Saturday, 7 December 2019 - 16:15
redazione@bellunopress.it direttore Roberto De Nart

Intervista al comandante partigiano Mario Bernardo. Martedì nella trasmissione radiofonica di Zenone Sovilla

Apr 9th, 2012 | By | Category: Prima Pagina, Società, Associazioni, Istituzioni

Nella puntata di “Voci dalle Dolomiti” in onda martedì 10 aprile, in Fm a Radio Cooperativa (nel Bellunese sulle frequenze 98.750, 97.150 e 92.600 Mhz), sarà proposta un’intervista inedita con Mario Bernardo, veneziano, classe 1919, il comandante partigiano Radiosa Aurora che operò a lungo nei dintorni della città.

La conversazione, è stata raccolta da Zenone Sovilla nei mesi scorsi a Bieno, nel Trentino orientale, dove Mario Bernardo si è ritirato rientrando da Roma, dopo una luminosa carriera nel mondo del cinema come direttore della fotografia.

La testimonianza di Radiosa Aurora, che fu anche capo di stato maggiore nella divisione Garibaldi «Belluno», fa parte dei materiali di ricerca raccolti nell’ambito del progetto cinematografico “Il sentiero sotto la neve”, che è in corso di realizzazione.

Dopo la trasmissione in Fm, l’intervista sarà ascoltabile online negli archivi podcast di www.radiocooperativa.org e www.bellunopop.it.

“Voci dalle Dolomiti” è una rubrica settimanale di volontariato giornalistico, dedicata in particolare alla provincia di Belluno, che curo dall’anno scorso per l’emittente non profit veneta diretta da don Albino Bizzotto di Beati i costruttori di pace.

 

Nota biografica di Mario Bernardo

Nato a Venezia nel 1919, ha frequentato il liceo classico e interrotto gli studi di Ingegneria per chiamata alle armi per il II° Conflitto mondiale.

Dopo l’armistizio del ’43, che lo ha colto in Alto Adige dove prestava servizio nell’esercito italiano, ha partecipato alla guerra di Liberazione nelle formazioni partigiane passando un lungo periodo come comandante delle formazioni garibaldine nel Bellunese.

La sua esperienza in proposito è narrata nel volume “Il momento buono. Il movimento garibaldino bellunese nella lotta di liberazione del Veneto”, edizioni Ideologie, Roma, 1969.

Rientrato alla vita civile ha rifondato la polizia a Trento dove ha inaugurato la locale sezione Anpi; ma poi ha lasciato il Trentino, deluso dalla difficoltà a perseguire legalmente i collaborazionisti e dalla piega restauratrice che stava prendendo il processo politico dell’immediato dopoguerra.

Sono seguite esperienze giornalistiche quale redattore dell’edizione triveneta di Milano-Sera e de l’Unità di Milano.

Nel 1946, ha fondato con Giuseppe Landi l’Omnia Film s.r.l. Nel 1950 inizia la sua attività come organizzatore cinematografico per il film “Ombre sul Canal Grande” di G. Pellegrini e quindi collabora a Roma in sceneggiature e revisione di soggetti “free lance” e

per la Fincine di Luigi Rovere. Entra in uno studio cinematografico (BNC) per l’edizione tecnica dei film italiani e stranieri (Lux Film, Titanus, Incom, Metro, Fox, Paramount, United Artists, Disney, ecc.) e ne diviene direttore tecnico.? Lavora, prima quale operatore e quindi come direttore della fotografia, per la Filmico.

Dal 1954 esercita l’attività di libero professionista quale direttore della fotografia.

Realizza circa quattrocento tra documentari, film a soggetto, sceneggiati, special e short per il cinema e la TV, con produzioni italiane e straniere, in Italia e all’Estero. Di alcuni lavori oltre che direttore della fotografia, è pure regista, montatore, organizzatore o produttore in proprio.

Per 25 anni occupa la cattedra di ripresa al Centro sperimentale di cinematografia di Roma, mentre

continua la sua attività di cineasta e di collaboratore per giornali e riviste specializzati.

Per l’Enciclopedia Treccani ha collaborato attivamente per le voci cinematografiche del DEI, e

dell’Enciclopedia del Cinema.

Ha pubblicato molti libri e saggi tra i quali il manuale di tecnica cinematografica “L’immagine filmata” per la Nuova Italia Scientifica e nel 1980 il primo testo di storia della Tecnica cinematografica “La macchina del cinematografo”.

Nel 2003 si è ritirato da ogni attività professionale trasferendosi nelle Dolomiti del Lagorai, in Trentino, dove vive tuttora con la moglie.

Share

4 comments
Leave a comment »

  1. mi spiace che ha scritto nel il libro il momento buono un grande errore sulla morte del Comandante Arnelio Faoro detto Montegrappa, una morte che non è mai stata chiarita, e mai riabilitato.
    e la riunione triveneta riunita per la qualifica di partigiano caduto” per mano amica” sia piena di contraddizioni
    non rende chiara la sua fine

  2. Sto leggendo il libro proprio in questi giorni, cercando di ricostruire la storia (e le azioni) di cui mio padre fu partecipe e protagonista (nome di Battaglia “Fulmine”, Brigata Carlo Pisacane) e, anche se sono passati tanti anni, l’emozione è ancora oltremodo intensa: grazie a tutti voi che avete lasciato pagine di Storia a disposizione delle generazioni “successive”. Grazie per aver cercato di creare un Italia migliore: peccato non sia stata portata a compimento l’opera …. questo era uno dei maggiori rimpianti del Compagno Fulmine!

  3. Cara Luciana,
    non so che Italia migliore cercassero i partigiani: quella sovietica, quella americana, quella di una generica libertà dove il 45 per cento dei giovani sara’ pur libera, ma non trova lavoro. Dove i vecchi non han piu’ la pensione, dove i malati si pagano le spese, dove la gente è sempre piuì povera. Ho trovato un vecchio l’altro ieri, un vecchio socialista pensa, nostalgico di Mussolini…
    Mi disse che allora, lui antifascista, non si era accorto di quanto aveva, inps, inail, assistenmza malati,pensioni inam e tutto il baraccone sociale creato dal fascismo.
    L’italia migliore non c’è, le guerre sono sempre di più, la gente sta sempre peggio.
    Comunque, allegria…..!!!!!!!!!!!!!!!!Siamo Liberi!!!!!!!!!
    paolo

  4. Ho letto anche io il momento buono e l’ho trovato uno dei libri piu’ belli a appassionati scritti sulla resistenza nel bellunese. In particolari vi e’ una continua analisi delle istanze politiche delle basi, all’interno delle brigate garibaldine, pur mantenendo le contraddizioni che spesso portarono a forme di autoritarismo e di differenziazione nel trattamento tra quadri e subordinati.
    A mio modesto alcuni partigiani, tra cui Bernardo, volevano costruire una democrazia delle basi, in cui chiunque lo ritenesse giusto poteva partecipare alla vita prima partigiana e poi politica, ribaltando in un qualche modo il rapporto centro e periferia. Istanza che a ben vedere viene portata avanti da individui e collettivita’ di movimento in tutto il mondo, dai mapuche in argentina sino alle comunita’ della valsusa. La liberta’ non si conquista e non esistono episodi che salvano la storia, tutto e’ in divenire e va costruito, allargato portato avanti, raccontato.