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Coldiretti: a Belluno la passione per la terra non la ferma nemmeno la burocrazia

“La passione per la terra non si ferma neanche davanti alla burocrazia. E quello che sta succedendo a Belluno ne è la testimonianza concreta”. E’ quanto afferma Coldiretti alla vigilia dell’incontro con i giovani imprenditori agricoli e l’Assessore regionale all’Agricoltura Franco Manzato previsto per domani a Lozzo di Cadore.

Per l’associazione agricola parlano chiaro i numeri: dal 2008 al 2012 si sono insediati nel bellunese 175 nuovi agricoltori ovvero 11% del totale veneto.

In quattro anni, dunque, ben 1.500 under 40 hanno scelto di diventare titolari d’azienda sfruttando i finanziamenti del Programma di Sviluppo Agricolo.

“Questi i fortunati – spiega Coldiretti – che, è bene specificare, per ogni euro ricevuto ne devono sborsare almeno un altro di tasca propria. Gli altri, diciamo più sfortunati, ovvero gli esclusi dai benefici europei, non si fermano e investono direttamente i loro risparmi”.

La provincia appare rigenerata tanto che sui ripidi pendii si cominciano a notare insolite colture (almeno fino a qualche decennio fa) come ad esempio la vite, gli ortaggi, i cereali tipo farro, mais e segale, piccoli frutti oppure allevamenti cosiddetti minori: ovini e caprini.

E’ in questa area, inoltre, che si concentrano, gli operatori sotto i trenta anni dimostrando presto attitudine al rischio imprenditoriale.

Con titoli di studio conseguiti negli atenei più prestigiosi e, non sempre attinenti all’agricoltura, la maggior parte di loro continua il mestiere dei genitori spesso improntato sull’allevamento bovino aggiungendo magari quel quid innovativo nella sala dei formaggi, ma c’è chi volta pagina completamente e si dedica alla pastorizia, all’agriturismo, alle api, alla frutticoltura.

Il Cadore, il Comelico e la Val Zoldana possono contare su numerose espressioni giovanili del fare impresa: la coltivazione dell’orzo per servire la birra a kmzero, la raccolta di piccoli frutti che diventano in loco gustosi succhi (anche nella versione a base di sambuco), distese di piante officinali per le erboristerie di campagna, l’ eco turismo con slitte trainate da cani o cavalli, persino cantine con vini autoctoni delle Dolomiti e il ritorno alla pastorizia per riscoprire la filatura della lana.

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