Thursday, 19 April 2018 - 17:53

Centri antiviolenza esclusi dai tavoli operativi delle Ulss. L’intervento di Angelo Paganin in Regione

Mar 30th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina, Sanità

«Ritengo grave la scelta di escludere dai Tavoli operativi delle Ulss i Centri Antiviolenza, dando la facoltà ai componenti istituzionali di valutare l’opportunità di un’eventuale presenza e solo in un secondo tempo. Come recita la delibera: “L’inserimento di altre figure (in particolare del

mondo della Scuola e/o di rappresentanti di Associazioni di volontariato) sarà valutato dai componenti il Tavolo operativo, in ogni caso criterio principe sarà quello di privilegiare quanti rivestano uno status “istituzionale”». L’osservazione è di Angelo Paganin, presidente della Conferenza Sindaci dell’Ulss n.1 Belluno, ed èp contenuta nella lettera indirizzata al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, all’assessore regionale alle Politiche sociali Remo Sernagiotto e per conoscenza all’Associazione Belluno Donna e ai sindaci dei Comuni dell’Ulss n.1 Belluno.

La questione nasce dalla delibera della giunta regionale n. 2214 del 20/12/2011 pubblicata nel BUR n. 3 del 10/01/2012 nella quale si rifinanzia per il secondo anno l’attività svolta dall’Osservatorio

Nazionale sulla Violenza Domestica (ONVD) nell’ambito del progetto triennale (150.000 €/anno) di

continuazione e attuazione del programma regionale sulla “Violenza in ambito domestico” di cui

alle DD.G.R. n. 268/2010 e n. 1620/2010.

Il Piano di lavoro del secondo anno di attività (01/12/2011-30/11/2012) prevede la

costituzione di Tavoli operativi in ciascuna ULSS del Veneto, coordinati dal Responsabile Scientifico del Progetto e Responsabile dell’ONVD, composti da rappresentanti di:

– Prefettura

– Procura delle Repubblica e/o Tribunale civile (Sezione famiglia)

– Polizia di Stato

– Arma dei Carabinieri

– Conferenza dei Sindaci dell’ULSS

– Polizia locale

– Direzione Sanitaria

– Servizi socio-sanitari

  • U.O. di Pronto Soccorso ospedaliere (personale medico e infermieristico)
  • Medici di Medicina generale/Pediatri di libera scelta

 

«Per quanto riguarda l’aspetto economico – prosegue la lettera di Paganin – il progetto prevede tra gli obiettivi “di giungere alla formulazione di procedure “burocratiche” agili (e prive di inutili sovrapposizioni), ad esempio costituendo un unico “centro economico” di spesa che veda la partecipazione di tutti i Comuni dell’ULSS, con contributi annuali erogati indipendentemente dal fatto che una vittima risieda in questo e quel Comune”.

Mi chiedo se il Centro Antiviolenza Belluno-DONNA, unica realtà del genere nel nostro

territorio, escluso dalla fase progettuale/di confronto/di costruzione della Rete (disconoscendone in

questo modo le competenze e l’esperienza decennale), verrà poi “sfruttato” nella fase di

realizzazione pratica del progetto, per rispondere ai molteplici e complessi bisogni delle donne

vittime di violenza, senza peraltro preoccuparsi di fornire le risorse per permetterne la

sopravvivenza e il funzionamento.

Questa è una procedura che non mi trova d’accordo.

Non vorrei infatti che l’Associazione venga compresa in quanto quei “servizi offerti sul

territorio” che l’ONVD intende “analizzare …e individuare le modifiche necessarie – burocratiche e

di articolazione territoriale e/o tipologica – in ragione delle necessità emergenti”.

E’ a dir poco preoccupante il persistente tentativo dell’ONVD di sostituire una generica

“violenza domestica” (“ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale che riguarda tanto

soggetti che hanno, hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto

soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere

parentale o affettivo” WHO, 1996) alla “violenza di genere”; tentativo che, se riuscisse,

cancellerebbe 30 anni di impegno delle organizzazioni di donne per far emergere questo

drammatico fenomeno.

E’ indispensabile che le Istituzioni riconoscano i Centri antiviolenza quali luoghi specifici e

privilegiati per l’accoglienza e ospitalità delle donne che hanno subito violenza e dei loro figli; che

ne riconoscano l’esperienza e le competenze, inserendoli a pieno titolo nelle Reti e nei Tavoli

relativi alla violenza di genere e/o domestica e in tutte le attività da questi previste; che li

supportino finanziariamente, in quanto risorsa irrinunciabile per le donne vittime di violenza.

La nostra Conferenza dei Sindaci si è attivata in tale direzione.

Auspico quindi che gli organismi regionali preposti includano i Centri antiviolenza nei tavoli

di lavoro e che si tenga conto delle osservazioni e segnalazioni fatte riguardo le incongruenze che

emergono all’interno dei processi attivati, nonché una attenzione anche economica per il sostegno

alle iniziative che vengono realizzate soprattutto dai centri più periferici».

 

 

 

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