e le Città Metropolitane quali “enti autonomi con propri Statuti, poteri e funzioni” pone a carico del legislatore statale e regionale un vincolo un forza del quale, in relazione alle funzioni proprie e conferite loro spettanti, i principi di autonomia e di determinazione del proprio indirizzo non possono essere sostituiti o derogati. Imponendone l’obbligo associativo, la Regione del Veneto, soprattutto con riferimento ai Comuni sotto la soglia dei 1000 abitanti, istituisce una nuova forma associativa titolare della gestione di ogni funzione e servizio comunali, che pare essere lesiva della pari dignità istituzionale tra gli enti territoriali (art. 114 Cost.), operando una differenziazione generale e onnicomprensiva dei Comuni all’interno dell’unica relativa categoria.

Daniele Trabucco – Università degli Studi di Padova

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