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Invensys: la scelta del sindacato, tra orgoglio e salvare il salvabile. Intervento del segretario provinciale Uilta-Uil Paolo Da Lan

Paolo Da Lan segretario provinciale Uilta Uilm - UIL «L’orgoglio è un sentimento che fa smuovere le montagne, ma senza un obbiettivo la montagna non sai dove metterla». Paolo Da Lan segretario provinciale Uilta Uil (tessili, occhialeria) e Uilm Uil (metalmeccanici), affida alle pegine di Facebook le sue riflessioni a seguito delle assemblee di oggi all’Invensys, sul percorso di gestione.

«L’orgoglio è un sentimento giusto e legittimo – scrive Da Lan – ma evocarlo oggi significa arrivare con 5/6 anni di ritardo.

Oggi la “pancia” ci fa dire che non vogliamo accettare l’elemosina. Oggi è comprensibile pensare così. Ma domani, come sempre accade, le prospettive delle persone cambieranno, perché tra il nulla è il poco si accorgeranno che anche il poco è meglio di niente.

Chiudere un’azienda non è un processo che accade in pochi giorni, ma la decisione può venir presa in poche ore e i tempi non erano quelli di un mese fa.

Ho deciso di siglare quell’ipotesi di percorso per un semplice motivo – spiega il segretario provinciale Uil di categoria – rispondeva al pensiero di molti di avere almeno un anno di Cassa Integrazione.

Perfino chi oggi auspica che vincano i no voleva quello. Tutti sapevano che si parla di chiusura da almeno 15 giorni, ma oggi si dice che la dignità non si acquista con 5000 euro o 11.000 euro.

Si è anche detto che le cifre sono poche in rapporto a quelle del 2008, assolutamente vero se parliamo solo di incentivo, ma del 2008 parlerò a tempo debito.

Nel 2008 c’erano 1 – 2 o 3 anni di mobilità a 750 euro al mese e mediamente 20 – 22 mila euro, quindi il lavoratore per il suo licenziamento prendeva per 3 anni di mobilità più l’incentivo 49.0000 al massimo? Ok.

Oggi per lo stesso 50enne sarebbero circa 930 € per 12 mesi di cassa integrazione e 30 mesi di ASPI (e altro) saremmo arrivati a 47.000 euro. Vuol dire che 2000 euro sono il confine per la dignità?

Dobbiamo ricordare che con questa intesa si darebbe copertura pensionistica alle persone per un periodo più lungo rispetto al 2008.

Avremmo avuto contributi di un anno in più per chi ha meno di 40 anni e di 6 mesi per chi ha più di 40 anni.

1 persona su quattro ha meno di 40 anni, 2 su 4 sono tra 40 e 50, la quarta supera i 50, questa è la fotografia dello stabilimento.

C’è il problema del TFR che viene anticipato? Non è l’unica soluzione per quel periodo in cui l’Inps non versa, tutto il tavolo aveva discusso sulle opportunità senza incontrare ostacoli insormontabili, ci si affidava alle riunioni successive per costruire anche quella garanzia.

Se i lavoratori bocceranno quella ipotesi non ci dovremo più preoccupare degli 8 mesi e di come coprirli, dovremo preoccuparci che una 40 di lavoratori a settembre 2013 saranno senza lavoro e senza assegno di mobilità, poi toccherà ad altri 80 a settembre 2014 e infine l’ultimo gruppetto di 40 a settembre 2015.

Temo che a settembre 2013 l’orgoglio sia un vago ricordo ma il problema del lavoro che manca una drammatica realtà.

Io non ho pensato di siglare perché la pancia mi comandava, il singolo lavoratore da solo con la sua auto può decidere di frenare anche in ritardo e rischiare di sbattere contro il muro, io non posso permettermi questo “lusso” faccio il sindacalista e mi immagino che chi fa questo mestiere deve avere l’idea di essere come autista di pullman e che debba frenare e fermarsi 5 cm prima del muro, non per evitare di far male a se stesso, ma perché uccide i suoi passeggeri.

L’azienda non ha lasciato dubbi sul fatto che in mancanza di un accordo non ci sarebbero stati altre soluzioni, chi ritiene di essere stato offeso dalle proposte ha l’opportunità di bocciarlo.

Anche chi non la pensa così ha il diritto di esprimersi è va rispettato.

Sbandierare la democrazia – conclude Paolo Da Lan – presuppone come primo principio il rispetto delle altre opinioni.

Dando la possibilità al voto io ed il collega Deola abbiamo dato pari dignità a tutti».

 

 

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