Saturday, 21 April 2018 - 19:06

L’Italia dei Valori sta con Claudia Bettiol

Mar 10th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

L’Italia dei Valori di Belluno appoggia il candidato sindaco Claudia Bettiol. “Entrambi i candidati andavano bene – precisa Angelo Levis IdV Belluno – Gli organismi politici del Pd bellunese hanno scelto democraticamente la Bettiol e quindi con lei siamo alleati”.

Angelo Levis

“Se è condivisa l’idea secondo cui il punto di partenza per risolvere i problemi è quello di individuarli, crediamo diventi inevitabile, per tutti coloro i quali vogliano migliorare questa politica, riconoscere ai suoi attuali protagonisti una straordinaria capacità di metamorfosi e riciclo.- prosegue Levis – Attraverso la retorica e la dialettica si alza nel momento più opportuno la classica cortina fumogena, la più diffusa “arma di distrazione di massa”, si manda in confusione e si tenta di non far capire più nulla. Eppure chiudendo gli occhi per un momento e riflettendo con il proprio intelletto si potrebbero osservare, in questa primavera elettorale, un paio di aspetti nuovi ed interessanti. Il primo riguarda l’assoluta assenza di una campagna elettorale vera e propria. Non c’è da meravigliarsene, in fondo si suggella l’ovvio, i progetti sono sempre gli stessi di cui si parla dal secolo scorso, dunque costano e nei fatti si traducono in irrealizzabili, perciò inesistenti. Il secondo concerne l’incredibile proliferare di liste civiche, un’evidente tentativo di nascondere le proprie responsabilità oggettive, il più tradizionale cambio di abito per rimanere lo stesso monaco. Dentro questa seconda questione si apre anche un nuovo scenario politico che fino ad ora non avevamo potuto apprezzare. Nello storico “suicido preventivo” del centrosinistra si erano sempre contrapposte due aree, una più moderata, l’altra maggiormente progressista. Ora invece a chiedere le preferenze saranno due compagini perfettamente sovrapponibili, in entrambe le coalizioni che sostengono i due candidati Bettiol e Massaro c’è spazio per tutti, dagli ex democristiani ai postcomunisti, passando per ambientalisti e socialdemocratici. Crediamo, dunque, che il primo interessante passaggio politico del centrosinistra sia quello di comprendere chi sia il vero nemico da sconfiggere alle imminenti elezioni. Noi non abbiamo dubbi e pensiamo che l’autentica responsabile del baratro in cui siamo finiti sia quella simpatica compagine neroverde che celandosi dietro un tranquillizzante azzurrino accompagnato da sventolio di bandiere e musichetta da soap opera ci ha portato al fallimento, nazionale e locale. Le vent’otto pagine di osservazioni che la Corte dei Conti ha inviato come richiamo alla sciagurata gestione economica della giunta Prade sono solo il risvolto tecnico di una visione politica della cosa pubblica e della vita di questa città che va oltre il semplice e necessario aspetto finanziario. L’idea di cancellare la storia di Resistenza incarnata nella piazza dei Martiri, l’impaziente attesa che le Gabelli si sbriciolino del tutto per far posto al nuovo centro commerciale (più centro di così si muore) e la voglia matta di vedere la colonna di autobotti che si apprestano a cementare anche i pini del Nevegal, sono il paradigma del fine ultimo della politica del centrodestra: privatizzare tutto. Asfalto e cemento sono la strada per raggiungere l’obiettivo: profitto per pochi, debiti agli altri. Ma assieme ad una politica che è evidente a tutti come abbia fatto il suo tempo, c’è un aspetto ancora più temibile da sconfiggere, è quello della Lega. Tra le molte sfaccettature che abbiamo visto della compagine bossiana, quella della codardia e del fuggi fuggi generale dal panfilo berlusconiano appena è finito nelle secche, era francamente poco ipotizzabile. La vigliaccheria politica non la si immaginava in capo a chi faceva del celodurismo alla Braveheart di qualche anno fa un inno, evidentemente il tempo comincia a farsi sentire e lasciare i suoi segni. Anche nei quarantenni “albertini” da Giussano con la bava alla bocca in attesa del posto di comando, prima occupano le stesse poltrone del potere liberate dai socialisti degli anni ’80 e ora si comportano come un qualunque Schettino napoletano. Oggi rimane un’ultima speranza, è quella di saper proporre un progetto aperto, realmente credibile e lungimirante, capace di reggersi sotto il profilo economico, sociale e ambientale e sul quale riuscire a convincere anche quel bellunese su tre che non ne vorrebbe più sapere di andare al voto perché ha ancora la capacità di vedere e analizzare. Ma proprio per questo sceglie, in questa occasione, una protesta diversa, due passi fino alla scuola di quartiere per mettere una crocetta, giusto perché al 6 di maggio è ancora un po’ prestino per andarsene al mare.

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