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La legge di conversione del decreto Cresci-Italia deroga le società che erogano servizi socio-assistenziali ai vincoli del Patto di stabilità. Massaro: “Lo Stato consentirebbe assunzioni alla Ser.S.A. ma a Belluno non possiamo farlo perché ci siamo tagliati le gambe da soli”

Mar 7th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina, Sanità

Novità molto importanti per il comune di Belluno nella legge di conversione del decreto “cresci Italia”, che ora dovrà passare al vaglio della Camera dei Deputati.

“Il testo del decreto è stato cambiato”, spiega il candidato sindaco Jacopo Massaro, “introducendo due novità fondamentali per l’assetto dei servizi pubblici di tutto il nostro territorio e, in particolare, per la società Ser.S.A.: la prima è che le società che erogano servizi socio-assistenziali, educativi o culturali non vengono sottoposte alle regole del patto di stabilità e ai limiti di spesa per il personale; la seconda è che gli ambiti ottimali per l’erogazione dei servizi potranno avere dimensione inferiore al territorio di una intera provincia”.

Una inaspettata apertura che potrebbe aprire ottime prospettive in particolare per la Ser.S.A., la società fiore all’occhiello del Comune di Belluno e dell’Azienda Sanitaria che gestisce Casa di Riposo e servizi alla persona del Comune di Belluno. La particolarità della Sersa è costituita dalla sua forte integrazione socio-sanitaria, che va oltre alla normale assistenza di una casa di riposo classica.

“Questo modello sperimentale, che speriamo la Regione confermi al più presto”, continua Massaro, “era stato messo in crisi dalle norme sul patto di stabilità, dai limiti alla spesa del personale e dalla necessità per il comune di avere una sola società partecipata. Con l’introduzione di questa deroga le cose si semplificano, almeno per quanto riguarda i vincoli di spesa sul personale e il patto di stabilità. Si tratta di una deroga di buon senso, perché nel campo dei servizi alla persona è ovvio che la spesa principale è il personale, che è la risorsa su cui si concentra tutta l’attività, per cui rispettare i vincoli diventa quasi impossibile senza abbassare la qualità”.

Se la Camera confermasse il testo licenziato al Senato, quindi, si potrebbe riaprire la possibilità di assumere alla Sersa, facendola uscire dalle incertezze e dalle difficoltà che stanno sopportando lavoratori e pazienti. “Ma c’è un problema poradossale”, afferma Massaro: “la corte dei conti ha appena emesso l’ennesima pronuncia contro il comune di Belluno dove in sostanza si dice che, oltre ad aver sforato il patto di stabilità nel 2009, le società partecipate appaiono allo sbando ed è stata superata la soglia massima della spesa per il personale. La sanzione a questa violazione è il fatto che non si può più assumere. Si arriva quindi al paradosso che lo Stato ci consentirebbe di assumere, ma a Belluno non possiamo farlo perché ci siamo tagliati le gambe da soli ancora una volta. Un po’ come quando abbiamo sforato il patto di stabilità, insomma”.

Infine la questione degli ambiti ottimali per l’erogazione dei servizi, dovevamo avere una dimensione almeno provinciale nel testo originario del decreto.

“avrebbero rappresentato un gran problema per un territorio come quello bellunese”, spiega Massaro, “che avrebbe rischiato l’accorpamento magari con Treviso per l’erogazione di numerosi servizi. Oggi nella legge di conversione invece si dice che gli ambiti possono essere anche piu’ piccoli del territorio provinciale, lasciando maggiori possibilità al legislatore regionale che potrebbe legiferare in modo favorevole alla nostra Comunità. Noi su questa partita ci saremo a pieno titolo, mi auguro che almeno su questo il Comune di Belluno si faccia sentire”.

“Adesso dobbiamo arrivare a qualcosa di concreto sulle partecipate”, conclude Massaro: “vanno fissati i paletti alla Ser.S.A. togliendola dall’incertezza, dobbiamo individuare gli ambiti ottimali per promuoverli in Regione e vanno riaffrontate altre questioni, come la sbagliata cessione delle quote Dolomitibus”.

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