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La legge si interpreta con gli amici e si applica con gli altri * di Francesco Masut

Feb 7th, 2012 | By | Category: Lettere Opinioni, Prima Pagina

La Lega e PDL, dopo aver negato l’arresto di Cosentino, comprando il suo silenzio, ora propongono e fanno passare l’emendamento sulla responsabilità civile diretta dei magistrati. Il concetto che potremmo tradurre in soldoni in “chi sbaglia deve pagare”. Un concetto giusto, ma che va articolato nella sua complessità. Il lavoro del magistrato non risponde a regole razionali, si basa su prove, analisi, intercettazioni, lavoro di ricostruzione, di verifica delle tesi. Gli errori possono essere dovuti ad inesperienza, a testimonianze che emergono in tempi successivi, a negligenza o superficialità ed è necessario capire la tipologia di errore Va detto che la responsabilità civile dei magistrati è già operativa, ma è indiretta: chi viene ingiustamente danneggiato dall’errore giudiziario può fare causa allo Stato e sarà lo Stato che, perdendo la causa, risarcirà il cittadino e si rivarrà sul magistrato chiedendogli i danni in funzione della tipologia e della gravità dell’errore. Anche l’esperienza dei paesi più civili si pone in questa linea. Ora invece l’emendamento passato prevede che sarà direttamente il magistrato a risarcire l’imputato in caso di ingiusto danneggiamento. La responsabilità diretta, pone una questione che potenzialmente sfiora un principio costituzionale, l’indipendenza della magistratura, astratto in apparenza, indispensabile nei fatti a che la legge sia davvero uguale per tutti. Sono evidenti i pericoli intimidatori  quando dall’altra parte ci sono poteri forti economicamente, politicamente o sul piano criminale. Non abbiamo bisogno di magistrati terrorizzati nell’interpretare la legge o che scrivono sentenze con mano tremolanti. Se il giudice sbaglia, il cittadino o  l’ente danneggiato può impugnare la decisione, ma la migliore garanzia sta nella rapidità della giustizia, verso la quale bisogna muovere senza indugi e nel rafforzamento degli organi di controllo disciplinare. Stando ai dati forniti qualche giorno fa dal ministro Severino, al momento risultano in servizio 8.834 magistrati ma ne occorrerebbero 1.317 in più per coprire tutti i posti previsti. L’arretrato da smaltire fa paura: al 30 giugno 2011 erano circa 9 milioni i processi da chiudere, 5,5 milioni per il civile e 3,4 per il penale. Le carceri, infine, rigurgitano di persone, i detenuti sono poco meno di 67 mila, un’enormità rispetto alla capienza degli istituti di pena. Sembra che si faccia di tutto per far si che la giustizia non funzioni. Se poi i nostri cari politici (soprattutto la maggioranza che ha governato negli ultimi anni, ma non solo) volessero applicare a loro il concetto di responsabilità diretta per i circa a 60 Mld all’anno di soldi pubblici usati per corruzione, per le menzogne dette rispetto alla crisi, per la questione Alitalia (5000 licenziamenti in più rispetto all’accordo con Air France e maggiori costi per i cittadini), per l’aumento delle spese per nuovi ministeri e sottosegretari per mantenere in piedi il governo, per il salvataggio di parlamentari coinvolti in traffici illegali o con la criminalità organizzata e molte altre questioni, tutti gli italiani potrebbero diventare milionari.

Francesco Masut

 

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