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Invensys: la scelta del sindacato, tra orgoglio e salvare il salvabile. Intervento del segretario provinciale Uilta-Uil Paolo Da Lan

Giu 27th, 2012 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore

Paolo Da Lan segretario provinciale Uilta Uilm - UIL «L’orgoglio è un sentimento che fa smuovere le montagne, ma senza un obbiettivo la montagna non sai dove metterla». Paolo Da Lan segretario provinciale Uilta Uil (tessili, occhialeria) e Uilm Uil (metalmeccanici), affida alle pegine di Facebook le sue riflessioni a seguito delle assemblee di oggi all’Invensys, sul percorso di gestione.

«L’orgoglio è un sentimento giusto e legittimo – scrive Da Lan – ma evocarlo oggi significa arrivare con 5/6 anni di ritardo.

Oggi la “pancia” ci fa dire che non vogliamo accettare l’elemosina. Oggi è comprensibile pensare così. Ma domani, come sempre accade, le prospettive delle persone cambieranno, perché tra il nulla è il poco si accorgeranno che anche il poco è meglio di niente.

Chiudere un’azienda non è un processo che accade in pochi giorni, ma la decisione può venir presa in poche ore e i tempi non erano quelli di un mese fa.

Ho deciso di siglare quell’ipotesi di percorso per un semplice motivo – spiega il segretario provinciale Uil di categoria – rispondeva al pensiero di molti di avere almeno un anno di Cassa Integrazione.

Perfino chi oggi auspica che vincano i no voleva quello. Tutti sapevano che si parla di chiusura da almeno 15 giorni, ma oggi si dice che la dignità non si acquista con 5000 euro o 11.000 euro.

Si è anche detto che le cifre sono poche in rapporto a quelle del 2008, assolutamente vero se parliamo solo di incentivo, ma del 2008 parlerò a tempo debito.

Nel 2008 c’erano 1 – 2 o 3 anni di mobilità a 750 euro al mese e mediamente 20 – 22 mila euro, quindi il lavoratore per il suo licenziamento prendeva per 3 anni di mobilità più l’incentivo 49.0000 al massimo? Ok.

Oggi per lo stesso 50enne sarebbero circa 930 € per 12 mesi di cassa integrazione e 30 mesi di ASPI (e altro) saremmo arrivati a 47.000 euro. Vuol dire che 2000 euro sono il confine per la dignità?

Dobbiamo ricordare che con questa intesa si darebbe copertura pensionistica alle persone per un periodo più lungo rispetto al 2008.

Avremmo avuto contributi di un anno in più per chi ha meno di 40 anni e di 6 mesi per chi ha più di 40 anni.

1 persona su quattro ha meno di 40 anni, 2 su 4 sono tra 40 e 50, la quarta supera i 50, questa è la fotografia dello stabilimento.

C’è il problema del TFR che viene anticipato? Non è l’unica soluzione per quel periodo in cui l’Inps non versa, tutto il tavolo aveva discusso sulle opportunità senza incontrare ostacoli insormontabili, ci si affidava alle riunioni successive per costruire anche quella garanzia.

Se i lavoratori bocceranno quella ipotesi non ci dovremo più preoccupare degli 8 mesi e di come coprirli, dovremo preoccuparci che una 40 di lavoratori a settembre 2013 saranno senza lavoro e senza assegno di mobilità, poi toccherà ad altri 80 a settembre 2014 e infine l’ultimo gruppetto di 40 a settembre 2015.

Temo che a settembre 2013 l’orgoglio sia un vago ricordo ma il problema del lavoro che manca una drammatica realtà.

Io non ho pensato di siglare perché la pancia mi comandava, il singolo lavoratore da solo con la sua auto può decidere di frenare anche in ritardo e rischiare di sbattere contro il muro, io non posso permettermi questo “lusso” faccio il sindacalista e mi immagino che chi fa questo mestiere deve avere l’idea di essere come autista di pullman e che debba frenare e fermarsi 5 cm prima del muro, non per evitare di far male a se stesso, ma perché uccide i suoi passeggeri.

L’azienda non ha lasciato dubbi sul fatto che in mancanza di un accordo non ci sarebbero stati altre soluzioni, chi ritiene di essere stato offeso dalle proposte ha l’opportunità di bocciarlo.

Anche chi non la pensa così ha il diritto di esprimersi è va rispettato.

Sbandierare la democrazia – conclude Paolo Da Lan – presuppone come primo principio il rispetto delle altre opinioni.

Dando la possibilità al voto io ed il collega Deola abbiamo dato pari dignità a tutti».

 

 

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4 comments
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  1. Se l’orgoglio è un sentimento giusto e legittimo e nonostante ciò, lei ritiene che evocarlo oggi significa arrivare con 5/6 anni di ritardo, perchè non si dimette? a cosa servono rappresentanti come lei? penso proprio che di queste sue dichiarazioni ne debba venire a conoscenza “quantomeno” l’organo centrale di rappresentanza dal quale ritengo che lei abbia ricevuto la leggitimazione ad agire e prendere iniziative a dir poco “CONTROPRODUCENTI PER TUTTI QUEI LAVORATORI CHE DA ALMENO 5/6 ANNI PAGANO REGOLARMENTE LA QUOTA SINDACALE”.
    Si ricordi, inoltre, che noi facciamo parte dei lavoratori che nel 2008 non hanno accettato la proposta economica dell’azienda e non a caso siamo ad oggi, a confermare il ns. pensiero che quindi resta immutato da 4 anni, quindi pretendiamo con forza (e non con paura) di salvaguardare la dignità tipica dei Lavoratori con la “L” maiuscola.
    Per concludere ritengo di sottolineare che la sua paventata ideologia democratica mi lascia perplessa, considerando che se fosse dipeso solamente da lei non avremmo neanche potuto esercitare liberamente il nostro pensiero negativo, in merito alla proposta economica aziendale da lei controfirmata.
    Vera

  2. COBAS, unica rappresentanza vera degli interessi dei lavoratori. Questi quì mandiamoli a lavorare come precari a 800€ al mese, non a barattare i diritti dei lavoratori in cambio di …….

  3. Alla signora Vera rispondo con semplicità che da almeno 30 anni i lavoratori Invensys sono guidati da un’organizzazione che fino ad un mese fa continuava ad asserire che tenere bassi i toni era il miglior modo di difendere l’occupazione. Oggi è la paladina di una lotta che arriva in ritardo. nel 2003 nel 2004 nel 2006 e nel 2008 la mia organizzazione, sottoscritto in testa, ha richiesto a questa multinazionale piani industriali avendo come avversari in questa richiesta proprio chi oggi guida questa protesta.
    Come vede non è a me che si devono chiedere le dimissioni, si figuri che nel 2004 mi è stato perfino impedito di spiegare ai lavoratori quanto stava accadendo e dove andavano i profitti dello stabilimento di Belluno, ci sono documenti, articoli e comunicati a dimostrarlo.
    Le ricordo che in quegli anni chi non si iscriveva alla Fiom non solo veniva osteggiato ma ci sono stati casi di aggressioni verbali a non iscritti quando rimostravano la loro contrarietà all’iscrizione alla Fiom. Non credo lei si riferisca a questo modello di democrazia.
    Lei cita il 2008 ma forse non ricorda che il sottoscritto assieme alla Cisl chiesero il Piano industriale e non certo la mobilità per le 120 persone, perfino la Cgil era contraria a quello che poi la maggioranza delle Rsu poi ha ottenuto, la mobilità appunto.
    Ho un vantaggio rispetto a lei, conservo la documentazione e ho partecipato alla storia sindacale degli ultimi 10 anni.
    Conosco quindi, comè naturale che sia, tutte le sfaccettature di questa vicenda sindacale.
    Lei dice una cosa non vera sul fatto che se fossse dipeso da me non avreste avuto modo di esprimervi, non so chi ha detto queste cose ma io ho deciso per il voto, io ho stampato le schede che la mattina delle assemblee dovevano servire per il voto.
    Una cosa è chiara il voto non lo ha certo chiesto la Fiom, è chi ha siglato quell’ipotesi che ha dato la possibilità di scelta, hanno potuto scegliere sia chi era contrario sia chi era indeciso sia chi era favorevole.
    Rifiutarsi di siglare era come impedire a tutti di scegliere, avrebbe scelto l’impresa con un no.
    Lei potrà dire che avrebbe preferito questo ma altri? ma non è proprio quella Fiom che sbandiera il referendum come lo strumento democratico per eccellenza che dovrebbe difendere questa prassi?

  4. A Paolo, guarda che non mi preoccupa lavorare in azienda, ho iniziato come lavamacchine e cerco sempre di ricordarmi con umiltà da dove ho comunciato, francamente non mi interessa molto il tuo parere visto che non conosci nulla della situazione reale ma esprimi giudizi sommari.
    Ogni tanto arriva in sede da noi qualche persona che magari tempo prima ne sparava a destra e a manca sul sindacato, sai la cenere la si trova sempre in giro…. è metterla sul capo la parte difficile. Un caro saluto.