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Libro bianco sulla montagna veneta. Zornitta: «Troppe disparità: su un indicatore di sviluppo medio del Veneto di 1,03 la montagna veronese ha il 2,20 mentre quella bellunese -0,93». Zaia scarica le responsabilità sulla classe politica che lo ha preceduto

Feb 13th, 2012 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

«26mila forestali in Sicilia! Non possiamo continuare a pagare gli sprechi degli altri». Il presidente della Regione Luca Zaia scarica tutte le responsabilità e i ritardi della politica per la montagna su chi c’era prima, durante il periodo delle vacche grasse, “dimenticando” che la Lega ha governato insieme al Pdl e Forza Italia avvallando di tutto e di più. Anche ciò che oggi egli contesta in periferia. E’ successo oggi pomeriggio all’Hotel Villa Carpenada di Belluno, nel corso della presentazione del Libro bianco sulla montagna veneta, promosso da Confartigianato Imprese veneto e l’Unione Artigiani e Piccola Industria di Belluno. Per sostenere l’antica promessa di federalismo della Lega, non ancora mantenuta, Zaia tira in ballo anche don Sturzo ed Einaudi che arruola tra i federalisti ante litteram. Per placare l’epidemia di antipolitica che si allarga e potrebbe travolgere i partiti al prossimo appuntamento elettorale, Zaia elenca i sacrifici attuati dalla Regione Veneto, con i tagli ai vitalizi e agli “stipendi” dei consiglieri. E precisa per le prossime elezioni per la Regione la nuova legge elettorale prevede le preferenze e non esiste più il listino bloccato dei nominati dal partito.

 

Ma l’intervento sulla montagna veneta di Gino Zornitta, professore ordinario di statistica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, autore del secondo capitolo insieme a Stefano Magoga, ricercatore statistico anche lui alla Ca’ Foscari, non lascia dubbi. Zornitta parla delle diverse montagne del veneto, quelle dei 158 comuni di cui 119 interamente montani e 39 parzialmente montani. Che non corrispondono ai 171 comuni delle comunità montane dove si possono trovare realtà che con la montagna hanno poco a che fare. Lo studio analizza 27 variabili, identifica quindi due indicatori, uno di sviluppo demografico e l’altro di sviluppo economico sostenibile. E infine determina un indicatore sintetico di sviluppo generale. Le conclusioni dello studio rivelano che la montagna veneta è un insieme di sistemi, dove vi sono realtà di montagna molto diverse tra loro. C’è una montagna che soffre di malessere economico e demografico, quella dell’abbandono a modesto sviluppo economico e quella dell’eccellenza turistica. «le stesse variabili riferite all’anno 2001 – precisa il professor Zornitta – dicono che la montagna veneta era abbastanza vicina all’indice di sviluppo al resto del Veneto. Oggi, invece, la forbice si è allargata. E quindi servono degli interventi per correggere questa tendenza». I numeri meglio di ogni altro, definiscono questo spread tra le varie montagne venete e la media regionale. Fatto 1,03 l’indicatore di sviluppo generale medio del Veneto, scopriamo che la montagna veronese ha un coefficiente di sviluppo di 2,20, quindi doppio della pianura, mentre la montagna bellunese ha un coefficiente di sviluppo negativo di -0,93. Disparità inaccettabili, insomma, all’interno dello stesso territorio regionale.

 

L’avvocato Enrico Gaz, esperto di legislazione regionale e autore di saggi e pubblicazioni, ha formulato la ricetta giuridica per porre rimedio a questa situazione. «La salute della pianura dipende dal benessere della montagna – ha detto – Dunque è un tema che riguarda l’intera comunità e deve essere sempre in agenda della politica. Le norme, tuttavia, sono passate in maniera distratta, rispetto alla specificità della montagna». Gaz ha quindi indicato 15 interventi suddivisi in 4 ambiti. Tra cui la possibilità di portare alcune funzioni dello stato alla gestione territoriale, come ad esempio quella del vincolo paesaggistico che secondo Gaz potrebbe essere demandato ad un ambito provinciale.

 

Un suggerimento che non ha lasciato indifferente il consigliere regionale Dario Bond , che dopo aver infilzato gli assenti (i suoi due colleghi Sergio Reolon e Matteo Toscani) ha colto la palla al balzo facendo sua la proposta. «Metterò nero su bianco e farò della proposta di Gaz un disegno di legge» ha detto il consigliere bellunese e capogruppo del Pdl in consiglio regionale. Bond ha concluso richiamando l’attenzione sull’urgenza finanziaria della provincia di Belluno «altrimenti ad aprile non riusciamo nemmeno a pagare gli operai di veneto Strade».

Al tavolo dei relatori c’era anche Valentina Colleselli, ricercatrice, che opera con Unioncamere Veneto ed Eurosportello, che ha illustrato in apertura la parte normativa delle Regioni italiane, soffermandosi sul concetto di “montagna legale” ossia quella relativa ai 119 comuni “interamente montani” e ai 39 comuni “parzialmente montani”. Non essendoci criteri nazionali né europei che definiscono in modo univoco la montagna.

Ha moderato l’incontro Maurizio Busatta, esperto di economia e ordinamento istituzionale delle zone montane.

 

Roberto De Nart

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3 comments
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  1. inguardabili…

  2. Una divisione della provincia in 4 comunità montane non serve a nulla.

    La provincia (intesa come i suoi abitanti) è sull’orlo del precipizio: qualcuno vuole proporre qualcosa di potente e sensato o continuiamo con il maquillage?

    Servono investimenti POTENTI e un’attenzione per la montagna che il Veneto non HA.

  3. Prima del voto ti raccontano tante belle promesse, ma chi sa’ veramente sa’ che non potranno essere mantaenute.
    Bravo Monti sulle Olimpiadi sarebbero state una vergogna!!!!