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Il Bel Paese visto da un immigrato. “L’Italia è un Marocco alla rovescia: qui avete i vertici autoritari e corrotti con la base sana. Da noi è il contrario la corruzione è in basso”

«In Marocco chi indossa una divisa può fare ciò che vuole e non perde occasione per affermarlo. Qualsiasi poliziotto ha il potere di farti perdere l’aereo, per dimostrarti che tu non sei nulla. A meno che non gli allunghi 20-30 euro e allora tutto si sistema. La situazione cambia se rivolgi ai vertici. Lì trovi persone affidabili, in grado di risolvere i tuoi problemi. Qui in Italia, invece, succede il contrario. Se un carabiniere ti fa la multa è perché hai sbagliato, lui è irreprensibile nel suo lavoro. Mentre avete i vertici della politica che si comportano come i nostri poliziotti, fanno ciò che vogliono, sono corrotti, e il cittadino non può fare nulla».

L’analisi molto convincente di un’Italia del potere uguale ad un Marocco alla rovescia, è di un giovane marocchino, immigrato in Italia con regolare carta di soggiorno e posto di lavoro. Per comodità lo chiameremo Mohammed, nome diffusissimo nel Maghreb, come Mario qui da noi.

Mohammed quando una volta l’anno ritorna in Marocco, si porta un’auto dall’Italia, che poi rivende lì in Marocco e ci guadagna qualcosa, detratte ovviamente le mazzette per lubrificare l’ingranaggio.

«Quando l’auto entra in Marocco viene registrata a tuo nome – racconta Mohammed – e il dato viene trasmesso a tutti i posti di frontiera. Così quando lasci il Marocco, porti, aeroporti e frontiere sanno che a tuo nome c’è un’auto importata. E allora, se l’hai venduta in Marocco devi dimostrare che hai pagato la dogana. Se l’hai fatta rientrare con le navi devi avere tutti i documenti d’imbarco della compagnia di navigazione. A me è capitato di non riuscire a vendere un’auto in Marocco, e ho dovuto farla rientrare con una nave fino a Genova. Ma l’amico che ha curato la spedizione non ha registrato regolarmente l’uscita dell’auto. E così tutte le volte che vado il Marocco rischio di perdere il volo di ritorno o di rimanere bloccato in frontiera. E so già che per uscire devo pagare i poliziotti perché chiudano un occhio. Benché loro sappiano perfettamente che l’auto è uscita regolarmente, perché ho le carte con l’imbarco, le date, il nome della nave, il porto di partenza e di arrivo. Ma è inutile, la pratica non è stata registrata correttamente e loro se vogliono possono trattenermi. E così tutte le volte devo pagare il pizzo e stare zitto».

(rdn)

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