13.9 C
Belluno
mercoledì, Agosto 12, 2020
Home Lettere Opinioni Alcune domande sulla questione del bar dell'Ospedale di Feltre

Alcune domande sulla questione del bar dell’Ospedale di Feltre

Tutti i giorni ci facciamo delle domande relativamente al dovere della responsabilità e al rispetto dell’etica di chi è titolare di un potere pubblico.

E spesso queste domande, indiscutibilmente legittime, restano disattese non perché i cittadini non abbiano diritto a porle, anzi, ma perché i titolari dei poteri pubblici – siano essi politici o amministratori – hanno maturato la “stravagante” convinzione di non dover mai rispondere del loro operato in modo trasparente e leale.

Dimenticano troppo spesso di essere “semplicemente” dei delegati, persone che devono agire per nome e per conto della collettività, nell’interesse della collettività.

E questa “scoperta dell’acqua calda” spesso brucia.

Come questa vicenda della chiusura del bar dell’Ospedale di Feltre. Può sembrare, a prima vista, una storia di “ordinaria amministrazione”.  Ma è una vicenda di grande valore simbolico. Da un lato la dirigenza dell’Azienda Sanitaria che decide di avviare delle “ambiziose” opere di ampliamento dell’ospedale di Feltre. Bene, direte voi. Ma anche qui le domande sono legittime.

Quale è il futuro di questo ospedale? Esiste un piano strategico a lunga durata condiviso da tutte le forze politiche (perché sono loro che decidono, no?)? Siamo certi che riuscirà a resistere ai continui riassetti territoriali delle strutture sanitarie in Veneto? Esiste una copertura finanziaria per tutto ciò, oppure verrà, ancora una volta, lasciata in eredità alle future generazioni? Non sarebbe stato più corretto stabilire prima l’effettivo ruolo strategico di un ospedale come quello di Feltre in modo da calibrare gli interventi, e le risorse, in base alla sua reale funzione presente e futura?

Dall’altro un piccolo esercizio commerciale interno alla struttura, il bar, che, sfortuna vuole, insiste proprio nell’area delle “grandi manovre”, nel ventre del cantiere per la realizzazione delle piastre chirurgiche. Piccolo esercizio commerciale che nonostante l’infelice localizzazione – nei sotterranei, vicino alle mense – è riuscito, in 28 anni di attività, ad organizzare e gestire un servizio da tutti riconosciuto utile e molto efficiente. Piccola attività che comunque impiega 5 persone, oltre ai 2 gestori.

Bene. Devono andarsene. Non possono contrastare la “favolosa macchina da guerra” messa in campo dagli audaci amministratori. E, incredibile ma vero, lo fanno.

I gestori si appellano alla giustizia perché i dipendenti non devono perdere il posto di lavoro, perché il servizio che svolgono è utile ed hanno diritto a proseguirlo, visto che il contratto di affitto non è scaduto. E comunque – per un profondo senso di rispetto che spesso i cittadini continuano a nutrire, nonostante tutto, nei confronti dello “Stato” – propongono soluzioni alternative – come il riposizionamento del bar, a loro spese, in un’altra ala dell’ospedale – proprio per non “ostacolare” la volontà degli amministratori e i loro progetti di fulgido futuro.

Quattro giudici gli danno ragione. Ecco perché hanno potuto continuare ad esercitare la loro attività – dal 1 giugno dell’anno scorso ad oggi – e a svolgere un servizio ritenuto utile da moltissimi cittadini.

Poi è arrivato lo sfratto esecutivo accettato da un altro giudice ancora, il quinto. Uno su quattro non dovrebbe essere determinante. E invece questo piccolo esercizio commerciale dovrebbe chiudere definitivamente il 30 aprile 2012. Nell’assordante silenzio della dirigenza dell’Azienda Sanitaria che, ovviamente, non ha ritenuto di dover cercare nessun tipo di mediazione. Neanche una parola.

Ecco perché hanno iniziato a raccogliere le firme il 17 aprile 2012. Dopo 5 giorni sono riusciti a raccogliere circa 3000 firme. E continueranno a raccoglierne.

La gente vuole firmare perché ritiene che il servizio è molto utile. Non solo: è un servizio che funziona bene.

Quindi la gente, i cittadini comuni, non riescono proprio a capire perché bisogna dismettere e licenziare quando non è necessario. E perché, quando si pongono le domande, legittime, non c’è quasi mai una risposta da parte dei titolari dei poteri pubblici – siano essi politici o amministratori.

Arroganza del potere o stati d’animo? E la sottoscrizione continua.

Speriamo che il piccolo Davide riesca a convincere, invece di ucciderlo, il grande Golia. (le circa 3000 firme in 5 giorni sono un traguardo molto significativo se lo si confronta, per esempio, con le quasi 5000 firme contro il “porcellum” o le 3000 per i referendum sull’acqua, raccolte in tutta la provincia di Belluno, non solo a Feltre, in mesi e mesi di attività dei comitati promotori. Tutto questo vorrà pur dire qualcosa? Oppure no?)

Roberta Germano

Share
- Advertisment -



Popolari

Quindicenne perde la vita sull’argine del Piave schiacciato tra i massi. Allarme per un ragazzino morso da una vipera

Belluno, 11 - 08 - 20 Attorno alle 16 la Centrale del 118 è stata allertata per un ragazzo 15enne rimasto incastrato tra due...

Anziano parte da Cremona per trovare l’amico di Belluno, ma a Ferrara si perde

Era partito qualche giorno fa dalla provincia di Cremona per ritrovarsi con un amico della provincia di Belluno. Domenica scorsa, non vedendolo arrivare è...

I proprietari del Nevegal in assemblea

Sabato 8 agosto 2020 si è tenuta presso la Sala comunale ex Hall del Complesso Le Torri del Nevegal la prima Assemblea dell’Associazione Proprietari...

Il progetto di Belluno Alpina: alle ex scuole di Ronce la sede per un nuovo consorzio forestale. Dal Farra: “Ora è fondamentale curare il...

“Il territorio ha bisogno di cura e manutenzioni: il bosco avanza, consumando i prati e marcendo in piedi, e i turisti chiedono pulizia. Smettiamo...
Share