Friday, 6 December 2019 - 02:31
redazione@bellunopress.it direttore Roberto De Nart

Chiusura Invensys. Sergio Reolon: “Non bisogna consentire la fuga ai nuovi barbari. Intervenga l’assessore regionale Donazzan”

Giu 16th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

Sergio Reolon

“Si tratta di una scelta di autentica prepotenza, che non tiene minimamente in conto gli accordi e gli impegni. La Regione deve reagire contro l’inaccettabile decisione dei vertici di Invensys di procedere con la chiusura”.

A dirlo il consigliere regionale del Pd, Sergio Reolon, alla luce dell’annuncio di chiusura dello stabilimento Invensys di Belluno.

“Lasciare a casa 170 dipendenti, con il regime di cassa integrazione ancora in atto, è uno spregio nei confronti di chi ha contribuito in modo determinante, versando energie e fatica, a tenere in piedi questa realtà. Ma è anche il risultato di un atteggiamento manageriale che calpesta e umilia le istituzioni locali:”.

L’assessore Donazzan – conclude Reolon – prenda dunque in mano la situazione e batta davvero i pugni sul tavolo, costringendo i vertici di Invensys all’integrale rispetto degli accordi sottoscritti e a mettere in campo tutte le azioni per la miglior tutela dei lavoratori. Non bisogna consentire di certo la facile fuga a chi, come nuovi barbari, mira ad abbandonare il campo lasciando solo terreno bruciato”.

Share

3 comments
Leave a comment »

  1. Parole da condividere. La direzione vuol far passare la decisione come conseguenza dello sciopero dei lavoratori. Un malvagio stravolgimento della realtà. Chiedo se, come a suo tempo le aziende hanno avuto aiuti nell’iniziare l’attività, ora ci sia la possibilità di penalizzarle a seguito di queste decisioni di abbandonare il campo lasciando a casa centinaia di onesti lavoratori, in base a meri calcoli economici, alla ricerca di un utile sempre maggiore.
    Se lo stabile è di proprietà dell’ Invensys, è possibile applicare un’ IMU maggiorata, come sulle abitazioni non afittate e tenute a disposizione?

  2. Il problema è semplice…le pubbliche amministrazioni possono realmente essere determinanti nelle scelte aziendali? Se si allora bisogna indicare con nome e cognome chi non è intervenuto e quali sono le sue colpe. Se no allora è meglio non fare dichiarazioni roboanti che rischiano di creare più danno che beneficio. Non mi risulta che ci siano aziende che restano in un territorio per decreto. Se non ci saranno a breve importanti decisioni a livello statale in grado di dare una reale sterzata al nostro sistema complessivo non ci sarà nessun futuro per la nostra economia. In ogni caso bisognerà uscire dai soliti rituali che vedono politici sui giornali ed operai a casa. Perchè nessuno propone un drastico taglio agli stipendi di tutti quegli statali (compresi i politici) che percepiscono cifre sbalorditive? Diritti acquisiti diranno alcuni. Già, ma quali sono i diritti acquisiti di operai che si trovano senza lavoro o di liberi imprenditori che non sanno più come andare avanti? Loro non solo non hanno alcun diritto acquisito ma perdono tutto per pagare le tasse con cui si fanno gli stipendi di gente che guadagna cifre sbalorditive, che è garantita e non risente della crisi e che non è disposta a mollare neppure un nichelino. E’ ora di darsi una sveglia.

  3. Ecco i responsabili:

    1)Una Tassazione che non ha eguali al mondo e che penalizza le Imprese Italiane decapitalizzandole (decapitandole), cioé impedendo loro di cumulare il capitale necessario per crescere, innovare ed espandersi anche tramite acquisizioni (per le quali bisogna avere capitale), il che le penalizza a morte
    2)Il Fisco più famelico del mondo che deve ogni giorno assicurare cibo al Mostro della Burocrazia e delle Istituzioni di questo Stato in tutte le sue espressioni,il che toglie sempre più competitività al Sistema Italia
    3) la Burocrazia e l’ Impianto Istituzionali tra i più inefficienti e corrotti esistenti,
    che tutto bloccano,complicano, aumentando a dismisura i danni e i costi per le imprese e rendendole sempre meno competitive,più ostacolate ed oppresse e spesso taglieggiate
    4)Sindacati che si rifanno ancora ad ideologie e prassi pre-muro-Berlino o addirittura a teorie marxiste-leniniste-staliniste e che, invece di tutelare e favorire la creazione di posti di lavoro, fanno di tutto, nei fatti, per rendere le aziende sempre meno competitive, costringendole a delocalizzare oppure a chiudere….
    5)Associazioni di Categoria degli Imprenditori “tradizionaliste” che non hanno previsto o non accettano la nuova realtà economica mondiale (o se ne sono resi conto troppo troppo tardi..) e che di fatto, pur avendo in teoria funzioni di “Sindacato”, da sempre e tuttora nei fatti consolidati non hanno tutelato e non tutelano adeguatamente i propri associati .
    S E & O