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lunedì, Agosto 3, 2020
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Claudia Bettiol e Rosy Bindi: decise, esperte, concrete

Incontro denso di politica, futuro e responsabilità quello organizzato venerdì pomeriggio alla Sala De Luca di Borgo Prà dal PD. Da una parte Claudia Bettiol, candidata sindaco del Partito Democratico, dall’altra chi il partito le presiede: Rosy Bindi.

La politica è una cosa seria. La politica non è “anti”. È idee e principi. È responsabilità e serietà. È distinguo e alternativa. Eccole le donne del PD. La donna che lo guida in Italia e la donna che dal partito è stata scelta per guidare Belluno. Una fianco all’altra partendo proprio da una realtà che è già rinnovamento: il Partito Democratico, a Belluno, è nelle mani delle donne: donna il candidato sindaco, donne la segretaria provinciale e la segretaria comunale, donne le segretarie dei quattro circoli cittadini.

Ad aprire l’incontro è Paolo Bello, candidato consigliere e amico di Rosi Bindi: «C’è un filo rosso che ha segnato la lunga carriera politica di Rosi Bindi: la competenza e la determinazione. Le stesse con cui il PD ha fatto tre scelte precise per queste elezioni: presentarsi con il proprio simbolo e la propria storia, scegliere democraticamente un proprio candidato e creare una lista d’eccellenza, con tutte le caratteristiche di una squadra vincente».

«Votare le facce “anti” è una scorciatoia facile e inutile – aggiunge Marco Perale – a Belluno bisogna lavare l’onta di cinque anni fa. Allora sbagliammo e fummo bocciati. Ora sapremo passare l’esame. Credo che avere due capo-lista e una candidata donne sia un segnale importante in tempo di “bunga-bunga”».

«Non ricordo una campagna elettorale in cui sia mancata Rosy Bindi – interviene Claudia Bettiol – il distacco e la disaffezione della politica cerca di mettere tutti nello stesso calderone, ma non è giusto; togliamoci di bocca la parola “anti-politica”. Noi vogliamo fare un’altra politica, cambiando il metodo. Ma sempre politica è. La nostra lista è la testimonianza che il rinnovamento è già in atto: un mix perfetto tra giovani ed esperti. A suo tempo feci tanta fatica a entrare nella logica amministrativa e non ho problemi ad ammetterlo; in politica non ci si inventa niente, c’è bisogno di esperienza al fianco dei giovani, altrimenti li bruci». «Belluno deve ripartire – conclude la candidata del PD – viene da 5 anni di non-amministrazione che le ha fatto perdere il ruolo che aveva e che deve ritrovare. Non periferia di Venezia, bensì capitale delle Dolomiti. Non ci sono risorse? Non è un buon motivo per incrociare le braccia. Bisogna saperle trovare e creare relazioni; se non credessi che si può ripartire davvero sarei rimasta a fare il mio lavoro. Ma Belluno ha bisogno di vincere le sfide dei tempi che viviamo».

Quindi ecco il turno dell’ospite d’eccezione, Rosy Bindi. «A Belluno vengo sempre volentieri e questa volta, che il candidato è una donna, ancor più volentieri. Bello vedere così tante donne e giovani, sono felice che il PD abbia saputo unire esperienza e novità e sono certo che verrà colto e capito da chi tra pochi giorni dovrà scegliere. Non sarà una battaglia facile perché gli avversari sono due: l’amministrazione uscente, che merita di essere battuta, e poi quella malattia vecchia e nuova che non pensavo arrivasse fino alle Dolomiti; quel misto di trasformismo e anti-politica». «State attenti – avverte la presidente del PD – perché l’antipolitica è il figlio peggiore che ci ha lasciato il ventennio di berlusconismo; ma non siamo tutti uguali e noi non ci stiamo a essere equiparati a una certa classe politica». «Noi – continua Bindi – siamo gli avversari della destra, delle sue idee e della sua cultura. Abbiamo una visione del mondo opposta e la loro è quella che ci ha portato a ciò che viviamo in questi giorni. Perché sia chiaro: stiamo sostenendo con responsabilità la medicina (il governo tecnico ndr), ma non siamo diventati contigui a chi ci ha infettato il virus (il centrodestra ndr); ci assumiamo la responsabilità di riuscire a passare il momento difficile, ma soprattutto ci candidiamo all’alternativa che ne seguirà. L’abisso che vi separa da Paniz non è superato dal sostegno di PD e PDL a un governo tecnico». «A Monti – spiega Bindi – noi continuiamo a chiedere più equità, lotta all’evasione fiscale e liberalizzazioni più coraggiose; io personalmente poi voglio una legge elettorale in cui chi cambia partito se ne va a casa. Punto».

La risposta? 32 firme. Quelle dei candidati consiglieri del PD che firmando il loro “Impegno con i cittadini” hanno garantito che nei prossimi 5 anni di amministrazione chi sarà eletto non cambierà casacca e in caso di dissenso con il partito lascerà tutte le sue cariche». Perché il rinnovamento, quello vero, è già iniziato.

 

 

 

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