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Caso Bim Gsp. Movimento 5 Stelle Belluno: per legge la responsabilità della cattiva gestione ricade su amministratori e sindaci

Mar 29th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

La pessima gestione della società per azioni Bim Gsp ha portato ad un buco in bilancio di notevole entità. A chi attribuire la responsabilità di questi fatti?
Le società per azioni sono composte da 3 organi: l’assemblea dei soci (in questo caso tutti enti locali pubblici), il consiglio di amministrazione ed il collegio sindacale. L’assemblea nomina gli amministratori ai quali compete la gestione della società e ai sindaci spetta il compito di sorveglianza. La responsabilità per una cattiva gestione è imputabile, a questo punto, a norma degli art. 2392 ss. e 2407 Cod. Civ. sia agli amministratori che ai sindaci i quali, operando non in conformità della prescritta diligenza qualificata, hanno arrecato un danno molto ingente alla società pregiudicando le posizioni dei soci stessi.
Una delle competenze dell’assemblea è quella di deliberare sulla responsabilità degli amministratori comportandone la revoca dall’incarico. Tale azione può essere promossa sia dall’assemblea durante l’incontro periodico, sia dal collegio sindacale, sia dai soci che ricoprono almeno il 20% del capitale sociale e può portare ad un risarcimento nei confronti della società da parte dell’amministratore/i che hanno causato un grave pregiudizio alla stessa oppure ad una transazione che potrebbe quantomeno cercare di arginare questo fiume di debiti che si abbatterebbe sui cittadini che nulla sapevano.
Se questa è la parte legale della questione, ci preme comunque osservare che buona parte della responsabilità è sì della componente amministrativo-sindacale, ma d’altra parte l’assemblea dei soci non si è mai presa la briga di controllare effettivamente come stessero andando le cose, quasi disinteressandosi della situazione. L’amministrazione, il collegio sindacale ed il revisore legale dei conti hanno una responsabilità enorme, ma la disattenzione e la noncuranza dei propri interessi delle amministrazioni locali in una società di cui la stessa amministrazione (e quindi ogni cittadino amministrato) è socia, mettono in risalto una verità tanto scomoda quanto incredibile che porterà ad un ulteriore aumento della tariffa dell’acqua del 30%.
A seguito della recente partecipazione del Movimento 5 Stelle alla serata del 16 marzo “Il caso Bim Gsp”, organizzata dal laboratorio cittadino “Casa dei Beni Comuni”, concordiamo con il Comitato Acqua Bene Comune sui temi della gestione del GSP e in particolare sulle seguenti proposte:
– accesso totale alle informazioni da parte dei cittadini, eliminando le asimmetrie informative all’interno dell’assemblea del GSP e negli enti istituzionali territoriali preposti;
– convocazione in forma pubblica dell’assemblea Aato e del GSP, in cui sia fatta chiarezza della situazione dell’azienda GSP. In questa assemblea deve essere concessa la possibilità ai cittadini o ai comitati di porre le domande del caso;
– il GSP deve passare dall’attuale società di diritto privato ad una di diritto pubblico come l’azienda speciale consortile, in cui vi è un controllo sugli atti aziendali maggiore dell’attuale, non sono previsti profitti e nemmeno l’entrata dei privati;
– siamo contrari all’Art. 25 sulle liberalizzazione del governo Monti che sottopone i servizi essenziali al patto di stabilità, non permettendo agli enti locali di fare investimenti e lasciando di fatto la possibilità ai privati di entrare nei servizi pubblici in antitesi all’esito referendario;
– siamo contrari al metodo normalizzato della gestione della tariffa, soprattutto in un territorio montano dove il costo di gestione del servizio idrico è molto più oneroso rispetto ad altre zone ad elevata densità di popolazione. Per questo motivo una parte dei costi di gestione nell’aree montata deve essere a carico dell’intera collettività nazionale.
Inoltre, chiediamo chiarezza di bilancio perché vogliamo conoscere quanti dei 57 milioni di crediti sono realmente esigibili e quanti devono essere considerati carta straccia. Vogliamo conoscere la reale entità del “buco” di bilancio e il piano di rientro, i soggetti bancari prestatori, la relativa esposizione e il tasso d’interesse praticato sul servizio essenziale del Bene Comune Acqua.
Movimento 5 Stelle Belluno
www.belluno5stelle.it

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  1. Chiedere di vedere i bilanci non costa nulla. Basta andare nella sede dell’ATO in Provincia e si può vedere quello che si vuole. Chiedere che la collettività nazionale paghi una parte delle nostre bollette è una simpatica battuta ma nulla più. Lottare perchè la nostra acqua non ci venga rapinata e perchè i nostri amministratori siano all’altezza del loro compito è un pò più impegnativo ma è anche l’unico modo per uscirne.