Monday, 25 June 2018 - 19:44

La conferenza: Demodoxalogia, ovvero come influenzare l’opinione pubblica

Nov 27th, 2011 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Pausa Caffè

«Gheddafi è un dittatore che ha governato con il consenso del popolo per oltre 40 anni. Voleva fondare una banca d’Africa, lanciare un satellite libico per le comunicazioni, diventare, insomma, il leader africano sganciandosi dall’occidente. Ed ecco che improvvisamente i media internazionali  lo ritraggono come un sanguinario che bombarda il suo popolo». Lo ha detto Francesco Bergamo, giornalista veneziano, relatore della conferenza sulla demodoxalogia organizzata dall’associazione Mentelogos, che si è svolta venerdì sera in sala Luciani al Centro Giovanni 23mo. «La demodoxalogia, ossia la scienza che studia l’opinione pubblica, è nata nel 1928 in Italia con Paolo Orano (1875-1945)» ha spiegato Bergamo «ed approfondita da Federico Augusto Perini-Bembo. Felix Andrew Morlion domenicano belga fondatore del servizio segreto dei cattolici europei, agente vaticano e della Cia, considerava l’opinione pubblica una motrice di un treno, un argomento solido, che trainava i vagoni, ossia i temi di attualità. La demodoxalogia prosegue in Italia con gli studi del padre belga importati dal generale dei servizi segreti Adriano Giulio Cesare Magi-Braschi (1917-1995) e poi da Giulio d’Orazio, vicepresidente nazionale dell’Associazione nazionale sociologi (Ans)». Francesco Bergamo porta una serie di esempi di fatti accaduti, dove risulta evidente l’azione delle 300 società, il 4% delle quali controlla l’80% del mercato mondiale dell’informazione. «L’opinione pubblica è attenta a fatti rilevanti: l’11 settembre 2011 il pendolo si è spostato verso un Islam cattivo» ha detto Bergamo «e passerà molto tempo prima di riportarlo come prima». Il presidente americano Harry Truman, quello che disse “lo scarica barile finisce qui” nell’autorizzare le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, sosteneva che il 95% delle informazioni segrete erano pubblicate dai giornali. Però bisogna saperle scovare. Bergamo porta l’esempio degli studiosi  Katz e Lazarsfeld che per capire l’entità e l’efficacia dei bombardamenti durante la II Guerra mondiale, leggevano sui giornali i necrologi e controllavano i ritardi negli orari dei treni. Sul versante del condizionamento dell’opinione pubblica, il relatore parla di Rendon, il “mago targato Cia” che prima di ogni intervento militare americano prepara l’opinione pubblica attraverso una campagna mirata dei media. Oppure il caso di Steve R. Pieczenik, chiamato in Italia su mandato della Cia a coordinare il gabinetto che gestisce il caso Moro. E’ lui l’artefice di quella campagna di stampa tesa a screditare il leader della Dc rapito dalle Brigate Rosse, quando Moro inizia a mandare messaggi in codice alla politica. L’opinione pubblica doveva convincersi che la prigionia aveva reso pazzo Moro. Vale sempre il detto, insomma, che quando c’è una guerra, la prima vittima è sempre la verità.

Share

One comment
Leave a comment »

  1. Che vale sempre il detto “quando c’è una guerra, la prima vittima è sempre la verità” sono d’accordo, ma per evidenziare questo aspetto bisogna stare molto attenti a non travisare oltre quattro decenni una cultura d’abuso, dell’arbitrio e dell’impunità; migliaia di violazioni dei diritti umani, il massacro della prigione di Abu Salim del 1966 in testa; tremendi governanti spinti da una cieca fama di potere, che li fa credere onnipotenti fino a condurli con le loro stesse mani nel baratro che meritano:

    http://www.giornalettismo.com/archives/142331/donna-bruciata-da-gheddafi-jr/

    altrimenti si immola la medesima “verità” per condurre la “propria guerra personale”. La demagogia sul termine “dittatore” attribuito ad un despota non giustifica il significato del termine stretto “tiranno”. Marginale spiegare che dapprima il “futuro tiranno” raggiunge e poi esercita in maniera egemonica il potere attraverso la violenza e il dispotismo, dando vita così ad una tirannide assimilata ad una dittatura. Un potere ottenuto con l’appoggio delle classi popolari sostenute dalla situazione politica, dove il tiranno stesso ricopre personalmente (e affida ai suoi fidi) le maggiori magistrature. Un modo del tutto discutibile di ottenere un consenso del popolo. Da qui il termine di dittatore e tiranno. Tutti i più grandi dittatori e tiranni sono nati con l’arte di saper dominare le folle:

    “Tutti i grandi movimenti devono la loro origine a grandi oratori, non a grandi scrittori” Adolf Hitler.

    “Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali , di tanto in tanto, si da al popolo l’illusione di essere sovrano”. Benito Mussolini “Dottrina del Fascismo” e S. e D., vol. VIII, pag. 79-80.

    Per esempio i due sopra, furono osannati dalle folle, ma la responsabilità di essere stati sanguinari dittatori e tiranni non viene a meno, ne la Storia che puntualmente ne conseguì.

    In definitiva sono condivido la tua opinione su “l’altro male”; ma Muʿammar Abū Minyar ʿAbd al-Salām al-Qadhdhāfī resta come il ricordo di un dittatore e tiranno.