Friday, 19 December 2014 - 02:30

Alcune domande sulla questione del bar dell’Ospedale di Feltre

apr 24th, 2012 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

Tutti i giorni ci facciamo delle domande relativamente al dovere della responsabilità e al rispetto dell’etica di chi è titolare di un potere pubblico.

E spesso queste domande, indiscutibilmente legittime, restano disattese non perché i cittadini non abbiano diritto a porle, anzi, ma perché i titolari dei poteri pubblici – siano essi politici o amministratori – hanno maturato la “stravagante” convinzione di non dover mai rispondere del loro operato in modo trasparente e leale.

Dimenticano troppo spesso di essere “semplicemente” dei delegati, persone che devono agire per nome e per conto della collettività, nell’interesse della collettività.

E questa “scoperta dell’acqua calda” spesso brucia.

Come questa vicenda della chiusura del bar dell’Ospedale di Feltre. Può sembrare, a prima vista, una storia di “ordinaria amministrazione”.  Ma è una vicenda di grande valore simbolico. Da un lato la dirigenza dell’Azienda Sanitaria che decide di avviare delle “ambiziose” opere di ampliamento dell’ospedale di Feltre. Bene, direte voi. Ma anche qui le domande sono legittime.

Quale è il futuro di questo ospedale? Esiste un piano strategico a lunga durata condiviso da tutte le forze politiche (perché sono loro che decidono, no?)? Siamo certi che riuscirà a resistere ai continui riassetti territoriali delle strutture sanitarie in Veneto? Esiste una copertura finanziaria per tutto ciò, oppure verrà, ancora una volta, lasciata in eredità alle future generazioni? Non sarebbe stato più corretto stabilire prima l’effettivo ruolo strategico di un ospedale come quello di Feltre in modo da calibrare gli interventi, e le risorse, in base alla sua reale funzione presente e futura?

Dall’altro un piccolo esercizio commerciale interno alla struttura, il bar, che, sfortuna vuole, insiste proprio nell’area delle “grandi manovre”, nel ventre del cantiere per la realizzazione delle piastre chirurgiche. Piccolo esercizio commerciale che nonostante l’infelice localizzazione – nei sotterranei, vicino alle mense – è riuscito, in 28 anni di attività, ad organizzare e gestire un servizio da tutti riconosciuto utile e molto efficiente. Piccola attività che comunque impiega 5 persone, oltre ai 2 gestori.

Bene. Devono andarsene. Non possono contrastare la “favolosa macchina da guerra” messa in campo dagli audaci amministratori. E, incredibile ma vero, lo fanno.

I gestori si appellano alla giustizia perché i dipendenti non devono perdere il posto di lavoro, perché il servizio che svolgono è utile ed hanno diritto a proseguirlo, visto che il contratto di affitto non è scaduto. E comunque – per un profondo senso di rispetto che spesso i cittadini continuano a nutrire, nonostante tutto, nei confronti dello “Stato” – propongono soluzioni alternative – come il riposizionamento del bar, a loro spese, in un’altra ala dell’ospedale – proprio per non “ostacolare” la volontà degli amministratori e i loro progetti di fulgido futuro.

Quattro giudici gli danno ragione. Ecco perché hanno potuto continuare ad esercitare la loro attività – dal 1 giugno dell’anno scorso ad oggi – e a svolgere un servizio ritenuto utile da moltissimi cittadini.

Poi è arrivato lo sfratto esecutivo accettato da un altro giudice ancora, il quinto. Uno su quattro non dovrebbe essere determinante. E invece questo piccolo esercizio commerciale dovrebbe chiudere definitivamente il 30 aprile 2012. Nell’assordante silenzio della dirigenza dell’Azienda Sanitaria che, ovviamente, non ha ritenuto di dover cercare nessun tipo di mediazione. Neanche una parola.

Ecco perché hanno iniziato a raccogliere le firme il 17 aprile 2012. Dopo 5 giorni sono riusciti a raccogliere circa 3000 firme. E continueranno a raccoglierne.

La gente vuole firmare perché ritiene che il servizio è molto utile. Non solo: è un servizio che funziona bene.

Quindi la gente, i cittadini comuni, non riescono proprio a capire perché bisogna dismettere e licenziare quando non è necessario. E perché, quando si pongono le domande, legittime, non c’è quasi mai una risposta da parte dei titolari dei poteri pubblici – siano essi politici o amministratori.

Arroganza del potere o stati d’animo? E la sottoscrizione continua.

Speriamo che il piccolo Davide riesca a convincere, invece di ucciderlo, il grande Golia. (le circa 3000 firme in 5 giorni sono un traguardo molto significativo se lo si confronta, per esempio, con le quasi 5000 firme contro il “porcellum” o le 3000 per i referendum sull’acqua, raccolte in tutta la provincia di Belluno, non solo a Feltre, in mesi e mesi di attività dei comitati promotori. Tutto questo vorrà pur dire qualcosa? Oppure no?)

Roberta Germano

3 comments
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  1. Sottoscrivo in toto. Pensate inoltre che a Belluno il bar interno è stato dato in gestione ad una società da fuori Provincia che nella ristrutturazione si è “dimenticata” di mantenere una parte del bancone ad uso disabili. Cosa di cui si doveva tener conto in una struttura simile. Vergogna per il nuovo gestore, ma ancor più per una dirigenza che si riempie la bocca di parole come “partecipazione”, “ascolto” ecc. ma che nei fatti agisce sempre senza tener alcun conto dell’utenza che è la più umile e, purtroppo, la più indifesa. Ma l’unione tra i cittadini riuscirà a contrastare questi atteggiamenti. Due anni fà un Comitato di Belluno raccolse firme per contrastare un’operazione immobiliare dubbia da parte della ULSS 1 ed impose al Consiglio comunale di Belluno di non votare una delibera in tale direzione. E così non se ne fece nulla. Forza quindi Feltrini! Invito anche i Bellunesi ad appoggiarvi.

  2. Come molti altri cittadini residenti in Valsugana, ho avuto modo in più circostanze di usufruire e recarmi all’ ospedale di Feltre. E ho avuto anche le occasioni per andare a fare un piccolo break nel bar dell’ospedale, dove mi attendevano sempre un ambiente familiare e un’accoglienza amichevole. Ma da quanto leggo in questo articolo, si vorrebbe togliere questo ottimo servizio all’utenza! E per che motivo poi? Ci fosse una spiegazione valida almeno, ma invece niente, tutto tace! Questo è un silenzio assordante, a cominciare dai vertici dell’Azienda Sanitaria che non hanno mai mosso un dito in difesa del servizio che dovrebbero tutelare, nè tantomeno dai direttori o amministratori delle forze politiche che sostengono il cantiere che sicuramente hanno dei propri interessi per non esprimere una loro motivazione leale e trasparente in merito! E’ poi inaccettabile il fatto che non sia autorizzata la rilocalizzazione del bar in zone non interessate dalla fantomatica ampliazione dell’impianto! Come si può pensare che un distributore automatico possa sostituire alla pari un bar con la presenza di persone? Il bar aldilà di offrire dei prodotti da mangiare come una brioches, o da leggere come un Corriere della Sera, offre a moltissime persone ogni giorno un sorriso, una parola amichevole alla clientela, che una macchinetta del caffè non potrà mai sostituire! Ed è questo che le persone cercano e apprezzano oltre al prodotto che vanno ad acquistare! Per non parlare poi che si andrebbero a tagliare 5 posti di lavoro, in un periodo di crisi come questo! Ma attenzione, non si andrebbe a licenziare perchè non c’è lavoro nel bar, ma perchè la “cupola” si ostina a non dare una spiegazione valida e nemmeno a concedere un utile oltre che logico riposizionamento del bar. Con questa soluzione non si andrebbero a intaccare i progetti di ampliamento dell’ospedale, nè tantomeno sarebbero licenziate inutilmente 5 persone!!! E non mi sembra poco questo! E’ ora di finirla con questi soprusi dove pochi potenti vanno a decidere e influenzare la vita e il destino di molte altre persone, in primis i dipendenti del bar, e poi tutto l’indotto dell’utenza che verrebbe anch’esso danneggiato! Sveglia utenti dell’ospedale di Feltre! Mobilitiamoci con le nostre firme per tenere aperto il bar dell’ospedale, diciamo SI AL RIPOSIZIONAMENTO DEL BAR, NO ALL’ENNESIMO SOPRUSO CHE STA PER ESSERE COMPIUTO!

  3. La mia domanda è : quali sono i passaggi da seguire per aprire un punto ristoro (bar) all’interno di una struttura ospedaliera.

    Grazie.

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