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Dedicazione della casera I Ronch a don Francesco Cassol

Giu 18th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Si è svolta domenica 17 giugno la cerimonia di dedicazione della casera I Ronch a don Francesco Cassol, il sacerdote bellunese ucciso con una fucilata mentre dormiva in un sacco a pelo, per terra, all’aperto, nella notte del 22 agosto 2010, mentre partecipava ad un raid Goum fra i luoghi deserti del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, in Puglia.

Numerosissime persone, più di 200, provenienti da tre località diverse, Col di Roanza, Case Bortot e Caiada, sono salite alla casera, di proprietà del Comune di Belluno, che si trova sul versante settentrionale del monte Serva, nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.

C’erano i parenti, l’assessore Salti del Comune di Belluno, il Presidente del Cai Farinazzo, gli scout di Agesci, Fse e Masci, gli amici goumier che erano con lui nella tragica notte, rappresentanti del Parco Nazionale (c’era l’ex Presidente Lasen), del corpo di vigilanza del Parco, delle forze armate, una folta rappresentanza di Longarone, il paese dove don Francesco era parroco (è stato letto un messaggio del sindaco di Longarone Padrin), conoscenti provenienti da ogni parte della provincia e d’Italia, e molte famiglie con bambini.

A mezzogiorno è stata celebrata la messa da don Giancarlo Gasperin, assistente religioso degli scout della zona di Belluno, a cui sono seguiti brevi pensieri dei rappresentanti delle diverse istituzioni. La targa è quindi stata scoperta da un nipote.

Complice la bellissima giornata di sole, si è mangiato all’aperto, al sacco, al cospetto della Gusela del Vescovà. In questo tempo è stato possibile firmare il libro di bivacco, che rimarrà in casera per raccogliere pensieri e riflessioni, ed acquistare il libretto con gli scritti di don Francesco, ripubblicato in una seconda edizione proprio in occasione dell’intitolazione di casera I Ronch.

Nel pomeriggio, raccolti all’ombra di alcuni alberi, c’è stato un significativo momento di riflessione sul tema della spiritualità della strada da parte di don Rinaldo Ottone, con un intervento molto toccante di Nicoletta Ranghetti, una Goumier lombarda che era con don Francesco la notte della sua morte.

 

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