Monday, 23 October 2017 - 06:03

Disabilità. Bond: “Troppe discriminazioni ai danni dei ciechi e dei loro cani guida”

Mag 11th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

 

Dario Bond

“Serve fare chiarezza una volta per tutte sulla disciplina dei cani guida. Non è possibile che ancora oggi ci siano atti di autentica discriminazione ai danni dei non vedenti. Per questo scriverò una lettera all’assessore Remo Sernagiotto e al Ministero della Salute per segnalare il problema”.

A dirlo è il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale Dario Bond dopo aver ricevuto l’ennesima segnalazione da parte di una donna non vedente che stava per essere allontanata da un ristorante di Treviso perchè il suo cane guida non era il benvenuto.

“Con mio marito alcune settimane fa avevamo deciso di trascorrere una serata in un ristorante etnico di Treviso”, racconta Simona Zanella, residente a Feltre.

“Peccato che quando sono entrata è successo il finimondo. Prima non volevano farmi entrare con il cane, poi mi hanno invitato a sedermi vicino alla porta d’ingresso in una zona davvero poco confortevole. Ho rivendicato i miei diritti ma non volevano sentir ragione così ho chiamato la polizia. Solo in questo modo, il proprietario ci ha fatto accomodare ma non era affatto convinto”.

“Non è la prima volta che capita”, continua Zanella. “Spesso molte persone ignorano le leggi sui cani guida e le normative sulla disabilità, dai supermercati ai mezzi pubblici”. Poco più di un anno fa, in un museo a Trento Zanella si è sentita dire che poteva entrare solo se teneva il cane in braccio, un pastore tedesco di 32 chilogrammi. Per non parlare di alcuni episodi in albergo a Ortisei e in Valle Aurina.

Anche sulla base di questa segnalazione Bond ha deciso di muoversi: “L’ignoranza della normativa in materia di disabilità e diritti dei disabili non è ammessa. Per questo ho chiesto agli organi preposti di muoversi per una sensibilizzazione sul tema. Non è possibile che nel 2012 un ipovedente non possa entrare in un locale pubblico e sedersi a un tavolo come tutti. E’ soprattutto una questione di civiltà”.

 

 

 

 

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