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Luca Rento e Alessandro Dal Pont alla mostra Alpenrepublik del Kunstraum di Innsbruck

Giu 3rd, 2012 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

Due artisti bellunesi che collaborano con Dolomiti Contemporanee, Luca Rento e Alessandro Dal Pont, sono stati inseriti nella mostra Alpenrepublik, appena inaugurata al Kunstraum di Innsbruck (2 giugno-4agosto), e che vede la presenza di numerosi importanti artisti europei (tra di essi, John Bock, Michael Fliri, Thomas Helbig, Thomas Palme, Markus Schinwald).

Luca Rento è presente con due videoinstallazioni, la più importante delle quali è Variazioni di Velocità (2010). L’artista è anche uno dei recenti vincitori, insieme a Gianluca D’Incà Levis, del Premio Città Impresa 2012, che gli è stato assegnato per meriti legati alla sua capacità innovativa proprio nella costruzione di un linguaggio, di una poetica e di un’opera artistica profondamente originale, che ne fa uno dei videoartisti più interessanti oggi sul territorio nazionale.

Al montaggio e alla realizzazione finale di tali video ha contribuito anche un altro giovane professionista bellunese che opera in questo settore, e collabora con Dolomiti Contemporanee: Paolo Dal Pont.

Alessandro Dal Pont porta invece Love Song from Armstrongs, un’opera installativa che Dolomiti Contemporanee ha presentato, lo scorso marzo, a Kunstart, a Bolzano. Dal Pont vive e lavora a Berlino, è sposato con l’artista coreana MinJi Kim. Entrambi collaborano con Dolomiti Contemporanee.

 

Kunstraum Innsbruck

Con il termine “Alpenrepublik” si indica spesso l´Austria, altre volte invece uno stato alpino fittizio, un costrutto separatistico. Se inteso come titolo dell´esposizione in Kunstraum Innsbruck e in Artdepot, “Alprenrepublik” indica invece un campo dell´arte, in cui singolaritá, idiosincrasia, diversitá, arcaismo e anarchismo sono di casa. Sono mezzi per descrivere uno stato che, in contrasto con la comune gravità, è caratterizzato dall´incertezza dell´essere sempre esposto: che gli artisti vengano dal territorio alpino, che vi siano nati o lo abitino (Baviera, Allgäu, Tirolo e Sud Tirolo, Svizzera, Trentino e Bellunese), che la loro opera si occupi di temi che riguardano le alpi. Come ha fatto John Bock con il piede scheletrico e lo scarpone di Günther Messner, disperso sul K2 e i cui resti sono stati ritrovati 35 anni dopo.

Il tema della mostra non é dunque il fascino del paesaggio alpino, quanto l´interiorità dei suoi abitanti. Visioni di un mondo montano, i cui abitanti sono ancora strettamente legati alla natura, alla religione, al mondo animale (Elisabeth und Elmar Trenkwalder), anche se ciò avviene a volte in modi grotteschi. Fatalitá nel senso piú ampio del termine, dalla dialettica di Ferdinand Raimund dell´,,Alpenkönig und Menschenfeind” (re delle alpi, nemico degli uomini, Martin Gostner) fino al rinchiudersi dell´io nella natura montana(Luca Rento) e ai demoni delle regioni alpine al tempo del nazionalsocialismo (André Butzer e Alexander Wolf). Non manca infine l´umorismo alpino, come nell´installazione Lola di Stefano Cagol (costituita da pelli di vacca).

Tutto ruota dunque attorno al mito, di antica e nuova generazione che sia, compreso quello autoproclamato e legato alle alpi, come nel caso del re Ludwig II di Baviera (Olivia Berckemeyer, Felix Burger) e di Andreas Hofer (grottescamente ritratto da Thomas Palme) o dei rimandi poetici di Sandra Boeschenstein e Alessandro Dal Pont. L´improvviso spuntar di cadaveri, il comportamento grottesco della gente di montagna cosí come il ruolo che hanno gli animali nelle loro esistenze, traspaiono dalle opere di Markus Schinwald, Hans Weigand e Thomas Helbig.

I diversi mezzi espressivi – pittura, disegno, scultura, fotografia, video e installazione – evidenziano i lati comuni di queste opere: astuzia genuina e grottesco da un lato, profonditá e melanconia dall´altro.

Per un´esposizione del genere non c´è davvero luogo migliore di Innsbruck, che è, per cosí dire, la capitale dell´Alpenrepublik.

Artisti partecipanti:

Markus Bacher, Olivia Berckemeyer, John Bock, Sandra Boeschenstein, Felix Burger, André Butzer, Stefano Cagol, Alessandro Dal Pont, Piotr Dluzniewski, Hansjörg Dobliar, Michael Fliri, Martin Gostner, Thomas Helbig, Thomas Palme, Lukas Posch, Luca Rento, Markus Schinwald, Elmar und Elisabeth Trenkwalder, Alexandra Vogt, Marcus Weber, Hans Weigand, Alexander Wolf

LUCA RENTO

Luca Rento è presente in mostra con due video, uno dei quali è Variazione di velocità, 17 luglio 2010 13.39.50, videoinstallation 2010

courtesy: Eco e Narciso – Provincia di Torino, GAM Galleria D’Arte Moderna, Torino.

Il video, Variazione di velocità, è un autoritratto immerso in un paesaggio che è al tempo stesso realtà naturale e specchio spirituale dell’artista, inteso come figura in continuo pellegrinaggio attraverso i propri stati di coscienza.

La telecamera, fissa, inquadra l’artista disteso al riparo di un grande masso montano.

In sottofondo un continuo fluire d’acqua accompagna l’immobilità del sonno.

L’opera porta in sé un’allegoria del tempo universale a confronto con il tempo umano. La maestosità della roccia parla di un’esistenza che si estende attraverso le ere, immobile ed eterna. A quella maestosità risponde la durata del continuo movimento cosmico nel fluire incessante dell’acqua che racconta di cicli naturali e del continuo rinnovarsi della vita. Tra queste due diverse eternità, della stasi e del moto, giace il corpo assopito dell’artista che abbraccia in meditazione la dimensione del tempo universale, ma consuma nel proprio respiro, nella durata limitata della sua presenza il tempo tutto umano dell’impermanenza. (Elena Volpato)

ALESSANDRO DAL PONT

Alessandro Dal Pont, Love song by Armstrongs, 2012, legno, stampa plotter su carta, dimensioni variabili.

In Love song by Armstrongs, Dal Pont accorpa due diversi punti di vista sul satellite terrestre. Quello da terra, rappresentato dalla romantica veduta notturna della luna attraverso i rami di un albero, e quello dalla luna stessa, registrato dall’obiettivo fotografico degli astronauti. I due approcci, quello letterario/artistico e quello scientifico, non sono chiaramente in contraddizione tra di loro ma piuttosto si ispirano e alimentano a vicenda. Il titolo dell’opera fa riferimento ai due grandi Armstrong del Novecento, Neil e Louis, l’astronauta e il musicista jazz, figure emblematiche di questi due differenti approcci che sembrano incontrarsi nell’opera. (Gianluca D’Incà Levis)

 

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