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Dolomiti Ambiente:Lunedì 2 aprile l’assemblea straordinaria dei soci. In arrivo importanti modifiche allo statuto, in vista della cessione delle quote in capo alla Provincia

Apr 1st, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Biodigestore a Maserot

Dolomiti Ambiente ha convocato per lunedì 2 aprile alle 15 l’assemblea straordinaria dei soci della società, per procedere alla modifica di alcuni importanti aspetti dello statuto societario. Tre in particolare sono le variazioni che saranno sottoposte al vaglio dei soci: cambiamento della sede sociale, aggiornamento dell’oggetto sociale e modifica dell’articolo 5, comma 3, dello statuto, che attualmente prescrive che la maggioranza delle quote di Dolomiti Ambiente sia riservata a soci enti pubblici locali.

“La convocazione di questa assemblea segue quella prevista il 20 febbraio scorso – spiega Giuseppe Luigi De Biasi, presidente di Dolomiti Ambiente – che non si è potuta fare per impegni improvvisi di due soci. La Provincia di Belluno, socio di maggioranza, ci ha chiesto di convocare l’assemblea straordinaria dei soci in vista degli importanti cambiamenti che nel breve e medio periodo interesseranno la società, e non possiamo aspettare ulteriormente. Tra luglio e agosto la sede sociale sarà spostata da via Col Da Ren (presso la Dolomiti Bus) al Maserot, che diventerà così il punto di riferimento operativo e amministrativo di Dolomiti Ambiente”. L’accorpamento di tutte le strutture nell’area dell’impianto di trattamento dei rifiuti di Santa Giustina permetterà a Dolomiti Ambiente di razionalizzare ulteriormente le risorse, economiche e tecniche, ma per poter essere attuata prevede il passaggio formale della modifica dell’articolo 2.1 dello statuto.

Giuseppe De Biasi

“In questa assemblea – puntualizza De Biasi – aggiorneremo anche l’oggetto sociale della società, adeguando la tipologia dei rifiuti trattati da Dolomiti Ambiente alla nuova classificazione introdotta dalle norme comunitarie e italiane”. Il decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006, infatti, ha introdotto la distinzione tra rifiuti urbani e rifiuti speciali, a loro volta suddivisi in pericolosi e non pericolosi, abolendo di fatto, come spiega De Biasi, “la denominazione rifiuti tossico – nocivi”, tuttora invece presente nello statuto, però riferita ad una norma del 1982. “Oggi produciamo biogas ed energia elettrica e anche questo va inserito nello statuto”, aggiunge.

L’assemblea straordinaria dei soci sarà invitata anche a esprimersi sulla proposta di modificare l’articolo 5.3 dello statuto, riguardante la suddivisione delle quote societarie: “Attualmente – spiega De Biasi – l’articolo parla espressamente di maggioranza della proprietà riservata a soggetti pubblici locali. E’ chiaro come questo possa rappresentare un ostacolo nel caso la Provincia di Belluno intenda vendere le sue quote societarie, che attualmente ammontano all’84,8% del totale”. La volontà dei soci trasmessa al consiglio d’amministrazione di Dolomiti Ambiente, riunitosi pochi giorni fa, è di permettere l’eventuale ingresso, anche in maggioranza, di soci privati che abbiano già manifestato l’interesse ad acquisire quote societarie.

Dolomiti AmbienteDolomiti Ambiente è una spa a prevalente capitale pubblico che gestisce lo smaltimento dei rifiuti nel territorio della provincia di Belluno. Collabora con gli 11 enti di raccolta (9 comunità montane e tre partecipate), trattando rifiuti per 69 comuni. Nata per offrire agli enti pubblici consulenza sulla tematica dei rifiuti e di coordinare campagne informative, corsi di educazione ambientale nelle scuole, dal 2000 Dolomiti Ambiente gestisce l’impianto provinciale di trattamento Rsu e Forsu situato nel territorio di Santa Giustina. Da settembre 2003 è stata affidata alla società la gestione della discarica per rifiuti non pericolosi in località Prà de Anta di Ponte nelle Alpi.

 

 

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4 comments
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  1. Perchè “aprire ai privati”, alias (s)vendere, proprio ora? Se la società era in difficoltà e/o c’erano problemi gestionali che il pubblico non era o non è in grado di affrontare,perchè ha investito tanto per trasformare e qualificare l’impianto, da aerebico ad anaerobico con produzione di Biogas ed energia elettrica,inaugurato appena poche settimane fa? Possibile che non si ritenga opportuno verificare e quantificare prima i vantaggi sia gestionali,che economici di un tale investimento? Possibile che quando c’è da investire il pubblico va sempre bene e poi ,quando ci sarebbero da raccogliere i risultati, si cede al salvifico privato?
    Infine è giusto ed opportuno considerata la situazione della Provincia ,politicamente parlando, che sia il commissario prefettizio a fare una scelta cosi “squisitamente politica” che influenzzerà tutte le scelte conseguenti in materia di rifiuti?

  2. Messinese non ha tutti i torti ma, dal momento che considero Giuseppe De Biasi uno dei pochi buoni amministratori proposti dalla Lega Nord (oltre al bravissimo dott. Nicolino Pertile alla casa di riposo di Feltre e, almeno in parte, a Fistarol alla Sersa), vorrei spendere due parole in sua difesa. Il caos in Dolomiti Ambiente si è originato dal fatto che si è costruito un impianto che doveva ricevere i rifiuti di due terzi della provincia, doveva separare il secco dall’umido, compostare quest’ultimo ed inviare il secco in discarica o in un inceneritore fuori provincia. Per cinque anni (dal 1999 al 2004 periodo in cui ero assessore in Provincia) le cose sono andate così, i costi erano bassi ed i conti della Dolomiti Ambiente perfettamente a posto. La successiva amministrazione provinciale ha deciso di spingere i comuni alla raccolta differenziata la più spinta possibile. Molti comuni hano accettato tale suggerimento tanto è vero che, ad esempio Belluno, è tra i comuni “ricicloni” (che termine!) d’Italia. I comuni sono diventati ricicloni ma l’impianto del Maserot (principale attività di Dolomiti Ambiente) si è, via via, trovato con sempre meno rifiuti da trattare. Meno rifiuti con spese fisse costanti significa dover aumentare la tariffa dei sempre meno rifiuti che arrivano e rischiare la bancarotta. Colpa di Dolomiti Ambiente? No, colpa della politica che prima decide di fare un impianto e poi, ben prima di finire di pagarlo, decide di fare una scelta che priva l’impianto dei rifiuti. Poi, visto che le cose cominciavano ad andare male ma non si poteva tornare indietro, ci si è inventati il trattamento anaerobico dell’umido. In pratica, invece di fare il compost nel solito modo spendendo sui 30 – 35 euro per tonnellata, lo si fa in modo anaerobico spendendo più del doppio ma producendo energia. Lo scherzetto serve solo a far arrivare un pò di soldi alla società perchè l’Enel è obbligata a comperare tale energia ad un prezzo più elevato di quello che applica quando la vende. Sono sempre soldi nostri ma non ce ne accorgiamo perchè 30 euro (ad occhio, non pretendo di essere preciso) sono nella bolletta dei rifiuti e gli altri 40 diventano invisibili essendo spalmati nelle bollette Enel. Cosa c’entra De Biasi in tutto questo? Niente, fa quello che può in mezzo al casino creato dalla politica. Il punto è questo: vogliamo che tutto sia pubblico ma non ci preoccupiamo che la gestione sia efficiente . Chiediamo sempre più controlli perchè vediamo che gli amministratori della politica non funzionano ma non ci rendiamo conto che quello che serve realmente è competenza ed onestà. Un serrato controllo pubblico favorirà (forse) l’onestà ma dubito che possa aumentare la competenza. Cento persone possono, forse controllare se un chirurgo opera bene ma di sicuro non sono in grado di sostituirlo o dirgli cosa è meglio che faccia. Questo è il problema della nostra società.

  3. Se il “pubblico” spesso non funziona al meglio è perchè troppo spesso la politica ci ha messo il becco scegliendo più in base alle tessere che alle capacità; la svolta sarebbe svincolare una volta per tutte la pubblica amministrazione dal giogo politico. Se la smettessimo di paragonare “pubblico-privato” in base all’efficenza(considerato anche che spesso il privato nell’erogazione di servizi pubblici non è poi così efficace ed economico come si vuol far credere) ,ma rimettessimo al centro la finalità e la strategicità del servizio stesso,che fanno la vera differenza e non certo i modelli gestionali, forse riusciremo a fare un passo avanti . Detto questo e dato atto alla correttezza della ricostruzione dell’ing. Balzan e della proffessionalita del sig.De Biasi, che non avevo messo in alcun modo in discussione; mi e vi chiedo e ribadisco perchè, se in passato si è sbagliato, dobbiamo perseverare? Perchè ,dopo il grosso investimento fatto dalla Provincia ,pertanto,da noi cittadini non si possa ripartire da questa nuova realtà e ricalibrare tutto il sistema di raccolta degli RSU? Visto che attualmente la competenza e l’onestà l’abbiamo(De Biasi) perchè non provare,almeno una volta, a far funzionare bene una società pubblica con un vantaggio ambientale e,poi, economico per tutti noi?

  4. Accolgo il suggerimento di Messinese. Il tema dei rifiuti e delle società partecipate è troppo importante per affrontarli con interventi occasionali e con discussioni limitate. Bisognerà trovare un luogo in cui avviare un confronto reale.