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Architetto Palma: «La struttura originaria delle scuole Gabelli è molto ben fatta, per vulnerabilità sismica appartiene alla III classe ed è sicura” . Ingegner Rossato: “affermazioni gratuite e fuorvianti!”

Giu 17th, 2012 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

Leggo solo oggi sui media della presentazione della proposta di ristrutturazione delle “Gabelli” di Belluno elaborata da alcuni studenti dell’ITIS “Segato” cui, per impegni di lavoro, non ho potuto assistere.

Faccio in particolare riferimento a quanto pubblicato dal Corriere delle Alpi in data 14 giugno u.s.

Ora, per fare subito chiarezza e per evitare che dalle mie parole nascano equivoci o polemiche, preciso che quella illustrata è già appropriatamente definita nel citato articolo quale “proposta di ristrutturazione e riutilizzo dell’edificio” elaborata da studenti dell’ultimo anno dell’indirizzo edile dell’ITIS Segato.

Cioè un mero esercizio didattico, limitato peraltro da quanto leggo solo ad alcuni degli aspetti tecnici necessari in una vera valutazione progettuale anche preliminare.

Un lavoro che, visto nella sua dimensione reale, è certamente positivo e felice e merita i miei complimenti agli alunni che si sono voluti misurare con l’impresa.

Alla vigilia della presentazione della proposta, interpellato in merito da una giornalista, ho pubblicamente affermato che non sta a me, in qualità di Presidente dell’Associazione Cittadini per il recupero della Gabelli, giudicarla o valutarla.

Non lo farò quindi neanche ora.

Devo però aggiungere che dalla lettura della cronaca emerge qualcosa che mi inquieta e che vorrei commentare.

Non nel merito (non mi esprimo) ma nel metodo.

 

Prima di tutto il taglio che si è voluto dare all’evento, perché come un evento mi pare sia stata concepita, organizzata e pubblicizzata la presentazione. L’esposizione di dettagliate previsione di spesa, articolazioni in stralci, ecc., non ultimo il parterre, mi sembra tendessero ad accreditare la “PROPOSTA” al punto di darle forma e consistenza di “PROGETTO”.

Va affermato senza equivoci che questo è un esercizio didattico, non è un progetto e non ne può neppure rappresentarne il nucleo da sviluppare.

Ogni cosa resti al suo posto.

 

Poi mi inquieta in particolare un’affermazione dell’insegnante di Tecnologia e progettazione e responsabile del progetto, arch. Palma.

Riporto per correttezza le testuali parole pubblicate dal Corriere delle Alpi.

«La struttura originaria è molto ben fatta», aggiunge Palma, «per vulnerabilità sismica appartiene alla III classe ed è sicura. Ciò che in termine tecnico è chiamato “sfondellamento”, e che si è verificato nel 2009 con il distacco parziale degli elementi del solaio, non è un problema di origine strutturale».

Non so a quale titolo parli l’architetto.

Io mi esprimo ora non da presidente dalla già citata Associazione, ma da semplice cittadino che però ha qualche competenza in merito agli argomenti trattati, costruita in quasi trent’anni di esercizio professionale d’ingegnere laureato in Ingegneria civile edile con indirizzo di strutturista nel lontano 1984 con una tesi che, guarda caso, concludeva e sintetizzava le ricerche e le analisi di altri miei colleghi laureandi proprio sul tema dello “sfondellamento” delle pignatte in laterizio.

Non voglio dar corpo alla sterile e banale contrapposizione tra architetti ed ingegneri ma sul piano delle competenze e sul terreno reale della professione probabilmente non competerebbero a lui, ovviamente come architetto non come persona, le valutazioni che così sbrigativamente ha esposto.

Le affermazioni sopra citate sono, ad essere benevolo, del tutto gratuite ma poiché risultano pericolosamente fuorvianti dovrebbe esserci l’onestà di dire ai cittadini bellunesi che il giudizio su una questione di tale rilevanza è il risultato di una lunga, costosa e complessa valutazione tecnica da svolgere, con competenza, secondo regole complesse, precise e vincolati, definite da normative statali.

Non si può sempre banalizzare tutto.

Ing. Marco Rossato

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9 comments
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  1. Sono un ingegnere chimico per cui capisco poco o niente di strutture e della loro stabilità ma posso dire che ho parlato con strutturisti (ingegneri) che conoscono bene la situazione delle Gabelli e mi hanno fatto lo stesso discorso dell’architetto Palma. Non so chi abbia ragione ma la presa di posizione dell’ing. Rossato mi pare un pò eccessiva e polemica. Resta il fatto che sulle Gabelli qualcosa di definitivo dovrà pure essere detto.

  2. Per quanto ne sò e ne capisco, il discorso dell’arch. Palma appare corretto.
    Invece di sproloquiare sulle competenze, entri pure nel merito e dica la sua (sulle pignatte che si rompono) compiutamente.

  3. A Piero Balzan.
    Il capitolo 8 “COSTRUZIONI ESISTENTI” del D.M. 14 gennaio 2008 “NUOVE NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI” definisce i criteri generali per la valutazione della sicurezza delle costruzioni esistenti.
    Credo che una lettura dello stesso (anche per chi non ha “competenza” ma un po’ di “disciplina” ingegneristica) possa fare comprendere quali operazioni comporti tecnicamente il valutare la sicurezza della Gabelli così come di ogni altro edificio esistente costruito a metà degli anni trenta con tecniche allora comunque innovative e certamente non standardizzate, che ha subito in questi quasi ottant’anni di vita manipolazioni e molte differenti sollecitazioni sismiche e che ha quindi un “vissuto” tutto da accertare.
    A meno che non si voglia affermare che sono già state eseguite tutte le valutazioni/indagini/prove opportune e previste e che le relative risultanze sono anch’esse già state elaborate in un modello di calcolo previsto dalla norma, ritengo che ogni affermazione sulla sicurezza della struttura, non solo dell’arch.Palma ma di chiunque altro “strutturista (ingegnere) che conosce bene la situazione della Gabelli”, sia arbitraria, grossolana, gratuita e fuorviante.
    Combatto da anni con le domande di Amministratori pubblici che, dopo ogni alluvione, esondazione, terremoto, mi interpellano con un, per esempio, “insomma stanno su o no queste scuole con il prossimo terremoto?” oppure “si allagherà ancora il paese alla prossima pioggia?” che proprio non mi impaurisce né mi tange quest’atteggiamento superficiale.
    La nostra responsabilità di tecnici ha un’implicazione sociale ed è quella che io avverto, grave perché mi impegna ogni giorno alla competenza ed alla professionalità, quando firmo un progetto o la valutazione di sicurezza delle strutture di un fabbricato pubblico come privato.
    Sono il solo?
    Io non credo proprio. Ci sono moltissimi colleghi che svolgono con onestà intellettuale ed in silenzio il proprio lavoro.
    Certo ce ne sarà anche qualcuno pronto a scambiare un pacchettino di euro per una firma messa in calce ad un foglio già compilato, magari al tavolo di un bar.
    Ecco, provate a rivolgetevi a loro se siete curiosi di sapere se “la Gabelli sta su o no” (perché di banale curiosità si tratta a questo altissimo livello di confronto).
    Io passo.

    Al signor Paolo
    “per quanto lei capisce” credo sia proprio inutile ogni mio commento.
    Cordiali saluti.

  4. Mi pare fuori dubbio che il recupero eventuale delle Gabelli non può che passare attraverso una seria indagine strutturale. Questo a prescindere dalle convinzioni o dalle affermazioni di chiunque. Proprio per questo non mi agito se qualcuno esprime le proprie opinioni che restano appunto tali e non sono in grado di eludere, in alcun modo, le indagini che saranno necessarie. Il punto vero è un altro. Le indagini approfondite andavano fatte su tutto l’edificio immediatamente dopo il distacco in modo da poter decidere se intervenire subito con una spesa modesta o pensare, come si è fatto, ad un nuovo edificio. Non so a che punto siano le indagini ma se dovesse emergere che la situazione era sanabile in tempi ragionevolmente rapidi e con una spesa contenuta, qualcuno dovrà spiegare la scelta fatta.

  5. Poiché lei non è un ingenuo lettore di giornali saprà (o, se non sa, potrà comprendere) che ci sono da anni in città alcuni, vogliamo chiamarli “appetiti”?, relativi ad alcune aree scolastiche cittadine.
    Avendo io avuto la ventura di seguire tutta la vicenda delle Gabelli dal 2007 e, contestualmente, per un paio d’anni in qualità di presidente del Consiglio d’Istituto dell’ISI Galilei anche le vicende degli “ampliamenti” / non “ampliamenti” dello scientifico a Mussoi, quando mi si prospettano certe scelte “funzionali” capirà che mi sorge una certa “INQUIETUDINE”, come l’ho definita nella mia comunicazione.
    Qualcuno l’avrà proposta in modo ingenuo .. ma chi ha creato le condizioni per promuovere soluzioni funzionali e didattiche che non stanno né in cielo né in terra?
    Una domanda secca: lei manderebbe suo figlio di 6 anni a frequentare una scuola elementare Gabelli che condivide spazi comuni, entrate e uscite, giardini, ecc. con 800 studenti liceali dell’età dai 14 ai 19 anni?
    Ecco, a ma qualche perplessità viene.

    Per concludere. Se lei afferma poi che chiunque può dire qualunque cosa, siccome è più o meno un gioco e l’espressione di un’opinione non si nega a nessuno (perché poi tanto quando si fa sul serio si fa sul serio e non si può eludere comunque le verifiche strutturali), allora io mi domando: perché sia lei che il sig. Paolo vi scandalizzate tanto se io esprimo la mia opinione affermando che ogni cosa resti al suo posto, che quello illustrato è un mero esercizio didattico e non un progetto e chiedo, infine, di non banalizzare sempre tutto con affermazioni, ribadisco, gratuite e fuorivianti per la quasi totalità dei lettori bellunesi?

  6. @ marco Rossato: non mi scandalizzo per l’espressione delle Sue opinioni sulle Gabelli ma il Suo primo intervento sembra più una difesa di competenze professionali più che una disamina sulle Gabelli che appunto quello che interessa ai lettori bellunesi come il sottoscritto che i propri figli li ha mandati a scuola proprio lì. Riguardo agli sfondellamenti, sò di altri edifici pubblici comunali che hanno avuto gli stessi problemi qualche anno fa e non hanno mai smesso di essere utilizzati.
    Il dubbio che qualcuno voglia o volesse fare delle Gabelli un businnes per pochi amici, mi pare legittimo.
    E il suo intervento francamente mi sembrava andasse in quella direzione.
    Cordialità
    P.S.: mi occupo di edilizia da quasi 40 anni, ho partecipato alla costruzione di strade, ponti, ospedali, aereoporti, grattacieli. Non sono uno strutturista, ma il naso mi funziona abbastanza bene.

  7. caro sig. Paolo, vedo oggi la sua replica per cui le rispondo in ritardo.
    Noi non ci conosciamo, ma il timore del business per pochi amici non lo deve temere da me. Anzi.
    Lo dico con grande serenità e tacendo di occasioni a cui ho professionalmente rinunciato per tenermi proprio fuori da ogni possibile contestazione polemica.
    Se cerca il torbido, guardi altrove.
    Riguardo gli sfondellamenti non mi pronuncio perché altri professionisti hanno preferito dichiarare inagibile non solo il fabbricato ma addirittura l’intera area della Gabelli. Non trovo serio commentare pubblicamente questa scelta tecnica che trovo, peraltro, si commenti da se.
    Ma il problema della sicurezza strutturale degli “edifici esistenti” non sta nelle pignatte che sfondellano, è un problema complessivo dell’intero fabbricato di cui le pignatte sono un dettaglio, vogliamo definirlo “secondario”?.
    Ma questo credo di averlo già esplicitato nei miei precedenti commenti.

  8. Concordo: il problema della sicurezza strutturale non sta (solo) nelle pignatte. Molto spesso sta negli strutturisti. Ho conoscenza diretta di un caso analogo ove uno (strutturista) voleva dichiarare inagibile (quasi) tutto il territorio comunale e demolire l’edificio intero mentre quello poi scelto dall’amministrazione ha risolto il tutto (egregiamente) con interventi localizzati. Purtroppo, non abbiamo risorse per fare fronte ad un “big one”. E per quanto riguarda i ragazzi in età scolare, questi passano a scuola meno del 15% del loro tempo per cui, non essendoci risorse infinite, statisticamente per la loro “sicurezza sismica” si dovrebbe dare priorità ad altro. E senza essere irrazionalmente emotivi.

  9. Io ho la sensazione signor Paolo (a questo punto avrei anche la curiosità di conoscere il suo cognome, facile chiamarsi “Paolo”) che lei abbia scarsa o nulla conoscenza di cosa significhi valutare la sicurezza strutturale di un edificio pubblico perché esprime concetti che forse a lei possono sembrare di assoluto buonsenso (visto che li esprime lei, ovvio) ma che proprio NULLA hanno a che fare, non con le mie opinioni, ma con quanto indica ed esprime a riguardo la già citata LEGGE .. sottolineo LEGGE, perché forse non le è chiaro che in Italia non vi è spazio di scelta su certi terreni, né vi è alcuna gradualità, non si progetta bene o male, responsabilmente o irresponsabilmente, ma in conformità e in difformità dalla LEGGE.
    Certamente bisogna, come in ogni campo professionale, conoscere il proprio lavoro (fatto tutt’altro che scontato!) ma l’esempio che lei cita certamente è un altro esempio da bar, perché l’assioma “il progetto di minor costo è il migliore” va bene solo per i gonzi che credono di aver risolto i propri problemi risparmiando!
    Leggendo le sue considerazioni ho, infine, la sensazione che più di ingegneria lei si occupi di esecuzione di altrui progettazioni, bene se così è mi sento di dare anche a lei il consiglio dato all’arch. Palma, si occupi magari di giudicare quanto conosce e sa fare, mi auguro per lei bene, evitando di credere che conoscere il cantiere sia di per se sufficiente a darle anche le competenze proprie di altri ambiti professionali.